Come affrontare un senso di colpa che ci impedisce di andare avanti

· 24 aprile 2017

Viviamo in una cultura che cerca continuamente di imporci alcune linee guida sul nostro comportamento. Si dice che ci sono premi e castighi per le nostre azioni. E quando commettiamo un errore o facciamo qualcosa che non va bene, o semplicemente smettiamo di farlo, fa capolino il senso di colpa. È allora che hanno origine i nostri problemi.

In qualsiasi ambito troviamo queste norme. In famiglia, al lavoro, a scuola, nella quotidianità. In ogni momento le nostre decisioni vengono scannerizzate da quella specie di codice comportamentale che ha il compito di differenziare ciò che è corretto da ciò che non lo è. Una morale che ci accompagna man mano che ci trasformiamo in soggetti sociali.

“Io non ho colpe se la vita si nutre della virtù e del peccato, del bello e del brutto”.

-Benito Pérez Galdós-

A volte le cose sembrano andare oltre. Ad esempio, in alcune religioni, come in quella cattolica, i credenti nascono con un debito chiamato “peccato originale”, che può essere cancellato solo tramite il sacramento del battesimo. Ci dichiarano colpevoli ancor prima di venire al mondo e non sappiamo per quale motivo veniamo considerati tali.

L’ideale è non lasciarsi paralizzare dal senso di colpa. È bene riconoscere i propri errori, riflettere, imparare, ma non è sano nascondersi dietro al senso di colpa per tutta la vita. In questo modo, nessuno sarebbe capace di crescere come persona e di raggiungere le sue mete. Se esiste qualcosa di pericoloso, è senza dubbio quel senso di colpa così forte da governare le nostre vite.

Non giudicatevi così severamente e non permettete agli altri di essere i vostri carnefici

Abbiamo sempre bisogno dell’approvazione sociale. Molte volte non siamo capaci di fare un solo passo senza tener conto di quello che dicono gli altri. E la nostra esistenza, invece di essere un tesoro, si trasforma in un luogo freddo, buio e senza speranza. Ci isoliamo, non esprimiamo nessuna opinione e facciamo il possibile per divenire invisibili.

La situazione si complica quando deludiamo qualcuno o addirittura noi stessi. Non importa chi ha ragione, la prima cosa che facciamo è farci carico di un senso di colpa che ci porta inevitabilmente a giudicarci in un modo, a volte, crudele e spietato. La fiducia in noi stessi e la nostra autostima ricevono un colpo brutale.

Può anche accadere che siano gli altri a segnalarci che la nostra condotta non è indicata e ad imporci un’ingiusta sanzione, arbitraria e sproporzionata. Inevitabilmente, gli unici a soffrirne saremo noi. Pensate di meritare il rispetto che offriamo, perché è una delle uniche garanzie per la convivenza.

Nessuno ha il diritto di negarvi una seconda opportunità, neppure voi stessi. Accettare gli errori è un atto nobile e che ci arricchisce spiritualmente. Tutti ci troviamo nelle stesse condizioni. Affinché un senso di colpa non si trasformi in un ostacolo, è necessario perdonarvi, perdonare gli altri e capire che gli altri non hanno alcun potere su di voi.

Lasciate che i sensi di colpa appartengano al passato e vivete il presente

Molte persone confondono la frase “chi dimentica la sua storia è condannato a riviverla” (attribuita al poeta spagnolo Jorge Agustín Nicolás Ruiz). Trovano in essa un motivo per appigliarsi al passato. Anche se è bene ricordarla per non commettere gli stessi errori, è anche vero che nessuno può crescere portandosi dietro il peso di ciò che avrebbe potuto essere e, invece, non è stato.

Forse uno degli errori più frequenti è quello di rimanere ancorati al passato. Ci comportiamo come un reo condannato perpetuamente alle catene. È come se nessuno potesse salvarci dalla nostra paralisi fisica e spirituale. In seguito, quel senso di colpa dominerà ognuna delle nostre condotte, fino a trasformarci in persone frustrate.

Siamo costruzioni nel tempo e nello spazio. La nostra vita è molto breve rispetto alle distanze presenti nell’universo. Qui misuriamo il passare del tempo in secondi, minuti, ore. Poi in giorno e notte. E finiamo con le settimane, con i mesi e con gli anni. La terra non è altro che un pallido puntino blu immerso nel tempo, come disse Carl Sagan.

Se guardiamo al passato in modo costruttivo, il sentimento di colpa svanirà e riusciremo a superare le situazioni di ristagno. È l’unico modo per maturare. Se, invece, lasciamo che il passato ci sovrasti e si imponga sul presente, non avremo nessuna possibilità di avanzare. Siamo artefici del nostro destino perché il futuro è nelle nostre mani.