La vera storia di Cappuccetto Rosso

· 13 luglio 2016

La maggior parte dei racconti che ci hanno lasciato i fratelli Grimm, come anche Charles Perrault, hanno tratto ispirazione dalle leggende e tradizioni locali diffuse fra i popoli di tutta l’Europa durante il Medioevo.

Molte di queste storie ci mostrano la psicologia dell’epoca, le sue credenze e i suoi miti, tutti derivanti da fatti che i testimoni, inevitabilmente, decoravano con un certo “realismo magico”. Uno dei più antichi, forse fra i più conosciuti, è la favola di Cappuccetto Rosso.

Secondo gli esperti, questa storia è quella che, dalle sue origini, ha subito le maggiori trasformazioni. Cambiamenti effettuati con l’idea di dolcificare alcune immagini, affinché il pubblico infantile potesse fruirne in tranquillità. Tuttavia, la verità è che con ogni cambiamento si è perduta l’intenzione originale. Ogni racconto includeva una morale, un insegnamento che tutti dovremmo seguire. Quanto trasmetteva Cappuccetto Rosso risulta degno di considerazione.

Charlet Perrault ed i fratelli Grimm

Charles Perrault, nel 1697, fu il primo a recuperare la storia di Cappuccetto Rosso. Doveva includerla nella sua collezione di racconti popolari, con la consapevolezza che era una delle meno conosciute dal popolo europeo. Aveva origine nelle Alpi settentrionali e, inoltre, presentava alcune immagini troppo cruente, che egli cambiò per la necessità di far arrivare la storia in modo più innocuo al pubblico infantile. Questa fu la prima volta che la storia di questa giovane col cappuccio rosso si sparse in Europa.

Nel 1812 anche i fratelli Grimm decisero di includerla nelle loro raccolte. A tal fine, si basarono sull’opera del tedesco Ludwig Tieck, intitolata “Vita e morte della piccola Cappuccetto Rosso” (Leben und Tod des kleinen Rotkäppchen), nella quale era presente – a differenza del racconto di Perrault – il personaggio del cacciatore. Eliminarono ogni traccia di elementi erotici e sanguinosi, donando alla storia un bel lieto fine. Cosa sarebbe una favola per bambini senza il classico lieto fine? Come già avrete intuito, la storia originale è molto diversa da quella che i bambini sono soliti leggere nei loro libri. Scopriamola.

La storia della vera Cappuccetto rosso

Come accennato prima, questo racconto è originario di un’isolata regione delle Alpi. La sua finalità è quella di avvertirci, segnalarci che esistono cose a noi proibite in quanto genere umano, comunità e gruppo. Nella leggenda, la nostra protagonista è un’adolescente, una giovane appena entrata nel mondo degli adulti. Da qui il cappuccio rosso, simbolo del ciclo mestruale.

Questa giovane riceve un compito dalla sua famiglia: deve attraversare il bosco per portare del pane e del latte a sua nonna. Come vedete, fino a qui le variazioni dal racconto originale non sono molte, ma bisogna interpretare ogni gesto e immagine. Il bosco è un pericolo, una zona di rischio per i giovani. Rappresenta una prova, un rito di passaggio all’interno di una comunità, con il quale si dimostra che i bambini sono giunti nel mondo degli adulti.

Tale bosco presenta come principale rischio la figura del lupo, animale che simbolizza la barbarie e l’irrazionalità. Qualcosa che la nostra Cappuccetto Rosso già conosce e deve affrontare. La giovane riesce ad attraversare il bosco e arriva felice a casa della nonna, che la riceve nel letto poiché malata. Tutto senza dubbio molto somigliante al classico racconto. Ecco però che arrivano le variazioni…

ragazza dai capelli rossi e lupo

La nonna indica alla giovane di riporre il pane e il latte e di mangiare della carne pronta per lei in cucina. Cappuccetto Rosso la divora con appetito, si sazia e poi si attiene al secondo ordine impartito dall’anziana: deve levarsi i vestiti, un indumento dopo l’altro, e gettarli nel fuoco, per poi sdraiarsi insieme a lei nel letto. La giovane, diligente, lo fa senza provare alcun dubbio, senza pensare che ci sia qualcosa di strano in quella situazione.

Proprio quando si sta per mettere a letto, scopre che chi la riceve fra le risate è il lupo, che le rivela che la carne appena mangiata era quella di sua nonna. Ha commesso un grave peccato, il cannibalismo. In seguito, il lupo divora la giovane Cappuccetto Rosso.

È presente del simbolismo in ogni personaggio: il lupo rappresenta il mondo sessuale e violento. L’anziana divorata da una giovane è il vecchio che viene rinnovato, mentre il nuovo si mostra piuttosto incauto e ingenuo nel commettere uno dei maggiori atti sacrileghi per l’essere umano: il cannibalismo. Come potete vedere, una delle favole più classiche e amate della nostra infanzia nasconde in realtà un lato profondamente oscuro.