Relazione tra emozioni e ipertensione

24 novembre 2017 in Emozioni 659 Condivisi
Relazione tra emozioni e ipertensione

L’ipertensione è una malattia psicosomatica. Questo vuol dire che intervengono fattori fisici, ma anche mentali; la relazione tra emozioni e ipertensione, infatti, è possibile.

L’ipertensione è caratterizzata da un aumento della pressione esercitata dal sangue contro le pareti arteriose, ben oltre i limiti considerati normali. Milioni di persone in tutto il mondo soffrono di questo problema. Sebbene sia più comune una volta raggiunta la mezza età, può presentarsi in qualsiasi momento.

Si ignora la causa esatta dell’ipertensione. Inoltre, si tratta di una malattia cronica, ovvero che può essere controllata, ma non curata. Può causare gravi conseguenze, infatti nei casi più estremi può dare luogo a scompensi cardiaci o ictus.

Tutti gli esperti concordano nel dire che i fattori emotivi influiscono notevolmente sull’aumento della pressione arteriosa, soprattutto in seguito a impatti molto forti o stati emotivi stressanti. Alcuni professionisti, tra cui il ricercatore Luis Chiozza, vanno oltre e attribuiscono un ruolo molto importante anche ai processi incoscienti quali fattori di rischio o di protezione dell’ipertensione.

Vediamo nel dettaglio la relazione tra emozioni e ipertensione.

“Quello che le persone tacciono con le labbra sono solite esprimerlo con gesti o atteggiamenti, ma anche con lo stesso funzionamento degli organi.”
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Emozioni e ipertensione

Ira

Franz Alexander è un medico che ha studiato la relazione tra emozioni e ipertensione. Prendendo come modello di riferimento i casi da lui trattati, è giunto alla conclusione che esiste un vincolo tra l’ira contenuta o inibita e questa patologia. Nei suoi studi sottolinea che i pazienti ipertesi sono spesso persone sottomesse e dipendenti che, al contempo, hanno difficoltà a esprimere un disaccordo. Tale condizione emotiva finisce per trasformarsi in ostilità e rancore.

Donna che urla in mezzo alla strada

Secondo il ricercatore, la tensione che si produce tra quanto desiderato e la realtà dà origine all’ipertensione. Fisiologicamente, la contraddizione tra l’ira e la sua repressione nuoce ai vasi sanguigni.  

Per dirlo in termini più semplici, sacrificando un po’ la precisione in nome della semplicità, possiamo dire che molte volte l’ipertensione si presenta perché si contrappongono due sentimenti, che a loro volta corrispondono a due processi fisiologici. L’ira, che aumenta l’impulso circolatorio, e la repressione, che causa la vasocostrizione. Questa tensione aumenta ed è allora che si presenta l’ipertensione propriamente detta.  

Mittelman e Reiser, altri studiosi che concordano con questo approccio, indicano che l’emozione contenuta può essere dovuta a diversi motivi. Uno di questi allude ai desideri frustrati di dipendenza. In altre parole, i pazienti hanno desiderato a lungo che qualcuno si facesse carico di loro, ma è stato impossibile. Altre fonti di ira contenuta sono i danni inferti all’autostima, la sensazione di minaccia per la perdita della propria posizione, il disaccordo con un’autorità temuta, etc. 

Sentimento di inferiorità 

Viktor Von Weizsaecker, famoso medico tedesco, aggiunge alle anteriori spiegazioni che la rabbia contenuta si relaziona all’ipertensione tramite un sentimento di umiliazione. Chi soffre di tale patologia sente di non aver raggiunto i propri obiettivi vitali e la malattia è un modo per compensare la distanza tra ciò che si è e ciò che si vuole essere.  

Sulla stessa linea di pensiero, il Dottor Luis Chiozza segnala che l’ipertensione si presenta quando sentiamo che la nostra dignità personale è stata lesionata. In questo senso, la persona ipertesa percepisce di essere stata trattata in modo ingiusto e sperimenta una sensazione di mancata protezione alle offese o ai maltrattamenti ricevuti.

Vi è un desiderio di essere rivendicato, ma la via scelta a tale scopo è di diventare “degno di compassione”. In altre parole, ancora più indifeso. Per questo motivo, ci si ammala.
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Donna con espressione triste

Tutti questi autori parlano da una prospettiva psicoanalitica. Da questo approccio si pretendono decifrare i sintomi incoscienti che molto spesso colpiscono il corpo, come succede con le malattie psicosomatiche. Vedono la malattia come il simbolo di una realtà incosciente. Bisogna dire che tutti loro sono stati fortemente criticati dalle correnti positiviste che considerano le loro formulazioni semplici speculazioni.

Al di là dei dibattiti teorici, in più casi trattare i pazienti ipertesi sulla base di queste ipotesi ne migliora le condizioni. Allo stesso modo, molti casi clinici mostrano una chiara relazione tra emozioni e ipertensione, nello specifico tra aggressioni e crisi ipertese. Per questo motivo, chi soffre di questa malattia forse dovrebbe chiedersi quanto si sente realizzato e rispettato. Forse la risposta a questo interrogativo è la chiave per migliorare la propria salute.

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