Abilità comunicative dello psicoterapeuta

Begoña Rojí, docente di psicologia dell'Università a Distanza Uned, impartisce lezioni pratico-teoriche finalizzate allo sviluppo delle abilità comunicative dello psicoterapeuta.
Abilità comunicative dello psicoterapeuta

Ultimo aggiornamento: 31 agosto, 2021

Begoña Rojí è docente della Facoltà di Psicologia UNED. Nelle sue pubblicazioni, l’autrice sottolinea l’importanza delle abilità comunicative dello psicoterapeuta durante la pratica clinica.

I suoi contribuiti nel campo della psicoterapia sono evidenti nei suoi studi, orientati alla pratica della psicoterapia insieme ad altri professionisti della psicologia.

Nello specifico, prova a rispondere ai seguenti quesiti: quali sono le competenze comunicative necessarie a uno psicologo che applica la psicoterapia? Quali fenomeni deve tenere presente il docente di psicologia riguardo la relazione paziente-psicoterapeuta durante le sedute?

Begoña Rojí e Raúl Cabestrero hanno raccolto in un’opera le linee guida di base per sviluppare le principali abilità comunicative dello psicoterapeuta nella pratica clinica.

Il testo è “Entrevistas y sugestiones indirectas: entrenamiento comunicativo para jóvenes psicoterapeutas”. Nello spazio che segue andremo ad analizzare gli aspetti principali evidenziati dai due esperti.

Abilita comunicative dello psicoterapeuta.

Il colloquio durante la seduta di psicoterapia

Il colloquio clinico è un procedimento applicato in psicoterapia allo scopo di osservare e analizzare il comportamento di un paziente, per poi, con le informazioni ottenute, poter stabilire un trattamento che si adatti alle sue difficoltà.

Secondo l’autrice, il colloquio si basa sulla comunicazione tra paziente e psicoterapeuta, impostato in modo da individuare il problema e il contesto in cui è immerso.

A questo proposito è importante sapere come avviene questa comunicazione tra paziente e psicoterapeuta. Le tecniche di cui lo psicologo si serve per gestire la comunicazione durante il colloquio giocano un ruolo fondamentale nella psicoterapia.

Le tecniche di Rojí sull’intervento verbale

La comunicazione verbale implica i messaggi espressi a parole. Il colloquio clinico in psicoterapia si base perlopiù sull’espressione verbale del paziente e dell’intervistatore.

Si parte dall’idea per cui anche ciò che dice il professionista influenza il percorso di psicoterapia. Di conseguenza, atteggiamenti quali criticare, fare la paternale, bombardare di domande o avanzare accuse si ripercuotono negativamente sull’intervento psicologico.

Le tecniche mediante le quali lo psicoterapeuta può condurre il colloquio verbalmente sono svariate. A questo proposito, l’autrice stile una classifica in base alla direttività o non direttività dello psicoterapeuta.

Tecniche direttive sono tutti quegli interventi verbali di chi conduce i colloqui, per cui il messaggio è stato in precedenza strutturato e organizzato.

Nelle tecniche direttive il paziente assume un ruolo passivo nel corso della seduta. Un esempio di direttività è il sondaggio, che consiste nel porre domande direttamente in merito ai problemi esposti dal paziente: “a cosa ti stai riferendo?”, “cosa vorresti dire con questo?”.

Con l’espressione “non-direttività” Begoña Rojí vuole indicare un tipo di intervento in cui lo psicoterapeuta, dopo aver condotto una seduta di ascolto attivo, fa alcune osservazioni sul colloquio.

Dunque, le riflessioni variano in base a quanto espresso dal paziente, il che fa sì che il paziente abbia un ruolo attivo nell’orientamento della seduta.

Un esempio della tecnica non direttiva è il riflesso: lo psicoterapeuta capta la parte affettiva del messaggio del cliente, le attribuisce un significato emotivo con messaggio del tipo: “in quel momento ti sei sentito triste”, “quel cambiamento ti ha spaventato”, “la situazione è stata una sorpresa”.

Le tecniche del colloquio non verbale

La comunicazione non verbale può essere definita come quell’insieme di elementi comunicativi che non vengono espressi a parole, bensì mediante il linguaggio del corpo. Per esempio, per linguaggio del corpo si intendono la postura, l’espressione del viso, il contatto visivo.

Dobbiamo dire che durante il colloquio clinico l’atteggiamento non verbale del paziente è un’importante fonte di informazione sulle sue emozioni e sui suoi pensieri. A questo proposito, la comunicazione non verbale fa parte delle modalità d’espressione di una persona.

Partendo dal fatto che il significato dei comportamenti non verbali varia da una persona all’altra e da una cultura all’altra, possiamo affermare che c’è accordo sul significato dei comportamenti non verbali. Diventa fondamentale analizzare le variabili di ciascun paziente e il modo in cui tiene conto del suo contesto.

Ad esempio, il contatto visivo diretto tra paziente e psicoterapeuta indica attenzione e voglia di comunicare. Tenere le gambe e le braccia chiuse, invece, può essere indice di stress da parte del paziente, che può sentirsi teso per l’argomento trattato in sede di colloquio.

Nell’ambito della relazione di psicoterapia non è solo il comportamento non verbale del paziente a risultare interessante, bensì anche quello del professionista, che deve essere altrettanto attento ai messaggi non verbali che lui stesso invia al proprio paziente.

La percezione che il paziente ha dello psicoterapeuta in quanto professionista dipenderà perlopiù dall’efficacia del processo terapeutico.

Ecco perché lo psicologo deve avere un certo controllo e possedere una buona conoscenza dei messaggi non verbali che lui stesso invia, oltre che dei messaggi non verbali inviati dal paziente.

Psicologa e paziente.

L’interazione come fattore principale delle abilità comunicative dello psicoterapeuta

La percezione che abbiamo degli altri è un meccanismo primordiale di qualunque interazione. Di fatto, quando due o più persone interagiscono il fattore principale è il modo in cui percepisco l’altra persona e il come mi percepisce questa persona, così da poter interagire tra noi.

Se percepiamo una persona come sgradevole probabilmente non risultiamo particolarmente affettuosi nella comunicazione con lei. Se invece la percepiamo come piacevole, di certo ci mostreremo più simpatici.

Proprio per questo motivo, lo psicoterapeuta deve tenere conto del modo in cui interagiscono i pazienti, senza per questo trascurare il modo in cui lui stesso interagisce.

Per dirlo in un altro modo, è importante conoscere la natura della percezione interpersonale tra paziente e psicoterapeuta. In questo modo si saprà fino a che punto la terapia è ben impostata o se esiste un elemento nell’interazione che non è ben avviato.

Riflessioni conclusive sulle abilità comunicative dello psicoterapeuta

Riassumendo, Begoña Rojí riversa nei suoi studi la sua esperienza e la sua formazione professionale, dando un enorme contributo pratico con esercizi supportati da esempi quotidiani di psicoterapia.

Nello specifico, questo articolo è una riflessione sugli elementi principali evidenziati nel testo di questa autrice “Entrevistas y sugestiones indirectas: entrenamiento comunicativo para jóvenes psicoterapeutas“.

In esso, l’autrice trasmette un punto di vista pratico, oltre a quello teorico, sui fenomeni quotidiani affrontati da tutti i professionisti in psicologia.

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