Riserva cognitiva: un’abilità decisiva per l’evoluzione del cervello

18 novembre 2017 in Psicologia 223 Condivisi
Riserva cognitiva rappresentata da alberi con rami

La riserva cognitiva è un concetto che nasce nel contesto della neuropsicologia. Fa riferimento all’abilità mentale di recuperare le proprie capacità in seguito a un danno cerebrale.

Detto in altre parole, la riserva cognitiva allude alla capacità del cervello di reagire in modo funzionale di fronte a una malattia o alla vecchiaia e al deterioramento. Questa capacità permette di compensare, fino a un certo punto, un danno subito.

Un’elevata riserva cognitiva in alcuni casi permette persino che il cervello torni a funzionare in modo normale dopo una malattia. Inoltre, mantiene pienamente attivo questo funzionamento, persino con il naturale deterioramento causato dall’età. Come vediamo, si tratta di una capacità molto importante, che vale la pena di coltivare e mantenere.

L’origine della riserva cognitiva

La riserva cognitiva comincia a formarsi in concomitanza allo sviluppo del cervello nel grembo materno. Si sa che le esperienze dei primi anni di vita sono determinanti, poiché definiscono in grande misura la direzione che prenderà il processo di sviluppo dell’intelligenza.

Cervello e stelle

Diversi dati portano a pensare che il fattore genetico influisca sulla formazione della riserva cognitiva. Tuttavia, quest’aspetto non è esclusivo. È infatti possibile stimolare il cervello nel corso della vita col fine di incrementare questa capacità. Di fatto, è possibile aumentarla anche in caso di danno cerebrale.

Le attività intellettive, ludiche e sportive si sono dimostrate efficaci per aumentare la riserva cognitiva. In particolare la lettura, i giochi mentali, l’apprendimento delle lingue, il ballo, lo sport e tutte le altre attività intellettualmente stimolanti.

Donna con boccioli

Stimolare la riserva cognitiva

Quando siamo in possesso di una buona riserva cognitiva, il cervello è in grado di realizzare nuove connessioni fra i neuroni che sostituiscono quelli che potrebbero essere danneggiati o deteriorati. Questo processo è molto più semplice per chi in precedenza ha realizzato alcune di queste attività o possiede una delle seguenti caratteristiche:

  • Maggiore livello culturale. Con livello culturale si intende l’insieme di studi accumulati, la lettura e le attività di tipo intellettuale realizzate nel corso della vita. Un livello più elevato protegge il cervello dal deterioramento cognitivo lieve, ovvero quello che si verifica in età avanzata.
  • Relazioni sociali. È stato provato che chi conta sul sostegno di una buona cerchia sociale, con la quale si relaziona con frequenza, presenta il 38% in meno di probabilità di soffrire di demenza.
  • Attività fisica. Favorisce l’afflusso di sangue al cervello, protegge dallo stress ossidativo e da altri fattori di deterioramento associati alla vecchiaia.
  • Esercizio mentale. È il più autorevole per incrementare la riserva cognitiva. Include attività come suonare uno strumento musicale, cimentarsi in passatempi intellettuali, ecc.

Una dieta sana serve anch’essa a mantenere forte il cervello. Si deve evitare il consumo di tabacco, alcol e altri psicoattivi. Le camminate, le passeggiate e i viaggi sono inclusi nei fattori favorevoli.

Un esperimento sorprendente

David Snowdon, Dottore in epidemiologia e professore di neurologia presso l’Università del Kentucky, nel 1986 condusse uno studio davvero impressionante. Scelse come gruppo di ricerca 678 suore cattoliche degli Stati Uniti. Si trattava di un gruppo molto uniforme. Mangiavano gli stessi alimenti, vivevano nello stesso contesto e realizzavano attività molto simili.

Venne monitorata la riserva cognitiva delle sure nell’arco di 17 anni. Durante questo lasso di tempo, vennero realizzati regolari esperimenti di tipo genetico, intellettuale o psicologico. Tutte le suore acconsentirono anche allo studio post mortem dei loro cervelli per completare tutte le informazioni.

Coppia di suore

Il caso della sorella Bernadette fu il più sorprendete. Questa religiosa morì a 85 anni. Il suo cervello fu studiato e venne scoperto in quel momento che era affetta da Alzheimer. Tuttavia, durante tutta la sua vita, non aveva mai mostrato alcun sintomo. Gli scienziati giunsero alla conclusione che la riserva cognitiva della suora avesse chiaramente compensato le sue lacune.

I ricercatori ottennero anche un altro dato interessante. Le religiose con un vocabolario più ricco accusavano un deterioramento cognitivo minore con il passare degli anni. E questo vocabolario, a sua volta, derivava dal fatto che erano state delle buone lettrici durante la loro infanzia. Quest’esperimento è una delle prove più evidenti a favore dell’esercizio intellettuale, sociale e fisico come valide forme per ritardare il naturale decadimento delle nostre funzioni cognitive.

Immagine per gentile concessione di Tomasz Alen Kopera.

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