La sana e disinteressata arte di mettersi al primo posto

· 3 novembre 2017

Mettersi al primo posto è un’abitudine sana, utile e necessaria. Mettere in pratica un’arte simile non è un atto di egoismo, perché voler bene alla persona che vediamo riflessa nello specchio ogni mattina, senza scuse, limiti o distinzioni, significa che sappiamo prenderci cura di noi stessi, significa investire sul nostro benessere personale e su una buona qualità di vita. Chi si prende cura di sé come merita può anche offrire agli altri la migliore versione di se stesso.

Lo stesso Socrate nei suoi insegnamenti si è focalizzato sul concetto di cura di sé o epimeleia heautou. In seguito, Michel Foucault approfondì l’argomento giungendo alla conclusione che solo quando una persona impara a conoscersi davvero, dedicandosi a se stessa e valorizzandosi, può raggiungere la vera libertà.

La verità è che non sappiamo quando e per quale motivo ci hanno messo in testa l’idea che la pratica di quest’arte sia un atto interessato ed egoista. Si è creata un po’ di confusione con i termini, al punto che altruismo e rispetto dell’altro sembrano essere in contrasto con la cura di sé o con il mettersi al primo posto. È un’idea completamente falsa.

Senza rendercene conto, dunque, abbiamo coltivato relazioni basandoci sul principio che più diamo agli altri, più ci amano e ci valorizzano. In realtà non facciamo altro che abbandonare il nostro amor proprio in un angolino, senza guardarci indietro, pensando di essere nel giusto e che è questo che gli altri si aspettano da noi.

Meglio evitare questa pratica malsana, spesso è fonte di problemi, frustrazioni, ansia, notti di insonnia e perfino dolore fisico.

Ragazza con un pettirosso sulla testa

Chi non si mette al primo posto si stanca

Quando una persona smette di mettersi al primo posto per riempire l’agenda, la mente e la volontà di “devo fare questo o quello”, “si aspettano di più da me”, “devo fare questo per quella persona”, in realtà non fa altro che stancarsi. Perde tutte le energie, l’identità, i desideri e soprattutto l’autostima. Il fatto è che spesso adottiamo questi atteggiamenti senza pensarci, senza riflettere per un momento se vogliamo davvero fare quel favore, quel piacere.

Gli psicologi ci spiegano che cadiamo nell’automatismo del fare, fare, fare, razionalizzando queste azioni a qualcosa di naturale e necessario. Perché se siamo utili agli altri, allora valiamo qualcosa e se siamo necessari alle persone care, allora ci ameranno. Tuttavia, questa regola dei tre fare non sempre dà i risultati sperati, anzi, a volte tutto l’opposto.

In questi casi, le conseguenze sono tanto devastanti quanto tristi. Se percepiamo che i nostri continui sforzi e sacrifici non vengono apprezzati, sviluppiamo una visione molto critica di noi stessi, ci sentiamo in colpa per la nostra ingenuità, la nostra devozione e l’eccessiva fiducia verso gli altri. Questa voce interiore a volte può essere molto crudele e non tardano a manifestarsi sintomi quali dolore muscolare, stanchezza, problemi digestivi, infezioni, cefalea, caduta dei capelli…

Abbandonarci alla soddisfazione esclusiva dei bisogni altrui ci annulla come persone, ci diluisce e ci svuota al punto di privarci delle nostre emozioni, speranze e identità. Quando questo accade, il primo sintomo che manifestiamo è una profonda stanchezza fisica e una fitta nebbiolina mentale.

Impariamo a prenderci cura di noi

Ci sono molte persone che si ritrovano intrappolate nella vita altrui, come locomotive che sfrecciano su rotaie sbagliate. Portano sulle spalle carichi che non appartengono a loro e non si concedono nemmeno un giorno di vacanza per essere se stesse, per prendersi cura di sé, per soddisfare solo i loro desideri. Portare avanti una situazione simile significa mettere in pericolo il proprio equilibrio e la propria salute, per questo è necessario cambiare approccio.

Ragazza che cammina sulle montagne

Come imparare a mettersi al primo posto in 4 passi

Tempo

Le persone che hanno smesso di mettersi al primo posto hanno automatizzato la risposta “sì”. A qualsiasi domanda, rispondono con questa parola magica come se fosse impossibile controllarla. È necessario mettere un freno a questo impulso, dunque quando una persona ci chiede, suggerisce o ordina qualcosa, prima di tutto dobbiamo restare un momento in silenzio. Dobbiamo evitare di dare una risposta immediata e concederci il tempo per riflettere e valutare con sincerità se vogliamo o meno soddisfare la richiesta che ci ha fatto. Impariamo a dire “no”.

Prospettiva

Per imparare a prenderci cura di noi stessi, a servirci, è necessario gestire la distanza, aumentandola o accorciandola, con tutto ciò che ci circonda. Arriva un momento in cui automatizziamo il bisogno del fare, fare, fare al punto di perdere la prospettiva. In questo senso, dire “no, non posso, oggi vengo prima io” non è la fine del mondo.

Frasi utili

Non è mai sbagliato collezionare un po’ di frasi che in certi momenti ci aiutino a proteggere le nostre necessità, la nostra identità o il nostro tempo. “Mi dispiace, ma quello che mi chiedi ora non posso farlo”, “Ti ringrazio per aver pensato a me, ma ho bisogno di tempo per me”, “In questo momento non mi va di fare quello che mi chiedi, ho bisogno di dedicarmi alla mia vita”.

Abbandonare certi discorsi

Sappiamo tutti come iniziano certi discorsi che poi finiscono con una richiesta. Quelle conversazioni intrise di gentilezza che alla fine vanno a parare in un favore che si dà per scontato che dobbiamo soddisfare. Dato che siamo più che abituati a queste strategie, impariamo a tenerle lontane. Evitiamo di stancarci e coltiviamo l’assertività.

In conclusione, questi 4 aspetti non si imparano dall’oggi al domani. Bisogna metterci buona volontà e prendere la ferma decisione di prendersi cura di sé e capire che mettersi al primo posto è in realtà un atto disinteressato, necessario e vitale. Con il tempo, queste strategie si automatizzano, sempre in nome del rispetto verso gli altri e verso se stessi.