Come aiutare i bambini che eravamo un tempo

· 22 marzo 2017

È ovvio che tutti noi siamo stati bambini un tempo. Anche la persona più aggressiva, iraconda, rabbiosa o tossica ha attraversato questa dolce fase vitale che è l’infanzia. Tuttavia, non è sempre stata felice per tutti. Per molte persone, l’infanzia è stata un periodo della propria vita da dimenticare. 

Bambini orfani, maltrattati, abbandonati, criticati… Tristemente, il fatto di essere bambini non esime dal ricevere trattamenti penosi o negligenti da parte degli adulti.

E questo è un conto che alla fine bisogna pagare. Quel bambino ferito crescerà con problemi di autostima, pensando di non essere degno d’amore, che verrà sempre abbandonato, che la sua felicità dipenderà sempre dagli altri o di essere poco coraggioso. Una volta diventato adulto, tutte queste carenze emergeranno sotto forma di mancanza di assertività, gelosia, rabbia, dipendenza o depressione.

Non pretendiamo di dare al nostro passato tutta la colpa di come ci sentiamo adesso, ma è importante conoscerne l’influenza sul presente e sviluppare gli strumenti di cui abbiamo bisogno per rimanere a galla.

Quel bambino, che continua a vivere dentro di noi, continua ad essere ferito e ha bisogno che l’adulto che è diventato oggi lo aiuti a curarsi.

Gli schemi vitali

Jeffrey Young è uno psicologo americano conosciuto per essere stato il fondatore della terapia degli schemi. Questa consiste nel rendere la persona che soffre cosciente degli schemi che attualmente reggono la sua vita e di come questi debbano essere modificati.    

Questi schemi sono stati appresi fin dall’infanzia ed estrapolati dall’età adulta. L’obbiettivo della terapia è quello di disattivate gli schemi e curare il bambino che vive dentro di noi.

Gli schemi sono modelli di pensiero, emozioni o azioni che ripetiamo costantemente quando ci troviamo in determinate situazioni.

Se, ad esempio, nostra madre ci abbandonò quando eravamo bambini, e non siamo stati in grado di gestire tale situazione, è probabile che pensiamo di continuo che ci abbandonino. Questo si ripercuote sulle relazioni di amicizia, familiari o di coppia e può generare condotte di gelosia, aggressività o dipendenza.

Potremmo dire che quella figura così importante che è la madre, si proietta, ad esempio, nel proprio partner. Esattamente come ci si convince di non essere degni di amore, si pensa, erroneamente, che il nostro partner ci abbandonerà, come fece un tempo nostra madre.

Oltre allo schema dell’abbandono, ne esistono altri come la privazione emotiva, il fallimento, la vulnerabilità al dolore, la sfiducia, etc. Tutti essi si sono sviluppati durante l’infanzia, in base al tipo di relazione con la famiglia o alle esperienze traumatiche premature.

Questi schemi continuano ad attivarsi in età adulta, quando viviamo esperienze simili a quelle che abbiamo provato da piccoli.

Curare il proprio bambino interiore

Le terapie cognitivo-comportamentali si basano sul cambiamento di pensieri automatici negativi e credenze attuali, oltre che allo sradicamento di certi comportamenti ripetitivi disfunzionali. Lavorano, inoltre, con le emozioni e l’influenza che queste hanno sul nostro comportamento e valutazione.

La terapia degli schemi, oltre a questo, aggiunge l’esercizio di volgere lo sguardo al passato, rivivere ciò che ci ha feriti quando eravamo piccoli e fare in modo che l’io adulto aiuti l’io bambino che eravamo.

Un esercizio che possiamo mettere in pratica tutti i giorni consiste nell’immaginare noi stessi da bambini, in una situazione che fu dolorosa e che non abbiamo superato. Chiudete gli occhi, rilassatevi e provate a rivivere nel modo più nitido possibile quella scena. Osservate il bambino o la bambina che eravate e sentite le emozioni che provavate. Non fuggite dalla tristezza, né dall’ansia o dalla rabbia che quella situazione vi provocò. Sentitela in tutto il suo splendore.

Una volta immedesimati nella scena o provati gli stessi sentimenti, mettete in gioco l’adulto che siete ora, la saggezza che possedete ed aiutate quel bambino. L’adulto abbraccerà il bambino, asciugherà le sue lacrime, lo capirà e dirà a questi di esserci sempre. Inoltre, domanderà al bambino di cosa ha bisogno e cercherà di soddisfarlo. In questo modo, avrete soddisfatto le sue necessità ed aiutato quel bambino, che siete voi.

L’adulto, inoltre, deve aiutare il bambino a perdonare. Questo atto, così coraggioso, rompe le catene della schiavitù da un ricordo difficile da superare e che continua a pesare attualmente.

È un esercizio molto emotivo, che aiuta ad approfondire i nostri sentimenti e a disattivare, in parte e con molta pratica, gli schemi disfunzionali che abbiamo appreso.