Alimentando il rancore, moriamo poco a poco

· 24 novembre 2015

Una bambina va da suo padre e gli dice:

-Papá, non sopporto più la vicina. Vorrei ucciderla, ma ho paura che mi scoprino. Puoi aiutarmi?- Il padre rispose:

-Certo amore, ma ad una condizione: dovrai fare pace con lei, in modo che nessuno sospetti di te quando morirà. Dovrai essere gentile, disponibile, paziente ed affettuosa, meno egoista, ringraziarla ed ascoltarla sempre. Vedi questa polverina? Tutti i giorni mettine un po’ nel suo piatto. Così lei morirà poco a poco.

Passati 30 giorni, la bambina tornò dal padre e gli disse:
– Non voglio più che muoia, ora le voglio bene. E adesso? Come faccio per bloccare gli effetti del veleno?- Il padre le rispose:
– No preoccuparti! Era solo farina. Lei non morirà, perché il veleno stava dentro di te.-

Quando alimentiamo il rancore, moriamo poco a poco.

Impariamo a fare pace con chi ci offende e chi ci ferisce. Impariamo a trattare gli altri come vorremmo essere trattati. Impariamo a prendere l’iniziativa e ad amare, a dare, a donare, a servire, a regalare e non solo a voler guadagnare qualcosa e a voler essere serviti.

Autore sconosciuto

mani al sole

Quando qualcuno vi fa del male, è come se vi mordesse un serpente. La ferita può essere più o meno grande, ma potete curarla e farla rimarginare. Il peggio arriva quando quel morso è pieno di veleno. Come dice il terapista José Antonio García, i veleni più comuni sono la vendetta, l’occhio per occhio e la ricerca della giustizia ad ogni costo.

Questi veleni possono agire nel nostro profondo per moltissimi anni, divorandoci dall’interno e privando la nostra vita di allegria e speranza. 

Portare rancore è umano, molto umano. Ma lo è anche perdonare e sbagliare. Dicono che chi non ama, non perdona. Difatti, è l’amore il responsabile del perdono. L’amore per gli altri, per la vita, per il mondo e per se stessi.

Vale a dire, il perdono, quello vero, non esiste se non c’è niente che lo giustifichi. Può esserci gentilezza, responsabilità e indifferenza, ma l’unico modo per raggiungerlo è l’amore.

Diciamo che in un certo modo perdonare è sinonimo di essere liberi. Se non proviamo nient’altro che odio, rancore e paura verso gli altri, non ci sarà niente che giustifichi il fatto di vivere rinchiusi in un carcere di risentimento.

Le nostre ferite emotive saranno curate solo quando potremo parlare del nostro passato e del nostro dolore senza piangere, avendo perdonato e lasciando che l’oblio faccia il suo lavoro.
cuore elettriocardiogramma

Ad ogni modo, perdonare non significa che dobbiamo cancellare il passato, né dimenticare il dolore, ma creare un nuovo modo di ricordare e guardare il nostro presente e il nostro futuro.

Il perdono: indispensabile per la libertà emotiva 

Perdonare è indispensabile per raggiungere la libertà emotiva e, con essa, il benessere mentale. Potrebbe risultare molto faticoso, ma è l’unico modo per curarsi. Vediamo di seguito come fare:

1. Riconoscere il dolore: questo è l’unico modo che vi permetterà di distanziarvi emotivamente e di ricostruire l’empatia con la persona che vi ha feriti. Riuscirete così ad analizzare le ragioni che possono avere spinto quella persona ad agire in quel modo, il che contribuirà a ridurre la vostra necessità di incolpare gli altri e di pensare male.

2.Scegliere di perdonare: per questo, utilizzeremo la metafora del gancio.

Chi ci ha fatto del male ci tiene appesi ad un gancio, che ci trapassa le viscere, provocandoci un grande dolore. Vogliamo dargli quello che si merita, fargli provare quello che ci ha fatto provare, agganciarla come ha fatto con noi, compiere un atto di giustizia. Se ci sforziamo di appendere la persona allo stesso gancio, lo faremo tenendo presente ciò che ci ha fatto e, in un atto di giustizia, saremo noi stessi a soffrire di più. Mentre lo agganciamo o mentre ci proviamo, rimaniamo bloccati al gancio. Se riusciamo ad agganciarlo, si troverà tra noi e la punta, per cui, per uscire, dovremo far uscire prima lui.

Se ci sganciamo, staremo attenti e a debita distanza da lui, perché potrebbe provare ad agganciarci di nuovo e, se capiterà di riavvicinarsi, sarà perché avremo la certezza che non ci ferirà più. Non è l’atto di non soffrire che giustifica la scelta, ma un’opzione basata su ciò che desideriamo a lungo andare. 

bambina abbraccia albero

3. Accettare la sofferenza e la rabbia. È naturale sentirsi arrabbiati e feriti, ma l’unico modo per smettere di soffrire è abbandonare lo scontro con le nostre emozioni, i nostri sentimenti e i nostri pensieri.

4. Auto-protezione. Quando analizziamo l’accaduto e lasciamo spazio al perdono, non possiamo dimenticarci dei segnali che indicavano il pericolo. Per questo, bisogna avere le idee chiare, per proteggersi da possibili danni o minacce future.

5. Non è sufficiente un “ti perdono”.  Qualsiasi nostra espressione può essere completamente priva di contenuto. Questo è ciò che succede di solito; pensiamo di aver perdonato, ma il nostro risentimento continua a crescere dentro di noi.

Il perdono è qualcosa che si sente. Per questo, se ricominciano i pensieri, le emozioni e i sentimenti, dobbiamo ricominciare a realizzare il processo. Così fino a quando non riusciremo a liberarci dal dolore che lima il nostro carattere.

Dobbiamo fare i conti con i nostri ricordi, ma non con il nostro dolore. La vita diventa più facile se lo facciamo così.