Vorrei un abbraccio, non un consiglio

8 agosto 2017 in Psicologia 2824 Condivisi

Un abbraccio è un gesto che ci fa sentire vivi. È un gesto che ci conforta, ricevuto da qualcuno che ci circonda con le sue braccia e che ci stringe con la forza di cui abbiamo bisogno. Gli abbracci aprono i pori della pelle e ci consentono di mostrarci vulnerabili in uno spazio protetto. Un ecosistema in cui il pericolo o il rischio non possono entrare e dove siamo liberi di disfarci della nostra armatura, a volte così pesante.

Gli abbracci sincronizzano i cuori, abbassano la pressione arteriosa e rallentano la respirazione. C’è chi addirittura riesce a immaginare il mare chiudendo gli occhi, come se l’abbraccio fosse un piccolo rifugio, una conchiglia che riproduce il suono della sua stessa natura.

Lo studio del sistema nervoso, attraverso tecniche di neuroimaging come la risonanza magnetica funzionale, ci ha permesso di scoprire, ad esempio, che abbracciare le persone che conosciamo poco attiva il sistema limbico, un sistema direttamente legato alle emozioni. Questo genere di abbracci, oltre a ridurre i livelli di stress, stimola la formazione di legami di fiducia con la persona che abbracciamo e che quasi non conosciamo.

Siamo capaci di abbracciare?

Le statistiche rivelano che parliamo molto, ma abbracciamo sempre meno. Abbiamo molti più mezzi per comunicare, ma meno occasioni di andare oltre la parola, scritta o parlata. Questo ci rende goffi, ci vergogniamo oppure dobbiamo per forza avere un motivo che giustifichi un eventuale contatto.

Tutte le abilità che non vengono allenate, soprattutto a livello sociale, perdono la loro spontaneità. Lo stesso vale per gli abbracci. Quanta forza applichiamo? Dove mettiamo le mani? Non vogliamo fare sentire l’altro a disagio. Ecco come nasce l’ansia e l’abbraccio perde tutto il suo potere. Perché pensiamo, non chiudiamo gli occhi e semplicemente lo facciamo. Ci sentiamo strani in un gesto che non ci viene naturale.

D’altra parte, si può abbracciare il corpo, ma si può anche prendere la mano, stringere dolcemente la nuca o circondare con il braccio la schiena dell’altra persona. I bambini cingono i genitori con le gambe quando salgono sulle loro spalle.

“Non pensare a me come io penso a te. Non mi importa. Ma se hai freddo, potrei avvicinarmi e stringerti tra le braccia. Solo un po’.” Con un nodo in gola, mi avvicinai, mi sedetti accanto a lei e l’abbracciai. “Che bello!” disse lei più rilassata. “È come se fino ad ora avessi sempre avuto freddo”.

Patrick Rothfuss

Un abbraccio vale mille consigli

Il potere degli abbracci vale mille consigli. A differenza di questi ultimi, gli abbracci sono una certezza perché rompono muri e creano fiducia. Consentono, inoltre, di rilassarsi. Simbolicamente con gli abbracci possiamo liberarci per un attimo del peso delle nostre responsabilità. Quando le braccia ci liberano, quelle responsabilità sembrano più leggere.

Questo raramente capita con i consigli. Molti non valgono, altri sappiamo già essere la soluzione migliore. Non c’è bisogno che qualcuno ce lo dica. Quello che ci manca è la forza per mettere in pratica tali misure. Desideriamo un luogo dove riposare prima di raggiungere la vetta, con la sensazione di avere qualcuno che si prenda cura di noi e che cercherà il modo di aiutarci se ci perdiamo o se tardiamo troppo ad arrivare.

Ci sono abbracci che trasmettono forza, altri che trasmettono pace. Ad ogni modo, trasmettono tutti affetto. Un affetto che rende più forte e sensibile la nostra pelle interiore, la stessa che tutti noi abbiamo graffiato in preda a un attacco di rabbia. Un affetto che non paghiamo con gli altri o con oggetti, ma con noi stessi, causandoci profonde ferite.

Forse arriverà il giorno in cui la tecnologia ci permetterà di abbracciare persone che si trovano dall’altra parte del mondo. Adesso, però, non è possibile. Ecco perché sono così importanti i rapporti con le persone a noi vicine. Hanno un potere in più rispetto alle persone lontane, ovvero quello di abbracciarci.

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