Ascoltate sempre con entusiasmo i più piccoli

· 12 giugno 2016

Prestate sempre ascolto a quello che hanno da dirvi i più piccoli, qualunque cosa sia. Per loro è importantissimo. Il loro stupore, il loro entusiasmo, le loro scoperte, i loro sentimenti, le loro emozioni, i loro pensieri, i loro traguardi, la loro evoluzione…

Le parole di Catherine M. Wallace devono rimanere incise a fuoco nella nostra mente: “Ascolta con attenzione qualsiasi cosa i tuoi figli vogliano dirti, qualsiasi cosa. Se non ascolti con attenzione le cose meno importanti quando sono piccoli, non ti diranno le cose importanti quando saranno grandi, perché per loro tutte le cose sono sempre state importanti”.

I bambini si esprimono attraverso infinite parole, sguardi, gesti… Provate a mettere via il vostro Smartphone o tablet mentre loro giocano e constaterete quante volte alzano lo sguardo per ricercare la vostra approvazione, la vostra complicità, la vostra attenzione.

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Le notizie più importanti a cena sono quelle che ci danno i nostri piccoli

Siamo talmente abituati a “rimandare” quello che i bambini hanno da dirci da non renderci conto che a cena non dovremmo concentrarci sul telegiornale, bensì sulle cose che i nostri piccoli hanno da raccontare.

I bambini vedono la magia in qualsiasi cosa li circondi, per quanto possa sembrare insignificante. Eppure noi adulti non ce ne rendiamo conto – abbiamo perso la capacità di stupirci, non ci dedichiamo più a quello che amiamo se non se ne può trarre qualche beneficio, continuiamo a comportarci come dei robot, come macchinari dagli obiettivi inflessibili.

In quanto prigionieri della fretta, non siamo utili ai nostri figli, non siamo loro d’aiuto né di compagnia, poiché non rispettiamo i loro momenti e i loro spazi. Non siamo in grado di focalizzarci su di loro e di essere pazienti, di guidarli con dolcezza e senza arrabbiarci.

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Ascoltate i bambini affinché vi parlino, parlate loro affinché vi ascoltino

Il modo in cui parliamo ai nostri figli ha degli effetti, su questo non c’è dubbio. Se parliamo loro con affetto, sforzandoci di mantenere alto il livello di comprensione, otterremo una crescita potenziale che ci consentirà di parlare ed ascoltarci a vicenda nel modo corretto.

1. Come cambiare metodologia di dialogo per favorire l’espressione dei sentimenti

Come già sottolineato in altre occasioni, esiste una relazione diretta tra come si sente un bambino e il suo modo di comportarsi. La regola è semplice: se un bambino sta bene, si comporta bene. Il nostro ruolo all’interno di questo meccanismo è fondamentale: noi possiamo aiutarli a raggiungere il benessere. In che modo? Accettando i loro sentimenti e cercando di non inviare loro messaggi quali:

  • Non sei stanco, hai solo un po’ di sonno.
  • Non hai motivi per essere così arrabbiato.
  • Non hai caldo, non toglierti la maglia.

Può sembrare difficile, ma proviamo a immaginare cosa possa voler dire per la mente umana vedere rinnegati i propri sentimenti – probabilmente perderemmo la fiducia nelle nostre capacità di sentire ed esprimerci.

Per il giusto sviluppo evolutivo dei bambini, la chiave consiste nell’entrare in sintonia con loro e cercare di inviare messaggi del tipo: “quindi sei stanco anche se hai fatto il pisolino”, “caspita, vedo che hai avuto una giornata agitata”, “io ho freddo ma vedo che per te fa caldo”, ecc.

Si tratta, in altri termini, di sviluppare la loro capacità empatica attraverso la nostra, di permettere loro di sentire e di riaffermare i loro sentimenti e le loro emozioni. In che modo? Prestando loro attenzione, dimostrando interesse verso ciò che ci raccontano, facendo in modo che si apprezzino e si diano il giusto valore.

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2. Fate attenzione agli elogi

È normale dilungarsi in elogi per i propri figli quando fanno le cose per bene. Tuttavia, è bene capire che in questo modo si favorisce un dialogo interno poco sano. Come si può pretendere che i bambini non si considerino degli stupidi quando sbagliano, se quando si comportano bene, li trattiamo come se fossero intelligentissimi?

3. Cercate la cooperazione

Quando cerchiamo di ottenere qualcosa, di solito tendiamo ad utilizzare messaggi alquanto duri. Probabilmente vi riconoscerete nei seguenti:

  • Non buttarlo via.
  • Non mangiare con le dita.
  • Non giocare con l’acqua.
  • Fai i compiti.
  • Lavati subito le mani.
  • Basta giocare e vai a letto.

L’ovvia conseguenza di un simile approccio sarà lo sviluppo nei bambini di un atteggiamento di costante sfida, che li porterà a pronunciare la famigerata frase “faccio quello che voglio” – che tanto irrita noi genitori – alla quale noi risponderemo con “tu fai quello che voglio io”, ingigantendo il conflitto e compromettendo la nostra relazione.

Ancora una volta si rivela opportuno cambiare la nostra modalità di dialogo, cercare di non incolpare e accusare i nostri bambini per aver sporcato il pavimento o aver lasciato un’impronta sul vetro. Allo stesso tempo, è bene eliminare dal vocabolario quotidiano l’uso di aggettivi qualificativi (sei buono, sei cattivo, sei bello…). Ci sono molti altri modi più sani per elogiarli e per punirli.

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I bambini devono capire che non diventiamo ciò che siamo in base al fatto che ci comportiamo meglio o peggio. Le minacce, gli ordini, i giudizi o gli avvertimenti sono dannosi per chiunque.

Per ottenere cooperazione e far capire al bambino come e perché possa comportarsi meglio, è possibile adottare i seguenti accorgimenti:

  • Descrivere il problema rilevato così che se ne accorga: invece di “Quante volte devo dirti di spegnere la luce in bagno”, utilizzare “La luce del bagno è accesa”.
  • Dare informazioni specifiche sulle conseguenze dell’errore: invece di “Chi ha preso il latte e ha lasciato la bottiglia fuori?”, utilizzare “Il latte fuori dal frigo va a male”.
  • Per esprimere una richiesta usare poche parole, semplici, concise e positive: invece di “Basta giocare e vai a letto”, utilizzare “Mario, il pigiama”.
  • Parlare dei suoi (e dei nostri) sentimenti: invece di “Sei fastidiosissimo”, optare per “Non mi piace che mi si chiedano le cose urlando”.
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Lettura consigliata: “Come parlare perché i bambini ti ascoltino & come ascoltare perché ti parlino” di Elaine Mazlish e Adele Faber.