A volte ho bisogno che qualcuno mi dica che andrà tutto bene

· 16 settembre 2017

Sono una persona forte, di quelle con cui la vita è stata dura più di una volta. Tuttavia, ho bisogno che ogni tanto qualcuno mi prenda per mano e mi dica che tutto andrà bene, che mi assicuri che ci sono molte cose da fare e poche di cui preoccuparsi. Sentire questa necessità non è sinonimo di debolezza, bensì rappresenta l’audacia di qualcuno che apprezza un po’ di sostegno e conforto quando ne ha bisogno.

“Ciò che non mi uccide, mi rende più forte” diceva Friedrich Nietzsche a giusto titolo. Ed è vero, per un motivo molto semplice: affinché una persona acquisisca la giusta quantità di forza nel cuore e innalzi le fondamenta del suo coraggio, prima di tutto deve esser caduto, deve aver provato la ferita della delusione, il vuoto della perdita e il marchio dell’errore.

Si risolve tutto alla fine e se non è così… significa che ancora non è la fine.
Poiché le persone forti sono grandi conoscitrici della segreta arte di riparare tali crepe interne, solo loro comprendono i benefici del ricevere una volta ogni tanto una parola incoraggiante o una mano amica che si offre di tirarle su. In un mondo individualista, dove tutti si voltano le spalle, qualsiasi sostegno è positivo. In un momento di avversità, persino il più grande degli eroi e la più splendente delle eroine apprezzano che qualcuno gli dica che tutto andrà bene… perché se si vive di qualcosa, è di fede.

Un bisogno segreto: la fame emotiva

Già nel 1920, Edward Thorndike definiva l’intelligenza emotiva come la capacità di comprendere le persone aiutandole a comportarsi con buon senso nelle loro relazioni”. Sosteneva anche che l’aspetto che caratterizza l’essere umano è la “fame emotiva”. Tutti noi, ogni tanto, abbiamo bisogno di un sostegno maggiore di quello che riceviamo, di più considerazione di quella che ci concedono, maggiore riconoscimento e persino, perché no, un affetto più concreto e tangibile.

Tuttavia, la maggior parte dei libri di auto-aiuto ci ricorda di “darci valore”. In poche parole, dobbiamo mettere in pratica adeguate strategie per disporre di un confacente amor proprio, una solida autostima e una personalità forte che ci permetta di uscire con successo da qualsiasi avversità. Sebbene sia vero che tutto ciò è positivo e persino consigliabile, c’è una sfumatura che conviene tenere bene a mente.

La persona, che investe sulla propria crescita personale e sulla sua forza psicologica, non deve cadere nell’estremo opposto di praticare un’“auto-valorizzazione” così aggressiva da non avere più bisogno di niente. Perché, a volte, colui che non ha bisogno di niente, non offre neanche niente e, quasi senza rendersene conto, finisce col praticare un vero e proprio materialismo emotivo.

Il segreto sta nell’equilibrio e nel comprendere che essere una persona forte non significa essere immune alla sofferenza, né insensibile o privo di sentimenti. I forti sono coloro che un giorno si concedono di essere deboli e che, dentro di sé, continuano a subire l’impatto delle avversità. Pertanto, loro più di chiunque altro dovrebbero non solo dare sostegno, ma anche accogliere queste carezze emotive con le quali saziare la loro fame e continuare a curare le loro ferite silenziose.

Andrà tutto bene, fidati di me

Qualche volta nella vita abbiamo bisogno tutti di qualcuno ci prenda la mano e ci dica che andrà tutto bene. Ci sono momenti così, nei quali la sicurezza di sé viene meno e una buona autostima non garantisce il successo, la risoluzione del problema o un buon risultato. Ci sono momenti precisi in cui niente è catartico quanto condividere le difficoltà, alleggerendo il peso delle paure e il tarlo delle preoccupazioni.

È risaputo, per esempio, che i medici che prendono la mano ai loro pazienti, rivolgono loro messaggi positivi, premurosi e incoraggianti, riescono a ridurre la paura e l’ansia nei malati. Allo stesso modo, pochi palliativi sono confortanti quanto un padre o una madre capaci di estinguere l’affezione dei loro figli, invitandoli a sperare e dicendo loro che andrà tutto bene.

Ci sono momenti, e questo capita a tutti, in cui il cervello si annebbia e viene pervaso dalle tenebre mentali. Perché i pensieri negativi hanno la cattiva abitudine di essere resistenti, di essere come una melma che mischia la negatività alla tristezza, l’incertezza al caos.

Quando questo accade, quando i cavalieri della paura sono liberi di galoppare, non sempre riusciamo ad applicare questo approccio razionale grazie al quale comprendere che una sconfitta non è una catastrofe, né una delusione è la fine del mondo.

In questi momenti, una mano amica, una mente lucida e un cuore ben disposto possono fare miracoli. Non tutti i sentieri verso la guarigione sono percorribili in solitudine perché, sebbene abbiamo imparato ad apprezzarci, nessuno è esente da questi attimi di offuscamento, fallibilità e debolezza.

Che qualcuno ci dica che andrà tutto bene, aiuta. Che ci ricordino che nella vita tutto viene e tutto passa, allevia. Che qualcuno ci prenda per mano e ci prometta che starà al nostro fianco a prescindere da ciò che la vita ha in serbo per noi, ci infonde grande calma e tranquillità. Impariamo, dunque, ad accettare un aiuto, a essere umili e a concederci di accogliere ciò che gli altri ci offrono. Ma impariamo prima di tutto a mettere a disposizione del prossimo la parte migliore di noi stessi per creare, così, contesti più ricettivi, forti e salutari da un punto di vista emotivo.