5 frasi non permesse nella buona educazione

· 1 giugno 2015

Educare non è un compito facile. Richiede numerose qualità (pazienza, amore, tenacia, tempo, etc) e spesso i suoi frutti si vedono a lungo termine. Educare, inoltre, è un atto molto più ampio di quello che si intende di solito: non educano solo i genitori, i nonni o gli zii; è un atto più globale. Ad esempio, quando camminiamo per strada e gettiamo una cartaccia a terra oppure nella pattumiera, indichiamo a chi ci circonda (e ci osserva) quello che consideriamo corretto.

Gli adulti di solito sono meno sensibili all’essere educati, poiché hanno visto persone reagire in modi diversi di fronte alla medesima situazione. Un esempio individuale, quindi, li influenzerà molto meno. Tuttavia, con i bambini e con gli adolescenti questo non succede e non dobbiamo dimenticare che si trovano ovunque.

Nell’ambito dell’educazione ci sono diverse questioni che possono sembrare ovvie o di senso comune e che nel nostro immaginario vengono classificate come positive. Tuttavia, magari non lo sono se si considera la salute mentale o psicologica del bambino.

A seguire elenchiamo alcune frasi che, secondo gli esperti, non bisogna mai dire ai propri figli:

1- “Molto bene”: qui si trova il primo dilemma; perché non posso complimentarmi con mio figlio quando prende un bel voto o quando è il migliore nel suo sport preferito? Attenzione! Non si tratta di questo, è bene chiarirlo. Gli psicologi dicono che bisogna sempre essere equilibrati. Non è giusto “applaudire” qualsiasi cosa fatta dai propri figli, così come non lodarli mai. Un’altra questione da tenere in conto è la frase che si utilizza. Non vanno bene “ben fatto figlio mio”, “Bravissima figlia mia”, “Continua così, piccolo”, perché sono troppo generiche. Meglio chiarire sempre il perché ci stiamo congratulando con loro. “I tuoi voti in matematica sono sempre più alti”, “Sono felice dei gol che hai segnato durante l’ultima partita”, etc.

2- “Sono occupato”: purtroppo questa è una frase che si ripete molto nelle famiglie di oggi. Se il bambino la sente troppe volte alla settimana e nella sua vita, penserà e sentirà di non essere importante per i suoi genitori. Di certo tutti hanno impegni e mille cose da fare, ma i figli devono essere sempre tra le proprie priorità. Se non si lavora, non si può dare loro ciò di cui hanno bisogno, ma il ricordo dei propri genitori tutto il giorno a lavoro non è positivo. Come detto nel punto anteriore, inoltre, non pronunciate il generico “sono occupato”, ma spiegate perché lo siete, in modo che il bambino possa capire perché la mamma e/o il papà non possono stare con lui in quel momento.

3- “Vedrai quando arriva tuo padre (o tua madre): se si presenta l’altro genitore come esempio di punizione, farà sempre la parte del cattivo. È vero che in una coppia di solito uno dei due è più dominante e severo, ma non per questo deve trasformarsi nell’orco del racconto. Il bambino sentirà paura verso questa persona che arriverà e proverà un sentimento di insicurezza nel vederla entrare dalla porta. La cosa migliore è che il genitore presente al momento si faccia responsabile della punizione che merita il bambino. Parlate con il vostro partner per determinare i limiti.

4- “Non piangere, non è successo nulla”: piangere è una forma di comunicazione tipica dei bambini fino ad una certa età. Il compito dei genitori consiste nell’aiutarli ad esprimersi in altro modo, affinché spieghino cosa sia successo e, soprattutto, affinché imparino ad affrontare l’accaduto. Dire “va tutto bene” o “ormai è passato” non è la soluzione giusta.

5- “Adesso…”: potete completare con qualsiasi minaccia, da un “ti tolgo il cellulare” a un “ti do uno schiaffone”. Se minacciate i vostri figli solo con le frasi, i bambini capiranno che sono solo semplici “avvertimenti” che non si realizzano nella pratica. Infonderete in loro solo paura e li priverete della possibilità di capire.