Adelphopoiesis, cosa significa?

· 25 Dicembre 2018
La pratica dell'adelphopoiesis è stata a lungo accettata, sia socialmente che legalmente, durante gran parte del Medioevo e persino nell'età moderna.

Si ritiene che il matrimonio omosessuale nella società occidentale sia una conquista dell’epoca contemporanea. Tuttavia, la storia ci insegna che non è esattamente così. Ne è un esempio l’adelphopoiesis, termine usato per descrivere i matrimoni legali tra persone dello stesso sesso fin dal Medioevo.

Le relazioni tra persone dello stesso sesso nel corso della storia non sono state affatto insolite. L’usanza più conosciuta è legata alla pederastia nell’antica Grecia, ovvero quando insegnanti e studenti intrattenevano relazioni che andavano oltre l’apprendimento educativo. Anche in altri periodi della storia, tuttavia, ci sono state coppie consolidate e accettate socialmente formate da adulti dello stesso sesso.

G.K. Chesterton affermava che “gli architetti sanno tutto sullo stile romantico, tranne su come costruirlo”. Sembra che, in altri tempi, ci fossero invece “architetti” in grado di costruire relazioni intime tra coetanei dello stesso sesso e di consentire al romanticismo di prevalere, anche se non era la dinamica più comune in questo tipo di unione.

Ciò significa che l’omosessualità e le relazioni tra persone dello stesso sesso sono sempre state accettate? Ovviamente no. Sebbene sia attestata la pratica dell‘adelphopoiesis e di altri rituali simili nell’antica Roma e nell’Impero cinese, non è mai stata la norma.

“Io non cerco di capire per credere, ma credo per capire. Infatti, io credo anche perché non potrei capire se non credessi.”

-San Anselmo di Canterbury-

Due uomini guancia a guancia

Cos’è l’adelphopoiesis?

Come potete ben immaginare, l’obiettivo finale dell’adelphopoiesis non era quello di unire due persone in senso romantico. Tuttavia, sia religiosamente che legalmente, la relazione tra due uomini (più frequente), e talvolta anche tra due donne, veniva riconosciuta con totale accettazione da parte della Chiesa.

Questa relazione non era comunque considerata un matrimonio in quanto tale, bensì un’unione con l’obbligo per ambo le parti di prendersi cura l’una dell’altra. Due persone che condividevano vita, beni, attività, lavoro, e la famiglia. Se una delle parti moriva, l’altra prometteva di continuare a prendersi cura dei parenti del defunto.

Come nel matrimonio convenzionale, anche in questo caso entrambe le parti si promettevano fedeltà fino alla morte. Benché la pratica permettesse di condividere quasi tutto, persino di essere sepolti insieme, non contemplava l’amore romantico, almeno esplicitamente.

Tuttavia, pur non essendo un’unione romantica, ma una specie di gemellaggio legale, sembra che i rapporti sessuali non fossero del tutto inusuali in questo tipo di unione. Erano implicitamente accettati, sebbene non contemplati. Pertanto si poteva vivere un’unione “piena” e “perfettamente legalizzata”.

Una pratica valida per molti anni

Sebbene l’adelphopoiesis non fosse una pratica comune, è stata a lungo accettata socialmente e legalmente durante la maggior parte del Medioevo e persino durante l’età moderna. Tuttavia, questa unione era più comune nelle aree della cristianità orientale che in quelle dell’Europa occidentale. Tuttavia, è noto che anche la Chiesa cattolica la contemplasse e vi sono anche casi di santi legati a un’altra persona attraverso questa formula, come per Cosma e Damiano.

D’altra parte, non si sa esattamente perché sia stato abbandonato questo rituale. Si ritiene che la ragione possa essere l’attrazione romantica tra persone dello stesso sesso, che non è mai stata ben vista.

In altre parole, era legalmente accettato che due persone dello stesso sesso si unissero per condividere vita e obblighi a patto che non avessero rapporti omosessuali. Tuttavia, implicitamente sembra che fosse noto o intuito che ciò avvenisse.

Due uomini che si abbracciano

Precursore del matrimonio omosessuale

L’adelphopoiesis è stata considerata per anni come l’antecedente del matrimonio omosessuale. Questo rituale un tempo veniva celebrato in chiesa, dove i parenti di entrambe le parti si riunivano di fronte alla croce prendendo parte alle diverse liturgie.

Alcuni autori, come J. Boswell, sostengono che l’omosessualità era accettata dalla Chiesa, almeno fino al XIII secolo., interpretando questo rituale come un retaggio di quell’epoca. Non dimentichiamo che tra l’alto medioevo e l’età classica non c’è una grande differenza temporale. Non si tratta, dunque, di un’ipotesi così folle.

“L’amore nasce dal ricordo, vive di intelligenza e muore per oblio”.

-Ramón Llull-

Immagine per gentile concessione di www.medievalists.net