Quando per paura del conflitto lasciamo spazio all’ingiustizia

6 luglio 2017 in Psicologia 4119 Condivisi

Dobbiamo affrontare ogni giorno situazioni che potenzialmente possono portare ad un conflitto. Siete in fila e all’improvviso qualcuno, facendo finta di niente, cerca di superarvi oppure il negoziante cerca di farvi pagare troppo per qualcosa che vale molto meno oppure il vostro capo vi assegna un compito impossibile, perché si è svegliato con la luna storta.

Abbiamo tutti la libertà di scegliere a quali di queste situazioni conflittuali rispondere. A volte decidiamo di litigare, perché ci sembra ingiusto o irragionevole non farlo. Altre volte lasciamo correre, perché non vale la pena sprecare energie per una cosa di così poco conto.

Tuttavia, ci sono persone che non riescono a scegliere tra queste due opzioni, o meglio scelgono a priori di rinunciare a qualsiasi situazione che implichi un confronto con l’altro. Non fuggono solo dai dibattiti, evitano anche di lamentarsi, di esigere o di comportarsi in un modo che comporti un conflitto diretto. A muoverli non è un semplice timore. Si tratta piuttosto di un sentimento di vulnerabilità nient’affatto ragionevole.

A volte non sono nemmeno consapevoli della loro paura. Semplicemente, dicono di volersene stare in pace e di non avere voglia di litigare con nessuno. Se lavorano in squadra, per esempio, e uno dei membri del gruppo non porta a termine i suoi compiti, queste persone faranno il lavoro al suo posto senza dire nulla, pur di evitare un conflitto. Si piegheranno ad un’ingiustizia per non doversi confrontare con l’altro.

La strategia di evitare il conflitto

Evitare il conflitto è una strategia valida, ma solo se ciò che si evita è il male maggiore. Se sapete che una persona non ammette discussioni su un argomento, forse non vale la pena contraddirla; se è in vigore una regola che non vi piace, ma vi hanno avvertiti che non si può transigere, non otterrete molto iniziando a dibattere sull’argomento.

Tuttavia, ci sono altri casi in cui la posta in gioco è molto più alta. Per esempio, i propri diritti, la propria dignità o il rispetto che si merita. In questi casi, si perde molto di più evitando il conflitto, invece di iniziarlo. Dentro di noi sappiamo che si sta commettendo un’ingiustizia, che si sta facendo qualcosa di illegale o si sta permettendo un’azione denigrante per qualcuno. Eppure, anche quando è così, alcune persone stanno zitte e vanno avanti facendo finta che non sia successo nulla.

Le conseguenze sono gravi, non solo perché si acconsente ad un atto offensivo, ma perché tutto ciò si ripercuoterà sul nostro equilibrio emotivo. Per quanto una persona voglia andare avanti per la sua strada e ignorare l’ingiustizia che stanno commettendo contro di lei, ci sarà sempre una vocina nella sua testa che si lamenterà. Tutto questo si tradurrà in frustrazione, malessere, intolleranza, angoscia o persino sintomatologia fisica.

D’altra parte, questi comportamenti alimentano e nutrono relazioni sociali perverse. Oggi lasciate correre, ma domani potreste non riuscire a fermarlo. Chi commette un abuso non si fermerà solo perché l’altro non oppone resistenza. Al contrario: sentirà di avere la strada spianata per andare avanti in quel modo. Evitare i conflitti non significa risolverli. E nemmeno aggirarli.

Quando siamo stati educati ad evitare il conflitto

Evitare, eludere, chiudere gli occhi… Sono comportamenti che la maggior parte delle volte ci hanno inculcato e abbiamo imparato. Spesso si fa credere alle persone che contenersi, reprimersi o stare zitti sia la risposta migliore e quella più auspicabile. È sbagliato. Un bambino non nasce represso. Tutto il contrario. Sono le persone che ha intorno ad insegnargli a farlo perché, in fondo, è così che possono esercitare un controllo su di lui.

Chi rifugge il conflitto non ottiene in cambio più pace o tranquillità. L’unica cosa che fa è sopportare e accumulare. Di solito il vaso si riempie goccia dopo goccia, finché non trabocca. E quando chi è stato sempre zitto scoppia all’improvviso, le persone che lo circondano rimangono atterrite. A volte queste esplosioni, quando ci si è trattenuti per troppo tempo, possono avere conseguenze molto gravi.

Restando zitti dinanzi ad un’ingiustizia si distrugge prima di tutto la propria autostima. Senza rendersene conto, si alimenta l’idea di essere indifesi di fronte a qualsiasi situazione. E ci si sente sempre più incapaci. Inoltre, si fa male al proprio corpo: chi si trattiene troppo è propenso a sviluppare gastriti, ulcere, problemi muscolari e malattie autoimmuni.

Un conflitto importante non dovrebbe mai essere schivato. Non è sano nemmeno esagerare sul versante opposto e reagire in modo conflittuale di fronte ad ogni minimo problema. È bene valutare, analizzare e risolvere i conflitti. Così come si impara ad evitarli, si può imparare anche a gestirli. Il conflitto è positivo, perché permette di crescere, maturare e ottenere una maggiore indipendenza.  Le persone che affrontano di petto i conflitti, inoltre, sono spesso più soddisfatte e felici.

Immagini per gentile concessione di Catrin Welz-Stein

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