L’atteggiamento è contagioso: circondiamoci di chi fa emergere il meglio di noi

· 25 ottobre 2017

L’atteggiamento è l’elemento più importante che mostriamo agli altri, per questo è bene fare attenzione che nessuno ridicolizzi i vostri propositi, che nessuno ritenga “impossibili” i vostri punti di forza e le vostre speranze. Non lasciate che scatenino le vostre ansie facendovi credere che “non valete nulla, non ne siete capaci o non lo meritate”.

Il nostro atteggiamento ha un enorme peso sulla nostra capacità di influenzare ciò che ci succede. Non permettete, quindi, che vi tolgano il vostro abito migliore.

Un aspetto ripreso da molti libri di auto-aiuto è il tentativo di orientarci verso il successo, verso quel trionfo esterno che ci permetta di essere riconosciuti dagli altri per il nostro coraggio, per le nostre competenze e capacità. Bisogna chiarire: più che di un “successo esterno”, ciò che dovremmo raggiungere è una calma interiore.

“Una persona felice non è una persona in una determinata situazione, piuttosto una persona con determinati atteggiamenti.”

-Hugh Downs-

Le competenze contano, non vi è dubbio. Dimostrare che siamo in grado di portare a termine un compito è sicuramente molto gratificante. Eppure, ciò che vale davvero sono i nostri atteggiamenti, perché segnano la differenza tra una bella giornata e una pessima giornata. Sempre essi ci danno ottimismo quando ci va tutto storto, ci permettono di credere in noi stessi quando altri cercano di rimpicciolirci come personaggi di Lilliput.

“Io valgo, lo so fare e me lo merito”. Sono queste tre “radici” a dover nutrire il nostro atteggiamento quotidiana, con il quale dobbiamo convivere fin dalla colazione. Eppure, ci sono volte in cui la mentalità negativa, catastrofista e perfino velenosa di alcune persone attorno a noi può mettere in serio pericolo il nostro modo di affrontare la vita, fino a renderlo profondamente instabile.

Nuvola felice che si allontana

Il nostro atteggiamento: una decisione personale

L’offerta editoriale di libri sulla felicità e sulla crescita personale cresce ogni anno. Nonostante ciò, la OMS ci avverte di come in poco tempo la depressione diventerà il primo problema di salute a livello mondiale. 

Educhiamo i nostri bambini affinché siano competenti in scienza, matematica, tecnologia e perfino nel linguaggio di programmazione, ma ci dimentichiamo di insegnare loro a tollerare la frustrazione, a gestire le proprie sfere emotive così come i propri momenti d’ira e di tristezza…

Nessuno ci spiega il concetto di atteggiamento, o di come si faccia a “credere in sé stessi”. Non conosciamo questi concetti perché a scuola ci hanno insegnato solo a saper identificare il soggetto e il predicato all’interno di una frase, a trovare il minimo comune multiplo o a credere che basti essere buoni, rispettosi e prendere ottimi appunti perché compaia la felicità, come una promessa a conclusione di un contratto che firmiamo quando siamo piccoli.

Non a caso, prima o poi scopriamo che le nostre buone intenzioni non bastano per raggiungere il successo. Ci rendiamo conto di come, se qualcuno non crede in noi, ci afflosciamo come una vela sconfitta dal vento.

Percepiamo anche che la società ci offre una buona educazione, ma rinvia le nostre opportunità lasciandoci in una sala d’attesa senza uscita. In quella sala ci troviamo assieme ad altre persone che, come noi, attendono, contagiandosi con le loro vane speranze, il loro catastrofismo, la loro vuota autostima da copia e incolla.

Ragazza triste

Prima o poi ci rendiamo conto di come siamo “malati”, infettati da scoraggiamento e passività, annuvolati da una mente che si sta lasciando condurre dal pilota automatico della negatività altrui.

Finiamo col percepire l’atteggiamento come una decisione impersonale, quella che ci trascina dentro giardini secchi e desolati dove nulla cresce, per poi ricordarci che non meritiamo di stare lì, che dobbiamo riprendere coraggio, energia e animo per raggiungere tutti gli obiettivi che ci siamo prefissati.

I tre componenti di un atteggiamento forte e coraggioso

Spesso si sente dire che avere un atteggiamento positivo non sarà sufficiente a risolvere tutti i nostri problemi, tuttavia, ci servirà se non altro ad irritare più di una persona, che con la loro mentalità quadrata e i loro pensieri limitanti non fanno altro che mettere recinzioni ai nostri sogni e portare tempesta nelle nostre giornate soleggiate.

 “L’atteggiamento è contagioso. Vale la pena di lasciar contagiare il vostro?”

-Dennis e Wendy Mannering-

Al di là di tutto, ciò di cui dobbiamo tener conto è di come l’atteggiamento sia un valore personale sul quale lavorare ogni giorno. Perché quando meno ce lo aspettiamo, può vacillare o, peggio ancora, debilitarsi per l’influenza nociva di queste persone.

Non dobbiamo fare altro che ricordare le tre componenti che sostengono, formano e alimentano un atteggiamento forte:

  • Impegno: un buon atteggiamento richiede un impegno fermo verso se stessi, verso i propri propositi, le proprie mete, i propri valori e obiettivi.
  • Autocontrollo: per realizzare un sogno, per raggiungere un prezioso obiettivo, dobbiamo prendere il controllo della nostra realtà, qualunque cosa vi si abbatta contro. Se sbagliamo, la responsabilità deve essere solo nostra. Non diamo responsabilità a nessun altro, adottiamo, invece, un atteggiamento attivo, positivo e coraggioso.
Bambina che dorme su una tigre bianca

L’ultimo aspetto che contribuisce a dar forma al nostro atteggiamento è la sfida. Si tratta di un aspetto che non possiamo tralasciare, perché la vita continuerà a metterci davanti non una, ma dieci o forse cento sfide ogni giorno. Dobbiamo vedere queste prove come possibilità di apprendimento per favorire la nostra crescita personale, il nostro bagaglio di vita, il nostro sentirci autentici protagonisti del nostro benessere.