Uniti, ma non vincolati: la leggenda Sioux sulle relazioni di coppia

6 settembre 2017 in Psicologia 15729 Condivisi

Secondo una bella e antica leggenda Sioux, affinché una coppia duri e sia felice, i due partner devono volare assieme uno accanto all’altro, ma mai incatenati, mai schiavi l’uno dell’altro. Perché l’amore autentico non vincola, bensì unisce due individui in un medesimo progetto senza che nessuno dei due debba rinunciare alla sua essenza e identità.

È curioso come l’antica saggezza dei nativi americani sia valida ancora oggi e continui a ispirarci con le sue storie, le sue leggende a tratti magiche, ma sempre capaci di favorire in noi un importante risveglio attraverso il racconto di eventi, di narrazioni tutt’ora valide e significative. In mezzo a tutta quest’antropologia di saperi, è quasi sempre il popolo Sioux a regalarci le perle più preziose, grazie al suo esteso patrimonio culturale.

“Presi uno alla volta siamo tutti mortali. Insieme siamo eterni”.

(Lucio Apuleio)

Proprio ai Sioux si attribuisce, ad esempio, la leggenda dell’acchiappasogni, così come questo regalo sotto forma di favola attraverso cui l’antico popolo ci dà una lezione semplice e chiara su come si costruisce una relazione di coppia stabile e felice. A questo proposito, vorremmo parlarvi dell’appassionante libro “American Indian Stories” di Zitkala-Sa.

Questa affascinante scrittrice fu la prima Sioux indigena ad essere educata in Occidente, in difesa delle tradizioni del suo popolo, violinista e, soprattutto, attivista.  Fu proprio lei a lasciarci, all’inizio del ventesimo secolo, una parte della sua eredità culturale attraverso alcuni testi semplici e allo stesso tempo meravigliosi, tra i quali troviamo anche questa peculiare leggenda che ora approfondiremo insieme a voi.

L’amore, l’individuo e la coppia secondo i Sioux

Narra un’antica leggenda che, un mattino, una giovane coppia di indigeni Sioux si recò a visitare lo sciamano del villaggio. La coppia viveva vicino a Pahá Sápa, la zona oggi chiamata “Colline nere”, monti considerati sacri dal popolo Sioux. Il ragazzo era un coraggioso guerriero il cui cuore era abitato da onore e nobiltà d’animo. Anche in Nuvola Alta, la ragazza dagli occhi a mandorla e dalla folta chioma, emergevano la decisione e, soprattutto, l’amore profondo per il suo futuro sposo.

Il motivo per cui erano andati a fare visita allo sciamano era per loro molto importante: avevano paura che il loro fidanzamento, che quell’amore così devoto e solido che ora si dichiaravano, si sarebbe in qualche modo spezzato. Avevano persino timore di morire e di non riuscire ad incontrarsi nell’aldilà. Volevano che l’anziano stregone desse loro un rimedio, un sortilegio o un trucco che rendesse il loro amore eterno.

La sfida

Il vecchio sciamano fissò entrambi per qualche istante con il suo sguardo acuto e il suo volto scalfito dagli anni. Fumò la pipa, aggrottò la fronte, si schiarì la voce e poi prese la mano della ragazza: «Se desideri conservare al tuo fianco il tuo amato, dovrai intraprendere un viaggio. Non sarà facile, ti avverto. Dovrai salire su quella collina che vedi laggiù e prendere con le sole mani un falco, il più forte, il più maestoso. Dopodiché, dovrai portarlo qui vivo il terzo giorno dopo la Luna piena.»

Successivamente, lo sciamano si rivolse al giovane guerriero: «In quanto a te, devi sapere che il tuo compito sarà altrettanto difficile e impegnativo. Devi scalare la montagna più alta del nostro villaggio e prendere un’aquila. La più bella, la più vigorosa, la più selvaggia. Dovrai poi portarmela qui lo stesso giorno in cui si presenterà col falco la tua amata».

Il risultato

La giovane ragazza Sioux e il suo amato compierono la sfida posta dallo sciamano. Lei portava il falco in una sacca di pelle. Il giovane aveva con sé l’aquila, quella più bella e più forte. Quando giunsero dal vecchio stregone, chiesero entrambi quale sarebbe stato il passo successivo. «Forse sacrificare i rapaci e fare il bagno nel loro sangue?» – chiesero.

«Ora dovete fare quello che vi dico: prendete i rapaci e legateli per le zampe con una corda di cuoio, in modo che uno sia vincolato all’altro e viceversa. Poi lasciateli, affinché volino liberi.»

Quando svolsero questo compito, davanti al risultato rimasero attoniti, senza parole. Nel momento in cui i due uccelli cercarono di spiccare il volo, non fecero che cadere di continuo. Frustrati e pieni d’ira, presero a colpirsi vicendevolmente con i loro becchi duri e forti.

Il vecchio sciamano si avvicinò agli uccelli e li slegò. «Ecco il sortilegio di oggi: imparate da quello che avete appena visto. Se vi incatenate l’uno all’altro, anche se si tratta d’amore, non farete altro che ferirvi, lacerarvi e rendervi infelici. Se volete che il vostro amore duri, volate assieme, volate alto, ma mai legati. Perché il vero amore unisce, ma non vincola.»

La coppia emotivamente ecologica: uniti, ma non vincolati

Un altro concetto molto interessante in linea con l’idea centrale della leggenda Sioux esposta, è quello proposto da Jaume Soler e Mercè Conangla . I due autori ci propongono di costruire ciò che loro hanno battezzato “ecologia emotiva”.

“La capacità di ridere insieme… Questo sì che è amore”.

(François Sagan)

Nel complesso percorso verso la costruzione di un rapporto di coppia stabile, felice, maturo ed appagante, è necessario equilibrare forze e spazi e creare un’alchimia in cui poter essere se stessi senza smettere di essere in due. Non bisogna mai trascurare nemmeno il terreno dell’identità, lo spazio dell’amor proprio, il giardino dell’autostima e il salotto in cui abitano i sogni personali e tutto ciò che ci definisce.

Per concludere, vogliamo ricordarvi che questa leggenda, così come il principio dell’ecologia emotiva, può essere applicata a qualsiasi rapporto, ad un’amicizia o ad un legame padre-figlio. Perché, in fin dei conti, in ogni relazione siamo obbligati a salvaguardare gli spazi individuali per poter preservare la magia di questa speciale alleanza. Ricordatevelo sempre.

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