Rubén Darío Ávalos e il suo meraviglioso lascito

· 4 febbraio 2018

Questo articolo vuole essere un piccolo tributo a Rubén Darío Ávalos, un bambino paraguaiano deceduto a 12 anni a Siviglia per una rara malattia chiamata istiocitosiQuesto piccolo angelo scriveva racconti e leggeva Platone per dimenticare la sua malattia. 

In realtà, l’esistenza di Rubén Darío era un miracolo che correva di bocca in bocca fra i professionisti della salute e i volontari della Associazione Spagnola Contro il Cancro che accompagnano i bambini e le loro famiglie nei padiglioni infantili del reparto di oncologia.

Rubén Darío Ávalos ha pubblicato quattro libri di racconti e un romanzo storico; Encuentros con Rubén (Incontri con Rubén, 2015), Sensación de pureza (Sensazione di purezza, 2015), Las cartas y otros cuentos impredecibles (Lettere e altri racconti imprevedibili, 2016), La medicina maestra (La medicina maestra, 2016) e La diadema (Il diadema, 2017). A causa delle sue scarse difese immunitarie, Rubén Darío Ávalos si chiuse in una fortezza di libri.

Adesso che Rubén non è più fra noi, credo che la sua epica storia personale non dovrebbe essere condivisa solo con altri bambini come lui, ma anche con i giovani e con gli adulti attraversano un’esperienza simile. Rubén ha lottato contro tutte le avversità utilizzando la lettura, la forza e il sollievo della scrittura, e l’entusiasmo di imparare.

Rubén Darío Ávalos e il suo percorso da scrittore

Per creare i suoi personaggi, Rubén Darío Ávalos si ispirava alle persone che conosceva o ai sogni che faceva, ai libri che leggeva o semplicemente alla sua immaginazione. Ma ha sempre cercato di dare essi una personalità molto definita e di provocare una riflessione nei lettori.

Di solito ne presentava virtù e difetti e mostrava come questi ultimi, lavorandoci su, possano passare a far parte dell’insieme delle virtù, alimentando l’autostima dei coraggiosi che osano realizzare questa impresa.

La sua opera prediletta è “La medicina maestra”. Pensava che la lettura fosse una medicina per l’anima, per questo dette tale titolo al libro. Ha scritto i suoi racconti a età differenti (2, 4, 6, 8, 10 anni e in avanti), per cui ogni idea nacque in modo diverso.

Con le pubblicazioni di questi libri i suoi genitori riuscivano a farsi carico di parte delle spese di soggiorno a Siviglia, dove il figlio riceveva le cure. La sua filosofia di vita era: bisogna vedere sempre il lato positivo delle cose, per quanto brutta sia la situazione, la nostra missione è trovarlo ed esserne grati.

“I libri sono stati i miei uccelli e i miei nidi, i miei animali domestici, la mia stalla e la mia campagna; la libreria era il mondo chiuso in uno specchio; di uno specchio aveva la profondità infinita, la varietà, l’imprevedibilità.”
-Jean-Paul Sartre-