Amnesia anterograda: l’incapacità di apprendere

· 4 dicembre 2017

Ricordare un numero di telefono senza dover ricorrere alla rubrica, incontrare un conoscente per strada e ricordarne il nome, ricordare dove siamo stati in vacanza l’estate scorsa sono tutte funzioni attribuite a un processo psicologico di base: la memoria. Qualora venisse meno la capacità di ricordare eventi passati o di imparare cose nuove, si parlerebbe di amnesia anterograda. Approfondiamo l’argomento.

Al giorno d’oggi, il ruolo della memoria viene considerato importante anche in funzione del tempo risparmiato grazie a un suo corretto funzionamento. Così, le persone dotate di “buona memoria” sono in grado di risolvere più in fretta un problema già presentatosi in passato, avendo già messo in pratica il metodo migliore per risolverlo.

Vale lo stesso per il ricordo di altre abilità come nuotare, scrivere velocemente su una tastiera, andare in bicicletta. Si tratta di competenze che una volta apprese, non si dimenticano pur smettendo di praticarle per lunghi periodi di tempo. Possono “arrugginirsi” per mancanza di pratica, ma in poco tempo si riesce senz’altro a recuperare il livello precedente.

Da questa prospettiva, la memoria umana ci appare come responsabile della buona riuscita delle più disparate azioni. Tuttavia, il suo funzionamento non sempre risulta soddisfacente. Qualche piccola dimenticanza, come non ricordare dove abbiamo messo le chiavi di casa, non è da considerarsi grave. In altre occasioni, però, la situazione può essere preoccupante, ad esempio se non riusciamo a ricordare l’ultima persona con cui ci è capitato di parlare.

Uomo con onda che gli esce dalla testa

Cosa si intende per memoria?

La memoria è la capacità di apprendere, organizzare e fissare nella mente avvenimenti passati, la quale si trova strettamente connessa a un altro processo psicologico elementare: l’attenzione. È tramite la memoria che possiamo archiviare dati, più nello specifico grazie a un complesso meccanismo articolato in tre fasi: codifica, immagazzinamento e rievocazione. L’amnesia impedisce un adeguato sviluppo della memoria.

La memoria può essere definita come il processo psicologico necessario per codificare le informazioni, immagazzinarle mentalmente e recuperarle quando ne abbiamo bisogno. È importante che le informazioni acquisite tramite l’apprendimento possano essere recuperate quando ne abbiamo bisogno: ciò avviene a volte con estrema velocità e precisione, altre con grande difficoltà.

Gli studi psicologici e neuroscientifici sulla memoria indicano l’esistenza di diversi sistemi di memoria nel cervello umano, ognuno dei quali con caratteristiche, funzioni e processi propri.

La memoria è il processo psicologico tramite il quale avviene la codifica delle informazioni, il loro immagazzinamento all’interno del cervello e la possibilità di recuperare gli stessi dati in futuro, quando la persona ne avrà bisogno.

Amnesia: incapacità di accedere ai ricordi o di imparare nuovi concetti

I sintomi di una persona affetta da amnesia sono la perdita o continui problemi di memoria. Le persone che accusano tale disturbo non sono in grado di immagazzinare informazioni nuove o recuperare quelle precedentemente archiviate, sia per cause organiche sia funzionali.

L’ amnesia organica si deve alla presenza di una qualche lesione nell’area cerebrale, che può essere causata da un trauma, da una malattia o dall’abuso di sostanze stupefacenti. L’amnesia funzionale, invece, è legata a fattori psicologici e può presentarsi come meccanismo di difesa (ne è un esempio l’amnesia isterica post-traumatica).

Esistono anche casi di amnesia spontanea, come l’amnesia globale transitoria (TGA secondo la sigla inglese), un disturbo più frequente negli uomini in età avanzata, che di solito dura meno di venti ore.

L’amnesia può essere classificata anche in base alla tipologia di ricordi che l’individuo non riesce a recuperare o immagazzinare. In tal senso, si distingue tra amnesia anterograda, quando l’individuo è incapace di dar vita a nuovi ricordi, e amnesia retrograda, quando l’individuo non riesce a recuperare i ricordi precedentemente immagazzinati.

La persona che soffre di amnesia anterograda può ricordare avvenimenti della sua infanzia o gioventù, ma è incapace di apprendere e ricordare i fatti accaduti a partire dal momento in cui si è verificata la lesione che ha prodotto l’amnesia.

La sindrome di Korsakoff

Per quanto riguarda le amnesie organiche, la sindrome di Korsakoff è il quadro clinico in cui si verificano con maggiore frequenza; rappresenta, dunque, parte dei criteri diagnostici dell’amnesia e ne è uno dei sintomi più evidenti e invalidanti. Il nome della sindrome si deve a Korsakoff, il primo medico ad averla individuata e descritta.

