Vincere il nemico secondo il buddismo zen

· 14 novembre 2018
vincere il nemico non equivale a sconfiggerlo, annullarlo o distruggerlo. Significa neutralizzarlo, e se possibile, trasformarlo in un amico.

Le filosofie orientali hanno un’idea del combattimento molto diversa rispetto alla classica idea occidentale. Per molte di esse, infatti, vincere il nemico non equivale a sconfiggerlo, annullarlo o distruggerlo. Vincere significa neutralizzare il nemico, e se possibile, trasformarlo in un amico.

Una prospettiva che sicuramente risulta insolita per la nostra cultura, che ci ha abituati a pensare la vittoria sul nemico come un trionfo che dovrebbe renderci felici. Questo perché siamo soliti pensare prima al risultato che al percorso intrapreso, prima ai nostri successi personali che a una crescita condivisa.

Il problema è che vincere il nemico danneggiandolo o annullandolo non è che un trionfo temporale e relativo.

In questo modo alimentiamo il nemico esterno e incoraggiamo la nostra parte peggiore. Potremmo ottenere una soddisfazione immediata o un beneficio preciso, ma allo stesso tempo rafforziamo tutte le emozioni distruttive che ci sono in noi e nel mondo esterno.

“La vera vittoria si produce quando nessun esercito combatte, quando nessuna città viene assediata, la distruzione non dilaga, e in tutti i casi in cui il nemico sia vinto per mezzo della strategia.”

-Sun Tzu-

Vincere il nemico interno o esterno?

I nemici possono essere interni o esterni. Secondo la filosofia Zen, i nemici interni sono molto più pericolosi e distruttivi di quelli esterni. I primi sono l’ira, la superbia, l’odio. Passioni capaci di accecarci e portarci a commettere vere pazzie. Azioni che vanno totalmente contro noi stessi.

I nemici esterni, invece, hanno un potere limitato su di noi, a meno di non concedere essi una presenza costante nella nostra vita.

Iniziano a vincere nel momento in cui riescono ad attivare i nostri nemici interni. Sottomessi a uno stato di odio o di collera, ecco che perdiamo la più grande arma di cui disponiamo: la nostra intelligenza.

La filosofia orientale ci insegna che non è possibile vincere il nemico esterno senza prima aver vinto quello interno. Se non ci riusciamo, rimarremmo totalmente esposti all’influenza dei nostri nemici esterni e al loro volere. In poche parole, concederemo essi una prima vittoria.

Monaco con luna

Il vero nemico

La filosofia zen ci invita anche a riflettere su quale sia il nostro vero nemico. Secondo tale concezione, il vero nemico non è l’altro, ossia quella persona soggetta all’invidia, all’ambizione e all’egoismo che cerca di danneggiarci.

In realtà, il nemico da affrontare è l’invidia, l’egoismo, l’ambizione e qualunque sentimento distruttivo. Questi sentimenti e passioni albergano nell’altro, ma possono risiedere anche in noi stessi.

In questo senso, vincere il nemico significa vincere queste emozioni primordiali, indipendentemente dalla persona dentro alla quale risiedono e da quali siano le intenzioni di quest’ultima.

Per il buddismo zen, ognuno di noi contribuisce a creare più ordine o più caos nell’universo, a seconda di come si comporta.

Il conflitto porta il caos. E il caos finisce, prima o poi, per ripercuotersi su noi stessi. A ogni azione corrisponde una reazione e gli atti di odio portano altro odio.

Lo zen non spiega come vincere il nemico, ma come conquistarlo. Il conflitto è ritenuto inutile e causa di un eccessivo dispendio di energie. Oltre a generare maggiore decadenza nel mondo.

Monaco e rondini

Vincere il nemico

Secondo la filosofia zen, tutte le azioni volte a sconfiggere il nemico devono in realtà essere concepite con l’obiettivo di neutralizzarlo.

Facciamo un esempio. Se una persona fa un commento offensivo nei vostri confronti, ma voi non vi offendete, avrete imparato a neutralizzare il nemico.

Se cercano di danneggiarvi, e voi lasciate che il rifiuto ceda il passo alla comprensione, inizierete a costruire l’ostacolo giusto per arginarlo.

Si tratta di uno stato impossibile da raggiungere senza prima aver lavorato a lungo su noi stessi. È un lavoro che richiede di allontanare le passioni e i sentimenti negativi. Nonché di munirci di compassione e di vedere i limiti e le mancanze di chi va per il mondo cercando di danneggiare gli altri.

Come nello zen, anche nelle arti marziali vince chi riesce a evitare il combattimento. Se entrambe le parti traggono beneficio dal confronto, allora si può parlare di vittoria.

La strategia è far capire all’avversario che sta sprecando inutilmente le sue energie. Che la sua lotta è priva di senso, in quanto il suo odio non ci danneggerà, bensì lo porterà solo a buttare al vento le sue energie.