Mancanza di flessibilità mentale e senso di colpa

· 21 novembre 2016

Se ripercorriamo gli stati emotivi negativi, troveremo che la mancanza di flessibilità mentale e il senso di colpa sono una caratteristica ricorrente in molti casi. Potremmo dire che, oltre a manifestare la loro presenza, sono anche il motivo per cui questi stati negativi si mantengono nel tempo.

La mancanza di flessibilità mentale si riferisce all’incapacità di cambiare opinione quando ci sono tutti i motivi per farlo. Allude anche all’incapacità di contemplare una situazione da diversi punti di vista. Le persone poco flessibili vivono la realtà in base a premesse molto rigide e con poche sfumature.

Hanno modelli cognitivi talmente rigidi che qualsiasi fatto non soddisfi le loro aspettative è per loro una grande fonte di ansia.

L’origine del senso di colpa è stata ampiamente studiata. Si potrebbe dire che in determinate società di tradizione ebraico-cristiana il senso di colpa riflette il modo in cui si elaborano gli episodi dolorosi. Di fatto, se consultiamo la Genesi, vi troveremo una Eva in colpa per aver mangiato la mela del serpente.

La colpa ha un risvolto positivo perché spinge a riflettere e a riparare ai danni commessi. D’altra parte, mostra la sua faccia negativa quando rimane sospesa come un peso morto sul collo, impedendoci di avanzare. Inoltre, quando si presenta in forma generalizzata, la colpa è un sentimento totalmente distruttivo: non è utile, non guarisce e non ha niente di creativo da cui trarre ispirazione.

La colpa e l’inflessibilità ci allontanano dal comfort mentale

Questi due fattori causano “ruminazione” o “rimuginio”, un concetto sviluppato nell’ambito della psicologia che si riferisce all’incapacità di smettere di pensare a qualcosa. La ruminazione eccessiva è associata a disturbi psicotici, al nervosismo, a disturbi alimentari e molti altri problemi.

Questa relazione è logica: se siamo incapaci di vedere i fatti da diversi punti di vista, se tutti i nostri preconcetti non combaciano con quello che stiamo vivendo, allora è normale pensare che qualcosa non vada in noi. E ci pensiamo tanto, senza trovare una soluzione. Semplicemente si tratta di una punizione mentale che ci auto-infliggiamo.

Se, oltre a questo e all’inflessibilità, l’ambiente ci fa delle richieste e noi crediamo di sbagliare continuamente perché queste richieste non soddisfano le idee che abbiamo in mente, allora ci sentiamo colpevoli. Con questi due aspetti, la nostra mente avrà un’attività “frenetica, ansiosa e inutile”.

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Come faccio a capire se l’inflessibilità e il senso di colpa mi stanno rovinando la vita?

Per capire come questi due coltelli affilati influiscano sulla nostra salute mentale, conviene fare un esempio.

Immaginiamo una donna che ha avuto sufficienti informazioni per una profezia: nel caso diventasse madre, sarebbe generosamente ricompensata dalla sua cerchia sociale. Il suo cervello, inoltre, deve costantemente elaborare un’informazione: la nascita di suo figlio sarà un evento felice e insostituibile, privo di contraddizioni e di momenti di dubbi.

Il suo schema mentale riguardo la maternità sarà rigido, inflessibile e utopistico: la maternità è bella perché istintiva e saprà fare la mamma perché è bello, istintivo e semplicemente la renderà felice in qualsiasi momento. Nel suo schema mentale, i dubbi non sono ammessi, anzi sono pericolosi per il suo benessere.

Questa donna, nel vivere il grande cambiamento che una gravidanza implica, quindi anche parto e post-partum, può sentirsi contrariata. La gravidanza è stata piena di problemi fisici, non era allegra come si aspettava, il parto e il post-partum non sono state esperienze gratificanti. Allora compare una sensazione di vuoto esistenziale molto profonda che si scontra con le aspettative della donna e il suo schema mentale.

Se il suo schema non lascia spazio a  idee che possano alleviare il suo stato d’animo, ad esempio che i cambiamenti ormonali sono normali, che la stanchezza è estenuante e che è normale sentirsi “strane”, la donna valuterà tutto questo in un unico modo: sono una cattiva madre perché non sono allegra e per questo mi sento in colpa.

Questa persona può agire solo in due modi: può continuare ad auto-punirsi per il fatto di non provare le emozioni che dovrebbe provare o, al contrario, può ripensare il suo sistema di valori per capire che la maternità è un’esperienza complessa, ma non per questo smette di essere meravigliosa. Deve fare spazio a tutti questi sentimenti di dolore e gestirli perché fanno parte del momento che sta vivendo, così come l’allegria.

A tale scopo, dovrà combattere non solo i sentimenti che crede non dovrebbero essere nella sua testa, ma tutto il sistema di valori e il senso di colpa che le impediscono di vivere in modo sano il momento della maternità.

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Come combattere l’inflessibilità mentale e il senso di colpa?

Ci sono vari modi di combattere questi due grandi nemici del benessere, varie tecniche, dalla più teorica alla più pratica. Vediamone alcune:

  • È il momento di rilassarsi. Questo non vuol dire sdraiarsi sul letto e non fare nulla per ore. Mantenere la mente tranquilla significa acquisire consapevolezza, scoprire il mindfulness e alcune letture, come quelle dell’autore Eckhar Tolle.
  • Mettere in pratica quanto appreso. Non è facile mettere in pratica questa forma di rilassamento. Cercate situazioni semplici e gradevoli, come fare una passeggiata, dipingere o leggere. Se cominciate a farlo in contesti del genere, progressivamente lo potrete applicare ad altri ambiti, come in ufficio oppure in classe mentre fate lezione a 20 bambini.
  • Cercate aiuto professionale. È importante lavorare sugli schemi rigidi e sbagliati. Uno psicologo cognitivo comportamentale è un professionista specializzato che può aiutarvi a smontare tutto quello che vi sta facendo soffrire inutilmente, oltre a strutturare e sfruttare le idee che avete e che vi faranno bene. Non è un “lavaggio del cervello”, è un aiuto da cui potete prendere ciò che vi serve.
  • Rivedete i vostri principi. Non potete rivedere i vostri valori senza prima esservi rilassati un po’. Se siete già più tranquilli, allora potete ripensare ai vostri valori, vale a dire: capire quali modi di pensare e agire prestabiliti vi impediscono di vivere in armonia.
  • Realizzate cambiamenti progressivi. Decidere di non essere più “inquadrati”, di essere più fluidi e di aprirvi a nuove prospettive di vita è un atteggiamento che richiede tempo. Tuttavia, la cosa migliore è puntare su fatti concreti.
  • I risultati delle vostre interazioni saranno sempre migliori dei fantasmi nella vostra mente. Se vi sbagliate, vi sentite in ansia o in confusione, non abbiate paura. Non c’è niente di male nel farsi delle domande e lavorare a livello mentale, anzi, tutto l’opposto. Le fondamenta solide durano nel tempo, il resto crollerà e avrete la possibilità di costruire mura più flessibili e durature.
Quindi, correte il rischio e sfidate questi due coltelli che minano la vostra salute mentale perché ve ne sarà grata. Se lo fate, potrete osservarne il riflesso nel modo in cui vi relazionate con gli altri. Non è una bella notizia?