La sindrome di Korsakoff è caratterizzata da una fase acuta di confusione mentale e di disorientamento spazio-temporale. Nella sua fase cronica, lo stato confusionale è progressivo. Spesso, tale sindrome si genera come proiezione di una fase acuta della sindrome di Wernicke (encefalopatia).

I sintomi principali dell’encefalopatia di Wernicke sono: atassia (mancanza di coordinazione nei movimenti), oftalmoplegia (paralisi dei muscoli oculari), nistagmo (movimenti incontrollati della pupilla) e polineuropatia (condizione di dolore e debolezza in varie parti del corpo).

Anche le persone affette da sindrome di Wernicke-Korsakoff soffrono una condizione di disorientamento temporale e spaziale e sono incapaci di riconoscere familiari e di mantenere una conversazione coerente, presentano apatia e disturbi dell’attenzione.

Albero a forma di testa umana e uccelli

Amnesia retrograda: dimenticare il passato

Una forte commozione cerebrale, conseguenza di una caduta, di un incidente o dell’applicazione di scariche elettriche come terapia per trattare la depressione, può spesso portare ad amnesia retrograda. In alcune occasioni l’amnesia riguarda solo i minuti precedenti alla commozione. Se si tratta di un’amnesia molto forte, però, la perdita di memoria può intaccare ricordi di mesi e anni precedenti al trauma.

L’amnesia retrograda è, dunque, l’incapacità di ricordare il passato. Spesso questa forma di amnesia scompare e la persona recupera gradualmente parte della memoria. Nei casi migliori si ha un recupero totale della memoria.

Amnesia anterograda: vivere senza futuro.

Una lesione cerebrale produce un deficit di memoria globale e permanente senza intaccare l’intelletto. Tale sindrome è denominata “sindrome amnesica”. La persona che soffre di amnesia “pura” mantiene intatte le sue capacità intellettuali, non ha problemi linguistico-articolatori, non presenta deterioramento della percezione o dell’attenzione e conserva le abilità acquisite prima della lesione.

La amnesia anterograda, dunque, è caratterizzata da una grande difficoltà nel trattenere le informazioni nuove. Chi ne è affetto è in grado di intrattenere una conversazione e la sua memoria operativa funziona normalmente, ma pochi minuti dopo un qualsiasi avvenimento non gli è possibile ricordare l’episodio in questione.

Chi presenta amnesia anterograda non riesce ad apprendere informazioni nuove (o lo fa con estrema difficoltà) e a volte non riesce a ricordarne nemmeno altre. Il soggetto vive in una sorta di eterno presente. Il passato non esiste e il futuro è difficile da immaginare. Non è in grado di fare piani per il futuro; qualora li elaborasse, li dimenticherebbe.

Ciò nonostante, chi è affetto da amnesia anterograda è in grado di apprendere, seppur con maggior lentezza rispetto al resto delle persone, nuove abilità.

Aree cerebrali coinvolte

Determinare quali aree cerebrali siano coinvolte nello sviluppo della amnesia anterograda costituisce attualmente una delle sfide principali per la medicina. In linea generale, si ritiene che il danno cerebrale che dia origine all’amnesia anterograda coinvolga l’ippocampo e le aree del lobo temporale mediale.

Tali aree cerebrali, infatti, funzionano come “sala d’attesa” dove i dati vengono immagazzinati provvisoriamente prima di essere archiviati in maniera permanente nel lobo frontale. Possiamo considerare l’ippocampo come un magazzino per la memoria a breve termine. Se le informazioni non vengono archiviate correttamente all’interno di quest’area, è impossibile che passino al lobo frontale, pertanto non si potranno avere ricordi a lungo termine. In caso di amnesia non totale, i ricordi saranno poco dettagliati.

Nonostante l’ippocampo sia l’area cerebrale ritenuta maggiormente responsabile dell’amnesia anterograda, recenti studi hanno dimostrato la partecipazione di altre strutture. Si stima che eventuali danni al lobo basale anteriore possano concorrere a danneggiare il processo di immagazzinamento dei dati. Questa area, infatti, è incaricata di produrre acetilcolina, una sostanza estremamente importante per il funzionamento mnemonico, che avvia e modula il processo di formazione dei ricordi.

La forma più comune di danno cerebrale basale anteriore è l’aneurisma, una patologia associata all’amnesia anterograda. La corrispondenza tra alterazioni amnesiche e sindrome di Korsakoff suggerisce che una terza area cerebrale possa essere coinvolta nel processo che genera amnesia anterograda.

Stiamo parlando del diencefalo, una regione che presenta gravi lesioni in caso di sindrome di Korsakoff. La corrispondenza scoperta tra amnesia anterograda e sindrome di Korsakoff ha fatto nascere l’interesse medicino nello studio del diencefealo come parte coinvolta nei processi amnesici.

