Troppo sensibile: è una giusta etichetta?

· 5 marzo 2018

“Sei troppo sensibile, prendi le cose troppo sul personale”. Questa è senza dubbio una delle frasi più comuni che molte persone si sentono dire ogni giorno. Sentirsi dire di essere troppo sensibile, lungi dall’essere recepito come qualcosa di innocuo, viene inteso come un messaggio fastidioso e persino tagliente e alcuni arrivano persino a dubitare di se stessi, chiedendosi se stanno davvero esagerando.

Le parole talvolta possono arrivare a fare più male di qualsiasi arma, questo lo sappiamo bene. A tutto ciò si aggiunge un altro fattore non meno importante: il modo in cui interpretiamo determinati messaggi. All’improvviso, qualcuno si lascia scappare una frase che non ci aspettiamo, una serie di parole che ci colgono alla sprovvista e che non sappiamo bene come elaborare e digerire.

“Sei troppo sensibile. Non ti si può dire niente. Ingigantisci troppo le cose”. Per quanto ci sembri curioso, questo messaggio è uno dei più ripetuti in molte delle nostre relazioni e, a sua volta, uno di quelli che più ci condiziona.

La ragione per cui questa concatenazione di avverbio, verbo e aggettivo ha un impatto negativo sulla nostra mente è dovuto a un fatto molto semplice: reprime le nostre emozioni. Un blocco di questo calibro condiziona persino i nostri pensieri, al punto da chiederci se abbiamo davvero un problema.

Dobbiamo comprendere cosa cela questa frase, cosa pensa davvero chi la rivolge e cosa comportarci in queste situazioni.

Uomo che pensa davanti al mare

“Sei troppo sensibile”: quante volte avete sentito questa frase?

Anna è appena rientrata dopo aver preso un caffè con i suoi colleghi. Nel bel mezzo della conversazione, proprio quando stava spiegando che negli ultimi mesi non sente molta sintonia col suo capo e le costa molto raggiungere gli obiettivi che questi le propone, una delle sue colleghe le ha detto la seguente frase “ma dai, se sei la sua preferita! È che sei troppo sensibile e ingigantisci troppo le cose”.

Dopo essersi sentita dire questo, Anna è rimasta in silenzio. Quindi, una volta uscita dal bar a testa bassa e pensierosa, cerca di elaborare a stento questo commento, con più calma. Sa di esserci rimasta male e che questo messaggio non le è piaciuto per un motivo ben preciso: il rapporto con il suo capo è molto teso, non hanno la stessa visione delle cose e il suo lavoro richiede sempre più sforzi. Questo commento le ha fatto male perché la sua collega non è stata capace di essere ricettiva di fronte a una preoccupazione reale.

Questo esempio risulta familiare alla maggior parte di noi. Tuttavia, un’altra cosa che può verificarsi è arrivare a dubitare di noi stessi. Sarà vero che non abbiamo le spalle molto larghe e che vediamo determinate cose dove non ci sono? E se stessimo davvero perdendo il controllo? Prima di giungere a questa conclusione, riflettiamo sulle seguenti idee.

Volto di donna

“Il cervello emotivo risponde a un evento più rapidamente del cervello razionale”.
-Daniel Goleman-

Cosa significa essere “troppo sensibile”?

In primo luogo occorre chiarire un fatto importante: “essere troppo sensibile” non implica essere “altamente sensibile”. Le due cose possono essere molto diverse fra loro.

  • Consideriamo “sensibili” le persone che interagiscono con gli altri e con ciò che le coinvolge da un punto di vista emotivo. Sono solite tenere molto in considerazione la qualità dei rapporti e ogni piccola sfumatura delle interazioni umane. Parlano con franchezza dei loro stati d’animo e di solito danno valore alla sincerità e al rispetto verso gli altri. Quando questo non si verifica o non accade, soffrono o si sentono contraiate.
  • Secondo la teoria degli affetti di Tomkins, ogni persona ha un proprio schema su come comprendere e relazionarsi con le emozioni. Quindi, è comune che vi sia chi, lungi dal comprendere gli stati interiori del resto delle persone, reagisce considerandoli eccessivi.
  • Allo stesso modo, non possiamo tralasciare l’idea che vi siano persone che, lungi dal provare empatia per le nostre realtà emotive, le guardano con imbarazzo.

Per questo motivo, vi è chi ritiene che siano condotte esagerate degli schemi emotivi del tutto normali. Ciò che accade è che questa emotività o questa personalità non viene compresa dai nostri interlocutori.

Non permettete che feriscano i vostri sentimenti

Ogni persona reagisce in modo diverso allo stesso evento, ognuno ha un modo particolare di comprendere e percepire il mondo e persino, come no, di viverlo. Che qualcuno ci dica che siamo troppo forti, troppo allegri, troppo sensibili o troppo emotivi è un modo per gettare ombra sulla nostra personalità, per invalidare il nostro modo di essere.

La parola “troppo” ha qui una connotazione negativa e, pertanto, sarebbe più prudente utilizzare altri termini e articolare il discorso in un altro modo. Invece di servirsi della frase detta e ridetta “sei troppo sensibile”, sarebbe più adeguato sceglierne un’altra più utile e soprattutto più produttiva: “Credo che questo ti stia condizionando, come hai intenzione di affrontarlo? Come posso aiutarti?”.

Ragazza troppo sensibile coi capelli al vento

Dato che quest’ultimo messaggio non si sente tanto quanto vorremmo, è necessario fare una semplice osservazione personale quando qualcuno ci etichetta come “ipersensibili”. Essere sensibili, vedere il mondo con un approccio emotivo, non è negativo né punibile. È ciò che siamo, ciò che siamo sempre stati ed è così che respiriamo, è così che proviamo le emozioni…

Non lasciamoci condizionare troppo da una frase poco opportuna di qualcuno che, semplicemente, non è capace di comprendere come siamo in realtà.