È più sano spiegare la rabbia piuttosto che dimostrarla

2 giugno 2017 in Emozioni 1754 Condivisi

Lasciare che il nodo della rabbia ci tolga l’aria e ci faccia affogare porterà, prima o poi, alla comparsa delle fitte dell’ira e, con esse, l’uragano che ci mette in bocca parole di cui, in seguito, ci pentiamo. Imparare a gestire le emozioni sarà sempre più sano, più logico e più pratico che finire per fare una discussione senza senso.

Sappiamo che a prima vista questo consiglio può sembrare facile, innocente e, persino, troppo evidente. Lo diciamo per un motivo ben preciso: la gestione delle emozioni negative come la rabbia o l’ira sono il nostro conto in sospeso, il nostro tallone d’Achille. Di fatto, non manca chi cammina con il suo completo da adulto e la testa alta, mentre dentro nasconde la maturità emozionale di un bambino di 4 anni.

“Chiunque può arrabbiarsi: questo è facile. Ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, ed al momento giusto, e per lo scopo giusto, e nel modo giusto: questo non è nelle possibilità di chiunque e non è facile.”

– Aristotele –
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Dobbiamo tenere conto del fatto che la rabbia estende le sue ramificazioni oltre il mondo delle emozioni. Il nostro linguaggio e la nostra cognizione vengono avvolti dai lunghi tentacoli dei sentimenti contrapposti, affilati e tremendamente frustrati. Tuttavia, abbonda in eccesso chi li inghiotte, chi li ingoia e li dissimula fingendo un’ingegnosa normalità.

Poco a poco e giorno dopo giorno questo virus letale causa stragi. La comunicazione diventa aggressiva, i modi disuguali, l’autostima cade e appaiono i ricatti, gli sbalzi emozionali e persino disturbi psicosomatici tramite i quali il corpo evidenza il malessere della mente.

A seguire, vi spieghiamo come affrontare questa realtà così comune.

La rabbia che c’è in me e che tu non vedi

Per comprendere come e in che modo l’universo della rabbia fa parte della nostra quotidianità, inizieremo con un esempio molto semplice. Amelia ha avuto una brutta giornata al lavoro. Arriva rientra tardi in casa e quando varca la soglia di casa, Giacomo, il suo compagno, le dice che uscirà perché si è organizzato con alcuni amici. Tuttavia, prima di andarsene le chiede se per lei va bene o se preferisce che resti in casa con lei. Amelia gli dice che non fa nulla, che “faccia quello che preferisce, che non c’è nessun problema”.

Il mattino dopo, la nostra protagonista non può evitare di avvertire l’insoffribile fitta della rabbia. Sta male perché il suo partner non è stato capace di vedere nel suo viso i segni di una brutta giornata, del suo sconforto e della sua disperazione. Adesso il suo malessere è aumentato perché Giacomo non è stato capace di notare nemmeno la sua apatia a colazione né l’ombra di quella rabbia che si aggira dentro di lei come un animale ferito e in gabbia.

Di certo questa situazione si sarebbe sviluppata in altro modo se Amelia avesse spiegato a Giacomo, prima di tutto, di aver avuto una brutta giornata, che non stava bene, che era rotta dentro, che era a pezzi e che aveva bisogno del suo supporto. Tuttavia, a volte le circostanze si complicano, compaiono i dubbi e il disperato desiderio che gli altri capiscano senza le parole cosa ci fa male.

D’altro canto, questa situazione viene giustificata anche da un fatto specifico che parte direttamente da tutto quello che viene insegnato sin da bambini: “controllati, dissimula, sembra normale”. L’autocontrollo è forse la dimensione meno compresa nel campo dell’intelligenza emotiva.

Nessuno può controllare forzatamente qualcosa che non comprende. Non si può mettere in gabbia un leone se prima non se ne comprendono i bisogni, la natura. Tuttavia, è chiaro che non possiamo andare per il mondo ruggendo e mostrando gli artigli, ma possiamo essere sinceri e dire ad alta voce un semplice “no, non sto bene, oggi ho avuto una brutta giornata”.

Districare il gomitolo della rabbia prima che sia tardi

Un piccolo episodio di rabbia non gestito ed irrisolto può sfociare in un grande problema, in una cattiva esperienza e in un brutto clima che, giorno dopo giorno, estenderà la sua bruma di tossicità. Di fatto, non c’è bisogno di ricordare il forte impatto che ha una persona eternamente arrabbiata in ambito familiare e in quello lavorativo. Sono buchi neri erranti che lasciano sequele e rompono l’armonia.

A seguire, vi presentiamo alcuni punti su cui riflette e che ci saranno d’aiuto per prevenire e palliare l’impatto di questa rabbia giornaliera.

5 modi di gestire la rabbia

-Il primo passo può andare contro molte nozioni che ci hanno insegnato o consigliato. Dobbiamo capire che la rabbia non è negativa, non è qualcosa che dobbiamo ingoiare con forza. È necessario adottare un atteggiamento positivo ed intimo nei suoi confronti: è un campanello d’allarme, un segnale a cui dobbiamo rispondere, che dobbiamo comprendere e risolvere.

  • Provare la contraddizione, provare rabbia per una situazione in concreto è normale e persino necessaria. È così che utilizziamo i nostri meccanismi di difesa, così che difendiamo le nostre verità, i nostri bisogni ed i nostri valori. La rabbia ha una finalità ultima e costruttiva, che non è altro che risolvere una situazione di conflitto personale.
  • Il secondo passaggio consiste nell’essere consapevoli del proprio livello di eccitazione. Quando siamo molto nervosi e la rabbia ci controlla, sarà davvero complicato ragionare con normalità e prendere decisioni costruttive. Dobbiamo prendere aria, respirare, recuperare la calma, liberare la mente…
  • La seguente strategia che metteremo in pratica è un po’ più complessa: bisogna esaminare il proprio conflitto emozionale. Cosa mi dà davvero fastidio? Cosa mi fa stare male e perché? Cosa mi sta debilitando tanto? In che misura sono responsabile?  

-Infine, e chiarite già le priorità, metteremo in marcia la strategia più importante. Un elemento che ha bisogno di tempo per essere appreso, ma che è necessario mettere in pratica tutti i giorni: la comunicazione assertiva. Per parlare e risolvere un malinteso o una situazione di idee contrapposte, non è necessario ferire.

Dobbiamo imparare, dunque, ad essere bravi gestori delle nostre emozioni negative, dobbiamo capire che comunicare vuol dire giungere ad accordi, posizionarsi con rispetto, ma essendo capace anche di creare ponti per migliorare la convivenza. 

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