Se alzi lo sguardo, ti accorgi che non sei il centro dell’universo

· 26 ottobre 2016

Tutti conosciamo quel tipo di persone che si credono le uniche abitanti del mondo. Quelle persone che, qualsiasi cosa accada, stanno peggio di noi, hanno sempre sofferto più di noi e la loro vita è stata molto più dura. Quelle persone che vorremmo alzassero lo sguardo per rendersi conto di non essere il centro dell’universo.

Mancano di equilibrio emotivo e vivono da parassiti nei confronti degli altri servendosi della pena come arma di seduzione. Non hanno un’unica faccia, ma indossano la maschera che più conviene per diventare l’ombelico del loro mondo.

Sono bambini che cercano di attirare l’attenzione e per questo non si fanno scrupolo a usare i sentimenti altrui. Sfruttano le emozioni altrui portate all’estremo per rappresentare il loro dolore, con sporchi trucchi mascherati da storie di loro invenzione.

Queste storie di solito sono esagerazioni di una realtà che magari hanno conosciuto, ma dopo essere passate per il loro filtro; se c’è qualcosa di simile alla storia originale è pura coincidenza. Così, con queste storie cercano di conquistarci, facendo leva sulla pena che riescono a suscitare.

Burattino

L’egoismo o l’arte di guardare solo se stessi

L’egoismo o l’arte di guardare solo se stessi consiste nel passare la vita parlando solo di sé. Sì, quell’egoismo caratterizzato da “io di più”, “la mia situazione è peggiore”, “so che solo a me succedono le cose peggiori” o “io sono la persona più sfortunata al mondo”.

Queste persone si lamentano perché nessuno le ascolta, nessuno le capisce, ma sono le prime a smettere di ascoltare per parlare dei loro problemi. Molto spesso questo comportamento è inconsapevole, perché è l’unico modo che queste persone hanno per non sentirsi sole.

In alcuni casi si tratta di persone con scarsa autostima che non sanno comunicare i loro sentimenti in modo corretto. Inoltre, mancano delle abilità sociali che consentano loro di comunicare meglio e, soprattutto, comprendere l’altro e mettersi nei suoi panni.

In altri casi, mettono in pratica l’arte di pensare solo a se stesse in maniera deliberata. Questo dimostra la loro mancanza di empatia. Sono persone egoiste e pericolose. Ed è a causa di questo egoismo che diventano manipolatori emotivi.

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Caratteristiche degli egoisti emotivi

I manipolatori emotivi che sono consapevolmente egoisti perché cercano di ottenere benefici facendo appello alla pena hanno le seguenti caratteristiche:

  • Insoddisfatti della vita: non amano la vita che fanno e, quindi, si inventano una realtà parallela. Con questa realtà, cercano di attirare l’attenzione di quelli che li circondano, usando appunto racconti drammatici.
  • Trovano piacere nel lamentarsi: trovano piacere nel’atto di lamentarsi perché così interpretano meglio il ruolo di “povere vittime” e riescono ad attirare l’attenzione degli altri. Ma questo avviene solo inizialmente, con il tempo queste persone si ritrovano sole. Come si suol dire, il troppo stroppia.
  • Ricattatori emotivi: se davvero apprezziamo queste persone, non le lasceremo soffrire da sole. Così, semplicemente. Questa è la loro premessa per chiederci attenzione continua usando il sentimento della pena. Si tratta, sostanzialmente, di farci credere di essere cattive persone se non soddisfiamo le loro richieste.
  • Profondo egocentrismo: che deriva dalla mancanza di empatia. Queste persone danno per scontato di meritare più degli altri e, quando non lo ottengono, si lamentano. In definitiva, sono loro le persone importanti, gli altri sono solo al loro servizio.
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Come trattare (non affrontare) queste persone

È molto difficile avere a che fare con queste persone ed evitare i ricatti e gli affronti. Una convivenza tranquilla con questi manipolatori emotivi è complicata perché si appropriano di tutte le nostre risorse e allo stesso tempo ci fanno sentire in colpa.

La prima cosa che dobbiamo sapere è che lo scopo delle loro lamentele o delle loro storie consiste nell’ottenere quello che vogliono. In un primo momento, la lamentela potrebbe dipendere da un motivo ragionevole, come ad esempio un perdita o un’esperienza molto negativa.

A quel punto, la persona si lamenta e trova il sostegno delle persone che la circondano. Dimostra di essere una vittima (sofferente e addolorata) e probabilmente le prestiamo più attenzione. Quest’attenzione colma le sue carenze emotive. Quindi l’atto di lamentarsi e l’egoismo diventano l’unico modo per relazionarsi con gli altri.

Si tratta di un’abilità che può essere corretta, come qualsiasi altra. Ma è necessario che la persona egoista ammetta di parlare solo dei suoi sentimenti e di inventare storie per catturare la tanto desiderata attenzione altrui.

Quello che possiamo fare, quando trattiamo con queste persone, è renderle consapevoli del loro problema in modo da poter chiedere aiuto se lo desiderano. È importante, dunque, utilizzare strategie comunicative, come ad esempio la tecnica del sandwich.

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La tecnica del sandwich consiste nel fare una critica e fare in modo che venga assimilata. Si inizia puntualizzando una qualità positiva della persona che riceve la critica, poi si indica ciò che si potrebbe migliorare per finire con parole positive.

In questo caso potrebbe essere: “Capisco che quello che stai passando ti faccia soffrire, anche se sei una persona molto forte, ma ti stavo parlando di quello che mi preoccupava e mi piacerebbe che mi ascoltassi come faccio io con te, perché di solito mi sei di grande aiuto”.

In questo modo, possiamo esprimere il nostro malessere e impedire a questo vampiro emotivo di attirarci nel circolo del suo egoismo. Perché, per quanto desideriamo dirgli direttamente che alzi lo sguardo per rendersi conto di non essere il centro dell’universo, non è il modo giusto di rivolgersi alle persone. Se vogliamo ricevere un buon trattamento, bisogna prima dimostrarlo verso gli altri, chiunque essi siano.