Antidepressivi: tipi, effetti e controindicazioni

28 luglio 2017 in Psicologia 898 Condivisi

È ormai da tre anni che soffro di attacchi di panico e ansia. Negli ultimi mesi si sono intensificati: c’erano giorni in cui ero incapace di uscire di casa, dal rifugio del mio letto, dall’oscurità delle persiane abbassate. Dopo un anno passato ad assumere ansiolitici, la mia psichiatra mi ha prescritto gli antidepressivi, la fluoxetina, una dose ridotta per cominciare…

Questa testimonianza fittizia riflette l’attuale realtà di milioni di persone. Non importa la provenienza, il genere, il paese o lo stato sociale, perché la depressione, quell’ombra divoratrice, multidimensionale, ma unica in ogni mente e corpo, colpisce più di 350 milioni di persone in tutto il mondo.

La depressione non è tristezza, è mancanza di vitalità, di speranza, è buio e perdita di significato verso se stessi e verso la vita
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Non deve stupire, dunque, che il consumo di antidepressivi sia duplicato negli ultimi 10 anni. Ci siamo forse dimenticati come essere felici? Forse i professionisti sanitari optano per la via più semplice prescrivendo farmaci per i problemi della vita? Non abbiamo ancora la risposta a queste domande, non sono quesiti semplici, perché a questi fattori si aggiungono diverse variabili: l’attuale crisi economica, l’industria farmaceutica che lotta per trovare una soluzione chimica alla tristezza, al dolore e al malessere…

L’approccio biologico per il trattamento dell’infelicità è tornato in auge, lo sappiamo. Tuttavia, questo cocktail amaro che combina ingredienti come il mal di vivere, l’apatia, la demotivazione o la mancanza di speranza non può essere spazzato via con le cannonate. Attualmente si trattano troppo spesso disturbi con farmaci inadeguati.

Un antidepressivo non è un trucco grazie al quale nascondere i segni di una ferita al volto. I professionisti, per prima cosa, dovrebbero adattare la diagnosi alla persona e comprendere che gran parte dei casi, come quelli di depressione lieve, non vanno trattati con questi farmaci.   

Analizziamo il problema nello specifico, conosciamo meglio gli antidepressivi. 

Antidepressivi: quando utilizzarli?

Quando ad un paziente vengono prescritti gli antidepressivi, si verificano due cose. La prima è che si prende coscienza della malattia, della realtà personale e del tema da affrontare. Il secondo aspetto che si verifica quasi sempre in modo automatico è un mix di paura e dubbi. Cosa accadrà adesso? Quali effetti secondari proverò? Che cambiamenti subirà la mia vita quotidiana?

D’altro canto, un ulteriore fattore che si verifica con frequenza è il cambiamento repentino da un antidepressivo ad un altro, provando marche diverse, cambiando le dosi, ingrassando, perdendo peso, dormendo meno, dormendo di più e cercando su internet gli antidepressivi più efficaci, tra Sertralina, FluoxetinaParoxetina e Bupropione.

Vedendo ciò e con la pubblicazione di articoli che ogni anno fanno dubitare sull’efficacia di questi farmaci, capiamo perché circolano tante polemiche rispetto all’assunzione e alla prescrizione di questi medicinali; per questo motivo, è necessario chiarire alcuni concetti.

Perché si prescrivono gli antidepressivi?

  • Gli antidepressivi hanno lo scopo di ridurre, alleviare o trattare i sintomi associati ai disturbi dell’anima e, in concreto, nei casi di maggiore depressione, in cui sono davvero efficaci, come confermano diversi studi.
  • Gli antidepressivi mitigano la sofferenza, vale a dire, hanno una funzione analgesica. Questo significa che non fungono da farmaci che trattano il problema alla radice, cosa che fa, invece, la psicoterapia.
  • Quando un paziente soffre di grave depressione, il trattamento deve avere una durata minima di 6 mesi, ma per evitare ricadute, questo può essere prolungato fino ai 18 mesi.
  • È bene sapere che gli antidepressivi sono erroneamente denominati “pillole della felicità”. Questi farmaci non apportano mai positività, energie e motivazione grazie alle quali aprire gli occhi e scacciare il malumore e la disperazione. Le persone che assumono antidepressivi si trovano sotto l’effetto di un’anestesia emotiva.

Gli antidepressivi sono efficaci?

La risposta è “Sì”. Ma ha diverse sfumature: nei casi di depressione lieve non fanno effetto. Non servono a migliorare l’umore una rottura amorosa né a superare meglio il dolore o ad affrontare la paura di parlare in pubblico.

Non possiamo medicare tutti i problemi della vita, ma le malattie più acute, come nel caso della depressione grave. Un problema che, inoltre, non viene trattato come dovrebbe, perché si sa che nel 40% dei casi le persone non chiedono aiuto e non si sottopongono alla terapia.

Tipi di antidepressivi

Il mercato farmaceutico offre diverse opzioni a seconda del meccanismo di azione, dello stato di “degrado” del nostro organismo e degli effetti secondari. Anche se hanno tutti lo stesso scopo, il medico deve considerare diversi aspetti prima di prescriverne uno o l’altro. 

  • Età del paziente (ricordiamo che anche i bambini assumono antidepressivi).
  • Sintomatologia.
  • Altre malattie.
  • Effetti collaterali.
  • Gravidanza.
  • Interferenza con altri medicinali assunti dal paziente.

Vediamo ora i diversi tipi di antidepressivi.

Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina o ISRS

Molti specialisti iniziano prescrivendo questi antidepressivi. Sono quelli che causano meno effetti collaterali (anche se ogni individuo reagisce in modo diverso). Tra questi ricordiamo la fluoxetina (Prozac, Selfemra), la paroxetina (Paxil, Pexeva), la Sertralina (Zoloft), il Citalopram (Celexa) e l’Escitalopram (Lexapro).

Sono i più utilizzati nella pratica clinica e sono psicofarmaci che agiscono, come indica il nome stesso, inibendo in maniera specifica il riassorbimento della serotonina, senza influire su altri neurotrasmettitori.

Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina e della Noradrenalina o SNRI

In questo caso si tratta di farmaci come la venlafaxina e la duloxetina. Questi agiscono sulla serotonina e sulla noradrenalina, impedendone la ricaptazione. Agendo su due neurotrasmettitori, l’effetto è molto rapido.    

“In gran parte, sei tu a creare la tua depressione, pertanto solo tu puoi sconfiggerla.”
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Antidepressivi triciclici e tetraciclici

Fino a non molto tempo fa erano quelli prescritti con maggiore frequenza. Agiscono quasi allo stesso modo che i precedenti, vale a dire, frenando la ricaptazione della serotonina e della noradrenalina. Tuttavia, il modo in cui agiscono è più imprevedibile e, in linea generale, possono interferire con altri ormoni, come l’acetilcolina, l’istamina e la dopamina. Data l’azione imprecisa ed incontrollabile, possono rivelarsi farmaci pericolosi e causare dipendenza.

Al giorno d’oggi per fortuna, e visti i rischi, l’industria farmaceutica ha spinto il mercato verso opzioni come gli inibitori selettivi della serotonina o della noradrenalina, che non influiscono sull’azione degli altri ormoni.

Ciò nonostante, va ricordato che tali antidepressivi si utilizzano in poche occasioni e in casi di depressione gravi.

Inibitori del monoamino ossidasi (IMAO)

Gli inibitori del monoamino ossidasi (IMAO) sono stati i primi antidepressivi venduti sul mercato. Agiscono bloccando l’azione dell’enzima monoamino ossidasi e, in generale, gli effetti collaterali ad essi associati possono essere gravi in alcuni casi, soprattutto nel primo sottotipo, ovvero gli inibitori reversibili delle monoaminossidasi.

In seguito, comparve un secondo sottogruppo, quello degli inibitori reversibili della monoaminossidasi o RIMA, che presentano rischi meno elevati, ma essendo meno recenti, si preferisce spesso ricorrere agli inibitori della ricaptazione della serotonina.

Effetti secondari degli antidepressivi

Come abbiamo visto, ogni antidepressivo presenta un grado maggiore o minore di effetti collaterali. I medicinali più antichi (triciclici) sono efficaci come i nuovi (ISRS), ma più pericolosi. Sarà sempre il medico specializzato, dunque, a decidere con quale iniziare, quali dosi prescrivere e la durata del trattamento, che come abbiamo già detto, dovrà durare dai 6 ai 18 mesi.

Vediamo ora gli effetti collaterali indicati.

IMAO

Oggigiorno non vengono prescritti con frequenza. Causano ipertensione e risultano particolarmente pericolosi quando entrano in contatto con alimenti che contengono tiramina (certi pesci, le noci, il formaggio, alcuni tipi di carne…).

  • Possono causare confusione.
  • Difficoltà di concentrazione.
  • Nausea, svenimenti.
  • Difficoltà ad evacuare.
  • Gli uomini possono notare problemi di erezione o ritardi nell’eiaculazione.
  • Questi antidepressivi possono condurre alla morte in caso di sovradosaggio.

Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina o ISRS

  • Nausea e angoscia.
  • Disfunzioni sessuali.
  • Problemi di memoria.
  • Problemi ad urinare.
  • Irritabilità.
  • Cambiamenti di peso.
  • In casi gravi, tendenze suicide.

Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina e della Noradrenalina o SNRI

Hanno lo stesso effetto degli Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina o ISRS.

Triciclici 

  • Gli effetti collaterali associati vanno dalla classica secchezza alla bocca, tremori, fino ad accelerazione del ritmo cardiaco.
  • Stitichezza
  • Sonnolenza
  • Aumento di peso
  • Problemi ad urinare
  • Nausea e disorientamento
  • Problemi di erezione o ritardo nell’eiaculazione.

È altrettanto importante ricordare che gli antidepressivi triciclici sono pericolosi in caso di sovradosaggio.

Conclusioni

Molti antidepressivi possono causare intolleranza o dipendenza, ed è importante tenerne conto, soprattutto quando parliamo dei triciclici. Le persone che smettono di assumere questi farmaci, inoltre, sperimentano una sindrome da astinenza più o meno intensa, per questo è importante smetterli di assumere in modo corretto, affinché l’organismo si adatti poco a poco alla nuova situazione.

D’altro canto, come abbiamo già detto durante l’articolo, gli antidepressivi non sono l’unica ed esclusiva risposta al trattamento della depressione -in concreto dei casi più gravi-. Sono un aiuto essenziale, efficace e necessario da combinare all’aspetto psicologico e all’approccio cognitivo-comportamentale grazie al quale superare queste realtà così dure e complesse.

Non dobbiamo mai dubitare dell’importanza degli antidepressivi, ed ottenere la migliore diagnosi e il miglior aiuto da parte dei professionisti a nostra disposizione.

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