La teoria del campo di Kurt Lewin

· 20 gennaio 2018

Molti anni fa, prima che ci fosse una branca della psicologia chiamata psicologia sociale, i comportamenti venivano intesi come semplici reazioni. Il comportamentismo era la teoria in voga e gli scienziati facevano uso dei suoi presupposti per cercare di spiegare il comportamento. Quando qualcuno ci colpisce, reagiamo proteggendoci per deviare l’attacco o per prevenirne un successivo. Così, all’interno di questo paradigma, gli stimoli e le associazioni erano quello su cui il comportamento veniva modellato.

Tuttavia, questo rapporto stimolo-risposta era troppo semplice. Il comportamentismo lasciava da parte le cognizioni umane, i pensieri. Non considerava il fatto che i comportamenti sono il risultato di un’interazione tra le persone e l’ambiente (Caparrós, 1977). A rendersi conto di ciò fu Kurt Lewin. Questo psicologo formulò varie teorie, tra cui la teoria del campo, ponendo l’accento sulle interazioni dei gruppi con l’ambiente. Grazie ai suoi studi  è considerato uno dei padri della psicologia sociale.

La vita di Kurt Lewin

Kurt Lewin nacque in Prussia, oggi conosciuta come Polonia. In seguito, la sua famiglia si trasferì in Germania, dove Kurt studiò medicina e biologia, sebbene finì per interessarsi di più alla psicologia e alla filosofia. Dalla Germania, Kurt fu inviato a combattere nella prima guerra mondiale e qui venne ferito. Al suo ritorno iniziò a lavorare presso l’Istituto di Psicologia di Berlino. Con la rivolta nazista, Kurt decise di lasciare la Germania e si stabilì negli Stati Uniti, dove insegnò in diverse università.

Kurt era stato in contatto con le ideologie vicini al socialismo, al marxismo e alla lotta per i diritti delle donne. Queste idee lo indussero a una conclusione: la psicologia può aiutare a cambiare la società rendendola più egualitaria. Dedicò, dunque, i suoi sforzi nel tentativo di identificare e comprendere quali fattori influenzano il nostro comportamento.

“Per capire un sistema, bisogna cambiarlo”

-Kurt Lewin-

Campo di forza

Per esaminare il comportamento umano, Kurt Lewin cercò ispirazione nelle teorie che derivavano dalla relatività e dalla fisica quantistica (Diaz Guerrero, 1972). Scoprì una teoria che poteva usare, la teoria del campo. Per integrarla nella psicologia, scelse di studiare i comportamenti senza isolarli dal loro contesto naturale.

Si concentrò sullo studio dei gruppi. I suoi studi crearono il precedente di quelle che sarebbero diventate la psicologia sociale e la psicologia organizzativa. I suoi esperimenti erano focalizzati sulla psicologia dei gruppi, sulle dinamiche di cambiamento organizzativo e sulla leadership.

La teoria del campo

Ispirandosi alla teoria del campo della fisica, Kurt Lewin stabilì due condizioni di base per la teoria del campo in psicologia. La prima è che il comportamento deve essere dedotto da un insieme di fatti coesistenti (Fernandez, 1993). La seconda dice che quei fatti coesistenti hanno il carattere di un “campo dinamico”, lo stato di ciascuna delle parti del campo dipende da tutte le altre.

Un campo, in fisica, è una regione di spazio in cui esistono delle proprietà rappresentate da grandezze fisiche (temperature, forze, ecc.). Lewin utilizzò il concetto fisico di “campo di forze” (Lewin, 1988) nella sua teoria di campo per spiegare i fattori ambientali che influenzano il comportamento umano.

Il comportamento, a suo parere, non dipende dal passato e nemmeno dal futuro, ma dai fatti e dagli eventi attuali e da come li percepisce il soggetto. I fatti sono interconnessi e formano un campo di forze dinamiche che può essere chiamato spazio vitale.

Lo spazio vitale, o campo psicologico di forza, diverrebbe l’ambiente che include la persona e la sua percezione della realtà prossima. Si tratta in definitiva di uno spazio soggettivo che riflette il modo in cui guardiamo il mondo con le nostre aspirazioni, possibilità, paure, esperienze e aspettative. Inoltre questa zona ha alcuni limiti, stabiliti soprattutto dalle caratteristiche fisiche e sociali dell’ambiente.