Ippocampo

La sensazione di vivere fuori dal presente

L’amnesia anterograda viene diagnosticata dal basso rendimento dei soggetti amnesici nei test tradizionali sul ricordo e sul riconoscimento. Per esempio, dopo aver presentato all’individuo una lista di 15 o 20 parole, egli è incapace di ricordarne la maggior parte.

Di solito il soggetto ricorda di più le ultime parole della lista rispetto a quelle iniziali o intermedie. Simili risultati si hanno all’interno di una conversazione o in seguito alla visione di un film o un programma televisivo. Gli avvenimenti quotidiani, inoltre, sono un vero problema: gli amnesici dimenticano dove hanno messo gli oggetti, cos’hanno fatto, chi hanno incontrato.

Possono, dunque, sorgere problemi di convivenza sociale, in quanto agli amnesici risulta difficile mantenere una conversazione o ricordare di cosa hanno parlato con i loro interlocutori in precedenti occasioni. Di conseguenza, la sensazione di vivere al di fuori del presente.

Per gli amnesici, gli avvenimenti quotidiani sono un problema: dimenticano cosa hanno fatto, con chi hanno parlato, dove hanno messo i vari oggetti.

Parlano di persone e avvenimenti del loro passato, come se si trattasse del presente. Non possono fare progetti futuri, ma nemmeno per l’indomani. Non si sa con certezza se queste persone non percepiscano quel senso di malinconia e intimità che ognuno prova ripensando al proprio passato o quelle speranze e aspettative che riponiamo nel futuro.

Chiaramente, i problemi di memoria associati all’amnesia anterograda causano veri e propri scompensi nella vita di tutti i giorni. La persone non è più autonoma e necessita di controllo e aiuto costante, non essendo in grado di  ricordare di dover assumere un medicinale a determinate ore o come realizzare faccende che prevedano il susseguirsi di più fasi.

Gli amnesici anterogradi possono, tuttavia, fare altre cose. Alcuni di loro apprendono a compiere brevi tragitti, per esempio da casa ai negozi più vicini. Molte delle loro conoscenze non sembrano danneggiate, come succede per l’amnesia retrograda.

Uomo con problemi di memoria

Amnesia anterograda: si possono apprendere nuove competenze generali?

Gabrieli, Cohen e Corkin (1983) cercarono di rispondere a questa domanda studiando le reazioni del paziente H.M., al quale chiedevano di definire parole e frasi entrate nell’uso corrente quando egli era già amnesico. L’esito dell’esperimento non fu soddisfacente, sebbene il paziente fu in grado di spiegare cosa fosse il “rock and roll”. Provarono anche a fargli imparare il significato di parole a lui non familiari. Nonostante un lungo allenamento, si dimostrò solo relativamente capace di associare le parole alle giuste definizioni.

Ci furono altri casi di studio. Per esempio, un bambino di 10 anni affetto da grave amnesia anterograda dovuta ad anossia (mancanza di ossigeno), il quale non riuscì a migliorare la sua capacità di lettura in seguito alll’episodio scatenante e presentava difficoltà semantiche; tuttavia, fu capace di apprendere l’utilizzo di videogiochi con la stessa facilità dei suoi compagni. (Wood, Ebert y Kinsbourne, 1982).

Come si può spiegare l’amnesia?

Secondo alcune teorie la chiave per interpretare l’amnesia è l’esistenza di più sistemi di memoria. Uno dei sistemi può preservarsi intatto e permettere il normale funzionamento di alcune componenti della memoria, mentre gli altri presentano lesioni. Per questo gli esiti sono diversi a seconda delle prove a cui i pazienti vengono sottoposti.

La distinzione tra memoria episodica e memoria semantica (Tulving, 1972) è servita ad alcuni autori per affermare che nell’amnesia la memoria semantica funziona normalmente. Questo spiega perché le facoltà linguistiche siano intatte. Il deteriorarsi della memoria episodica, invece, altera la capacità di ricordare e riconoscere, tipici degli individui amnesici.

L’amnesico conserva intatte le funzioni del linguaggio e ottiene esiti positivi nei test sulle conoscenze acquisite prima della lesione. Tutti i concetti e le regole utili a risolvere tali prove sono stati acquisiti nella fase vitale iniziale.

Per ricapitolare, la amnesia anterograda è un deficit selettivo della memoria che si presenta in seguito a un danno cerebrale; la conseguenza è che la persona presenta difficoltà ad apprendere nuove informazioni. Le persone che soffrono di tale alterazione non sono in grado di registrare nuove informazioni e presentano difficoltà d’apprendimento.

Tale condizione non ha, però, ripercussioni negative sui ricordi passati e sulle informazioni apprese prima che si manifestasse la patologia, le quali rimangono intatte e a cui l’individuo può accedere in qualsiasi momento senza problemi. Bisogna comunque ricordare che le caratteristiche dell’amnesia anterograda variano da caso a caso.

Bibliografia:

Freedman, A. M. (1984). “Trattato di psichiatria”. (2 vol.). Padova. Piccin.