Sparatorie nelle scuole: cosa c’è nella mente degli assassini

· 13 ottobre 2018

Le sparatorie nelle scuole sono un fenomeno triste e purtroppo molto frequente al giorno d’oggi. Solo nel 5% dei casi l’assassino è affetto da disturbo mentale. Nel resto dei profili si osservano altri fattori scatenanti, come abuso fisico o psicologico, abbandono familiare, bullismo scolastico, precedenti penali in famiglia e, soprattutto, accesso alle armi da fuoco.

A seguito della sparatoria alla Marjory Stoneman Douglas High School a Parkland, in Florida, avvenuta lo scorso 14 febbraio, il presidente Trump ha twittato: “Diversi segnali indicavano che l’assassino fosse mentalmente disturbato. Era stato anche espulso da scuola per cattiva condotta. I vicini e i compagni sapevano che era un sogetto problematico. Bisogna sempre segnalare questi casi alle autorità!”.

Nella struttura sociale delle scuole americane, gli stimoli violenti legati alla cultura delle armi o al razzismo sono molto frequenti.

Il responsabile del massacro in Florida, Nikolas Cruz, rientrava in un profilo a rischio: alunno espulso ed emarginato, che più volte aveva manifestato interesse per le armi. Ma dietro il fenomeno delle sparatorie nelle scuole c’è qualcosa di più profondo, qualcosa di oscuro che va oltre la questione della salute mentale e che coinvolge tutti gli organismi sociali della società americana. Vediamolo in dettaglio.

Nikolas Cruz

Sparatorie nelle scuole: il problema di una società

Nikolas Cruz, 19 anni, ha ucciso 17 compagni di scuola. Durante il massacro, molti studenti sono rimasti feriti. Il nome di questo ragazzo si aggiunge alla lista di individui che, armati di frustrazione, rabbia e disprezzo e affascinati dalle armi da fuoco, hanno portato a termine veri e propri massacri, uccidendo senza pietà professori e alunni degli istituti scolastici di cui facevano parte.

Il numero di incidenti o massacri legati alle armi da fuoco nelle scuole degli Stati Uniti è in continua crescita. Dal 2012, quando Adam Lanza uccise 20 persone (bambini di 7 anni e i loro insegnanti), si contano 239 stragi nelle scuole. Più precisamente, si parla di 438 persone rimaste ferite e 138 morti negli ultimi 6 anni.

Senatori, politici e personaggi di un certo spessore contrari alle armi da fuoco sottolineano un dato sconcertante: anno dopo anno il numero di stragi cresce sempre di più. Non è un caso, non si tratta di sfortuna né di disturbi mentali in aumento. Negli Stati Uniti questi massacri sono la conseguenza dell’inerzia della società. Gli assassini non solo hanno l’opportunità di agire, ma dispongono anche dei mezzi necessari.

Non si tratta solo di discutere sulla necessità di vietare, regolare o meno l’uso delle armi, che di per sé è già una questione importante. Bisogna anche capire quali motivi spingono i giovani a ricorrere alle armi d’assalto per canalizzare la loro ira o i loro problemi.

Polizia

Il profilo dei responsabili delle sparatorie nelle scuole

Il massacro della Columbine High Schoo del 20 aprile 1999 ha messo in evidenza una realtà violenta che fino a quel momento non era emersa in maniera così evidente. Ha portato anche all’adozione di nuove misure di sicurezza nelle scuole, alla realizzazione di simulazioni per imparare ad agire e reagire in situazioni di pericolo e all’intervento dei servizi segreti nella gestione di questo genere di massacri e delle motivazioni sottostanti.

Nel 2000 è stato elaborato un profilo psicologico per cercare di comprendere meglio l’architettura mentale di questi giovani assassini. Ecco le caratteristiche principali:

  • Gli attacchi sono minuziosamente premeditati. Non sono azioni casuali né il risultato di un momento di alienazione mentale.
  • L’80% dei killer ha subito episodi di bullismo scolastico. Hanno alle spalle un passato di maltrattamenti, persecuzione e abuso emotivo generato dall’ambiente scolastico.
  • Un’alta percentuale di assassini proviene da famiglie destrutturate, per cui uno dei due genitori ha precedenti penali.
  • Il 95% delle stragi è opera di persone che non hanno problemi mentali. In altre parole, malattie mentali come la schizofrenia non sono associate alla violenza.
  • Nel 100% dei casi esiste un marcato interesse per le armi. In genere i killer lo manifestano apertamente ai compagni o tramite i social network.
  • La violenza nei giovani e nei bambini non è casuale o repentina. In realtà, è un processo complesso e lento, ma di grande impatto che si sviluppa nella loro mente.
  • Gli stimoli di carattere violento, insieme allo stress ambientale e ai pensieri distorti, tendono a edificare nella persona un’armatura mentale disumanizzata. Questa freddezza emotiva porta la persona a vedere il massacro come una via di fuga gratificante e giustificabile.
Adolescente triste

Qual è la soluzione alle sparatorie nelle scuole?

Secondo un senatore repubblicano, la soluzione alle sparatorie è molto semplice: armare uomini buoni per tenere a bada i ragazzi problematici che vogliono fare del male ai loro compagni. In realtà, dare armi a (presunti) “uomini buoni” non farebbe altro che alimentare il circolo di violenza e dimostrare che ricorrere alle armi è il modo migliore per risolvere un conflitto.

La cultura della violenza alimenta la violenza stessa. Ed è questo il vero problema. Un altro virus è la negligenza istituzionale, educativa e sociale, oltre al fatto che parliamo di un paese che fa dell’uso delle armi l’essenza della sua identità. Evidentemente, questa non è la strada giusta da percorrere.

La comunità medica ed educativa indica il bisogno di implementare nelle scuole e negli istituti l’attenzione psicologica agli studenti, per essere in grado di intuire, prevenire e in caso gestire queste situazioni.

Con l’aiuto di uno psicologo e un assistente sociale, sarà possibile prendersi cura degli studenti nel modo migliore. Queste figure saranno in grado di individuare eventuali segnali d’allarme ed evitare, così, sparatorie e stragi a scuola. Episodi che, purtroppo, sono sempre più frequenti.