Trattare la depressione aiuta a combattere la povertà

14 marzo 2017 in Psicologia 317 Condivisi

È curioso che questo studio, sulla felicità, la povertà, la depressione e l’ansia, non sia stato elaborato da psicologici. È stato un gruppo di economisti a portare avanti gli studi per determinare quali variabili influiscono sulla qualità di vita delle persone. Inoltre, è stato possibile scoprire i fattori che relazionano le diverse condizioni mentali con la povertà.

Lo studio è stato realizzato dalla London School of Economics (LSE) in Inghilterra. L’esperimento si basava su un gruppo di 200 mila persone in tutto il mondo. Fu Richard Layard, autorità in materia di qualità di vita e felicità, a dirigere tale studio. Una delle sue ipotesi era che la felicità è maggiormente relazionata a fattori psicosociali piuttosto che a guadagni economici. E il suo studio lo ha confermato.

Lo studio nel suo insieme verificò anche un fatto che Layard riassume in una sola frase: “Trattare la depressione e l’ansia è quattro volte più efficace che lottare contro la povertà”.  Questa affermazione fu accompagnata da diverse critiche. Tuttavia, è comprensibile che la povertà sia figlia di certe condizioni mentali come la depressione.

La relazione tra depressione e povertà

Le cifre sulla depressione nel mondo sono allarmanti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci ricorda che 1 persona su 10 nel mondo soffre di depressione grave, e che 1 persona su 5 ne ha sofferto almeno una volta durante la vita. Ebbene, in che modo la depressione ha relazione con la povertà?

Generalmente, lo schema che si costruisce è abbastanza logico: la povertà causa una tendenza alla depressione. Si parte dalla base che non avere sufficiente denaro per sussistere alla proprie necessità è di per sé una circostanza che porta a deprimersi. Questo ragionamento non fa una piega.      

Tuttavia, studi come quelli di Layard dimostrano che ci sono persone che hanno duplicato i loro guadagni e che, nonostante ciò, non incrementano il loro grado di felicità. Risulta facile osservare anche che in paesi con alto indice di consumo, come ad esempio il Giappone, sono altrettanto alti gli indici di depressione. Viceversa, vari paesi latinoamericani, nei quali il tasso di povertà è molto elevato, occupano i primi posti nella lista dei paesi in cui il grado di felicità è maggiormente percepito dalla popolazione.

Ciò che possiamo affermare con certezza è che la depressione genera ingenti spese alla persona che ne soffre, alla famiglia e agli stati. Una persona depressa è meno produttiva e presenta un elevato tasso di assenteismo lavorativo. Inoltre, deve spesso dipendere dall’assistenza sociale per superare la sua condizione e l’impossibilità di lavorare. La Banca Interamericana di Sviluppo ha indicato che fino ad un 4% del PIL dei paesi viene speso nella cura di problemi mentali ed emotivi.   

Investire sulla salute mentale significa investire sulla ricchezza

Possiamo comprendere che la precarietà nella quale vivono alcune persone implichi per loro un profondo impatto emotivo. In tali condizioni, spesso si cade in depressione. Tuttavia, secondo lo studio dell’IDB, non è la povertà in sé a causare depressione. A comportne la comparsa è la diseguaglianza. Rende triste vivere in una realtà in cui alcuni hanno troppo mentre altri non hanno niente.

Ovviamente influisce anche il fatto che viviamo in società consumistiche. Il potere d’acquisto è visto in molti casi come una fonte di felicità. Si pensa che poter comprare senza paura di spendere troppo provochi benessere e pace interiore. Tuttavia, ci sono milioni di persone che possiedono grandi fortune, che comprano tutto ciò che vogliono e, nonostante ciò, sono depresse.

Sembra essere molto più evidente il cammino che porta dalla depressione alla povertà, piuttosto che il contrario. Una persona mentalmente sana e motivata è in grado di affrontare le mancanze in mondo assertivo ed energico. Cerca e trova lavoro più facilmente e non prende decisioni che seminino povertà a lungo termine.

Decisioni come una gravidanza indesiderata, ad esempio. Per questo motivo, gli stessi economisti pongono in rilievo l’importanza, per sconfiggere la povertà, di investire sulla salute mentale in parallelo alle altre forme di salute.

La salute mentale non si raggiunge grazie al denaro né si perde per mancanza dello stesso. Il problema va oltre. Ha a che vedere con le imposizioni di una società avida di consumo, nella quale per essere, bisogna avere.

L’investimento sulla salute mentale non consiste nel formare più psicologi né nell’aprire più ospedali. Consiste nel promuovere tempi e spazi affinché l’uomo possa scegliere ed entrare in contatto con la vera realtà e non con quella filtrata dagli schermi e dall’angoscia. E, ovviamente, costruire un progetto di vita più sano per noi.  

Guarda anche