Palle di Newton che rappresentano la teoria del campo di Kurt Lewin

L’approccio della teoria del campo di Kurt Lewin permette di studiare il nostro comportamento con una prospettiva di totalità, senza fermarsi su un’analisi delle parti in modo separato. L’influenza del campo psicologico sul comportamento è tale che Lewin ritiene che arrivi a determinarlo: se non vi è alcun cambiamento nel campo, non ci saranno cambiamenti nel comportamento.

Per Lewin, la psicologia non dovrebbe concentrarsi sullo studio della persona e dell’ambiente come se fossero due parti da analizzare separatamente, ma deve vedere il modo in cui si influenzano a vicenda in tempo reale.

Se non vi è alcun cambiamento nel campo, non ci saranno cambiamenti nel comportamento.

Variabili rilevanti

Così come in un campo di forze, tutte le parti si influenzano a vicenda. Per capire il nostro comportamento, si deve tener conto di tutte le variabili che stanno intervenendo in tempo reale su di esso, sia individualmente che collettivamente. Questi elementi non possono essere analizzati in modo isolato, ma bisogna concentrarsi sullo studio delle loro interazioni per poter avere una visione olistica di ciò che accade. Per spiegarlo, Lewin (1988) introdusse tre variabili considerate fondamentali. Tali variabili sono le seguenti:

  • La forza: la forza è la causa delle azioni, la motivazione. Quando c’è un bisogno, si produce una forza o un campo di forza, che porta alla realizzazione di un’attività. Queste attività hanno una valenza che può essere positiva o negativa. A sua volta la valenza delle attività dirige le forze verso altre attività (positiva) oppure contro di esse (negativa). Il comportamento risultante risponde al mix psicologico di forze diverse.
  • La tensione: la tensione è la differenza tra gli obiettivi fissati e lo stato attuale della persona. La tensione è interna e ci spinge a portare a termine un intento.
  • La necessità: dà origine alle tensioni motivanti. Quando nell’individuo c’è una necessità fisica o psicologica, si risveglia uno stato interiore di tensione. Questo stato di tensione fa sì che il sistema, in questo caso la persona, si alteri per cercare di ripristinare lo stato iniziale e soddisfare l’esigenza.

Lewin dice che la teoria del campo determina i comportamenti possibili e impossibili in base al soggetto. La conoscenza dello spazio vitale ci permette di prevedere ragionevolmente cosa farà una persona. Tutti i comportamenti, o almeno tutti i comportamenti intenzionali, sono motivati: li fanno scattare le tensioni, li muovono le forze, li dirigono le valenze, e hanno un obiettivo.

Immagine che evidenzia l'ippocampo all'interno del cervello umano

Le motivazioni

Kurt Lewin afferma che le nostre azioni possono essere spiegate a partire da un fatto: percepiamo percorsi e mezzi specifici per scaricare alcune tensioni. Veniamo attirati da quelle attività che vediamo come un mezzo per scaricare la tensione. Per Kurt, queste attività avrebbero una valenza positiva e, quindi, sperimenteremmo una forza che ci spinge a realizzarle. Altre attività avrebbero l’effetto opposto: aumenterebbero la tensione e, quindi, avrebbero un effetto repulsivo.

Per comprendere meglio questo fatto, vediamo un bisogno comune a tutti: il bisogno di riconoscimento. Quando avvertiamo questo bisogno, si sveglierà in noi una motivazione per ottenere il riconoscimento in qualsiasi campo. Tale motivazione avrà una valenza positiva che ci porterà ad agire al fine di ottenere il riconoscimento.

Si svilupperà una tensione tra la situazione attuale e la necessità di ottenere il riconoscimento. Tutto questo ci porterà a pensare a possibili azioni per ottenere il riconoscimento e, a seconda del campo in cui vogliamo essere riconosciuti, effettueremo l’azione che crediamo ci dia le possibilità di ottenere tale riconoscimento.