Ultracrepidario, chi parla senza sapere

19 Marzo 2019
Gli ultracrepidiani sono quelle persone che parlano di tutto senza preoccuparsi di approfondire quasi nulla. Individui petulanti che non esitano a correggerci e a minimizzare il nostro valore perché vogliono risaltare in ogni circostanza e in ogni conversazione.

Il termine “ultracrepidario” è tornato in voga negli ultimi anni per identificare un tipo di persona che ‒ lungi dall’essere in pericolo di estinzione ‒ al giorno d’oggi ci capita di incontrare sempre più spesso. Parliamo di quelli che si sentono sempre in dovere di esporre la propria opinione, soprattutto su argomenti che vanno al di là delle loro conoscenze.

Coloro i quali non stanno mai zitti, che ci correggono in continuazione, che elargiscono buoni consigli a ogni occasione e che pensano di aver capito tutto della vita. Ma soprattutto quelli che non sanno mai riconoscere chi è davvero competente in un determinato ambito.

A volte il linguaggio ci riserva delle sorprese e si rivela molto più ricco di quanto pensiamo, specialmente quando dobbiamo definire comportamenti che vediamo spesso. Ultracrepidarianismo è senza dubbio una parola particolarmente complicata da ricordare e persino da pronunciare. Tuttavia, è un termine che, come vedremo, ha origini molto antiche ed è molto diffuso.

Esiste in inglese (ultracrepidarianism), in francese (ultracrepidanisme), in bosniaco (ultrakrepidarianizam)… Segno che tutto il mondo è paese, e popolato da troppe persone con una tendenza quasi ossessiva a commentare e a dare consigli su argomenti spesso anche di difficile comprensione. Non fraintendiamo, però: tutti abbiamo il pieno diritto di esprimere la nostra opinione su qualsiasi argomento.

Tuttavia, saperlo fare con umiltà, partendo dalla necessaria consapevolezza che non si può dominare ogni campo del sapere umano, dice molto su di noi. Per questo, non stupisce che il comportamento del soggetto ultracrepidario sia un argomento molto discusso nel campo della psicologia. Scopriamo perché.

“Delle cose che non si conoscono si ha sempre un’opinione migliore.”

-Gottfried Wilhelm Leibniz-

Ragazza che parla con ragazzo

Ultracrepidario: chi è, e perché si comporta così?

Se stiamo commentando le splendide immagini della faccia nascosta della luna, che da poco siamo in grado di vedere grazie alla sonda cinese Chang’e-4, l’ultracrepidario di turno arriverà a sciorinarci una teoria degna di Carl Sagan. Se discutiamo di politica, lo vedremo già pronto lì sul pulpito, in attesa di buttarsi in un monologo alla Winston Churchill.

Non fa differenza che si tratti di calcio, economia oppure fisica quantistica, sarà sempre lì, pronto a mostrarti quanto sa.

Gli ultracrepidari hanno risposte per tutto. Non sanno stare zitti, né sono consapevoli dei propri limiti e, ciò che è peggio, non sanno rispettare gli altri. Desiderano sempre distinguersi, a ogni costo, e per questo non esitano a metterci in cattiva luce.

Se ci chiediamo qual è l’origine precisa di questa parola, dobbiamo risalire ad Apelle di Coo, famoso pittore greco vissuto nel IV secolo avanti Cristo. La storia racconta che l’artista, prediletto di Alessandro Magno, era al lavoro su una delle sue opere quando un calzolaio entrò nel suo laboratorio per lasciare un ordine. Nel vedere i dipinti e gli affreschi, l’uomo iniziò a criticarne i dettagli.

Di fronte a quei commenti, Apelle di Coo lo redarguì: “Ne supra crepidam sutor iudicaret” (Che il ciabattino non giudichi più in su della scarpa). Da qui la locuzione latina “Sutor, ne ultra crepidam!”.

Gli ultracrepidari e l’effetto Dunning-Kruger

Gli ultracrepidari agiscono in base un principio molto elementare: meno sanno e più pensano di sapere qualcosa. Questa relazione risponde a quello che in psicologia è noto come “effetto Dunning-Kruger”.

L’effetto Dunning-Kruger è un bias cognitivo molto comune per cui le persone con capacità cognitive e intellettuali limitate tendono (in media, ma non in tutti i casi) a sovrastimare le proprie capacità.

La psicologia sociale e alcuni studi, come quelli condotti dagli psicologi Marian Krak e Andreas Ortman dell’Università di Berlino, hanno evidenziato aspetti interessanti. Prima di tutto, gli ultracrepidari possono addirittura arrivare a ricoprire posizioni di potere.

Nella nostra società, infatti, alcune persone occupano posizioni per le quali non hanno competenze sufficienti. Eppure, grazie alla loro esagerata autostima e all’atteggiamento estroverso e risoluto che sfoggiano, possono raggiungere posizioni che altri più qualificati non ottengono.

Discussione in un gruppo di lavoro

Mai sottovalutare un ultracrepidario

Ci sono ultracrepidari passati alla storia con il loro comportamento. È molto famoso, per esempio, il caso di McArthur Wheeler, un uomo che rapinò una banca di Pittsburgh nel 1990. Quando le autorità lo arrestarono, si rivelò molto sorpreso perché era convinto che non potessero vederlo.

Sosteneva infatti di aver applicato sul viso e sul corpo del succo di limone per rendersi invisibile. È chiaro che il giovane Wheeler soffriva di un disturbo psicologico, ma la convinzione con la quale spiegò l’effetto del succo di limone sulla sua presunta invisibilità attirò l’attenzione degli esperti.

Al di là dei casi limite come questo, però, c’è qualcosa su cui vale la pena di essere chiari: gli ultracrepidari sono in grado di arrecare danno. Avere un padre, una sorella, un capo o un vicino di casa con l’ossessione di criticare tutto, sempre pronto a sminuire le nostre capacità o a puntualizzare quello che diciamo può dar vita a un grande stress psicologico.

L’ideale è non cadere nelle loro provocazioni. Tuttavia, quando si è obbligati a convivere con un ultracrepidario ogni giorno, servono misure più drastiche per mettere a freno la sua ingerenza. Mettere in chiaro, per esempio, che quel comportamento è dannoso e offensivo potrebbe essere una strategia. Un’altra soluzione, indubbiamente più estrema, può essere quella di tenersi il più possibile lontano da individui di questo genere. Anche se può sembrare esagerato, dobbiamo valutare questa opzione.

  • Kruger, J., & Dunning, D. (1999). Unskilled and unaware of it: How difficulties in recognizing one’s own incompetence lead to inflated self-assessments. Journal of Personality and Social Psychology77(6), 1121–1134. https://doi.org/10.1037/0022-3514.77.6.1121
  • Krajc, M., y Ortmann, A. (2008). ¿Los no cualificados realmente son inconscientes? Una explicación alternativa. Journal of Economic Psychology , 29 (5), 724–738. https://doi.org/10.1016/j.joep.2007.12.006