Bisognosi compulsivi: profilo sempre più frequente

9 maggio 2018 in Psicologia 1 Condivisi
Uomo con fiori al posto del volto, simbolo dei bisognosi compulsivi

I bisognosi compulsivi si muovono intorno a noi come insetti in cerca di alimento. Parlano solo una lingua, quella del “io voglio, io ho bisogno, io devo dirti che…” Ci riferiamo a quelle persone incapaci di gestire la propria frustrazione, a cui manca autonomia personale e quell’impulso con cui assumersi la responsabilità della propria vita in modo congruo e maturo.

Molti psicologi dicono che questo eccesso di “bisogno” è il vero disturbo del XXI secolo. Forse è la stessa società che ci ha spinti verso questo tipo di comportamento. Un modo di agire guidato in molti casi da una certa ansia consumistica e da un bisogno quasi costante di riempire i nostri vuoti esistenziali.

Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è smettere di aver bisogno. 
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Abbiamo bisogno di “qualcosa” e non sappiamo davvero di cosa si tratta, quindi a volte diventiamo anime in pena che si aggirano nel loro scenario sociale in cerca di un rinforzo o di uno stimolo con cui soddisfare la nostra ansia inspiegabile. A volte lo facciamo, cerchiamo un amore impossibile, cerchiamo nuove esperienze, cerchiamo un nuovo cellulare, vestiti nuovi, una nuova serie televisiva che ci faccia dimenticare lo stress, cibo che allevi la nostra ansia, ecc.

Abbiamo tutti bisogno di cose, tutti abbiamo bisogno di persone, in un certo modo siamo tutti dei bisognosi quotidiani. Tuttavia il problema appare quando questa mancanza ci trasforma in bisognosi compulsivi. Ci riferiamo a quel profilo che cerca con una certa disperazione un qualcosa che non sa definire bene, disturbando gli altri e obbligandoli a rispondere ai loro bisogni e soddisfare le loro richieste.

Donna legata a delle nuvole

I bisognosi compulsivi riempiono gli studi degli psicologi

È un fenomeno in crescita che merita di essere affrontato e, soprattutto, capito. I bisognosi compulsivi abbondano più che mai e sono anche uno dei profili più frequenti negli studi degli psicologi. Arrivano confusi, con un alto livello di frustrazione e spesso persino arrabbiati per come il mondo li tratta, per come vengono trattati, in sostanza, dalla loro famiglia e dai loro amici.

Nessuno sembra all’altezza delle loro aspettative. Nessuno è riuscito a dare loro l’affetto che meritano. Le persone che sono sempre lì per loro possono essere contate a malapena sulle dita di una mano e, a volte, nemmeno in quella. I bisognosi compulsivi vedono e comprendono il mondo dalla loro prospettiva, quindi non sono in grado di percepire fino a dove arrivano le loro esigenze costanti, le loro richieste egoiste e totalitarie.

Il loro atteggiamento è così infantile ed esigente che lo psicologo è obbligato a rompere prima quella barriera, quella palizzata, in modo da far capir loro che dietro al bisogno costante c’è un vuoto insondabile. Riuscirci non è facile, perché ci troviamo davanti a dei manipolatori nascosti sempre abituati al minimo sforzo e che siano gli altri a nutrirli, a dare loro soluzioni, a liberarli da qualsiasi peso, paura o problema.

Paziente bisognoso compulsivo con lo psicologo

I bisognosi compulsivi hanno bisogno di “consumare” per vivere. Consumano le nostre energie e il nostro spirito, consumano i loro soldi e il loro tempo in esperienze con cui trovare un sostituto della felicità. Tuttavia, alla fine non ottengono altro che consumare anche sé stessi intensificando le loro carenze e la loro disperazione.
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Come aiutare i bisognosi compulsivi

La qualità della vita di una persona che ha la netta sensazione che le manchi sempre “qualcosa” può essere terribile. Lo aveva già detto Albert Ellis: “i pensieri di costante bisogno ci fanno perdere il controllo e sfociano in emozioni negative”. Ciò si deve a un fatto tanto semplice quanto ovvio: la sensazione di “aver bisogno di qualcosa” è legata al nostro senso di sopravvivenza.

Vale a dire, quel vuoto che dobbiamo riempire ci porta a pensare che non saremo in grado di andare avanti. Se non mi aiutano, se non mi sostengono, se non ho questo o quello, se non ottengo quest’altra cosa, allora tutto andrà a rotoli. La sensazione di mancanza genera paura, la paura necessità, la necessità disperazione. Si entra in un circolo vizioso che deve essere disattivato per funzionare in modo più logico, sano e significativo.

Soluzioni per smettere di avere bisogno

Il primo passo da fare con il bisognoso compulsivo è lavorare sui suoi bisogni autentici. Vale la pena fare un esercizio di chiarimento in cui sostituire “io ho bisogno” con “io voglio”. Per esempio:

  • Ho bisogno che gli altri mi ascoltino Ho bisogno di sentirmi apprezzato perché non mi amo abbastanza.
  • Ho bisogno che gli altri mi aiutino a risolvere i miei problemi ⇔ Ho bisogno di aiuto perché non riesco ad affrontare quello che mi succede.

Dopo che la persona ha chiarito i suoi veri vuoti o punti deboli (bassa autostima, insicurezza, incapacità di risolvere problemi, mancanza di decisione, ecc.) è il momento di approfondire ciascuno di questi aspetti.

Donna bisognosa compulsiva con sdoppiamenti del volto

Un altro punto decisivo in questo processo è indurre il bisognoso compulsivo ad applicare una semplice regola nella sua vita quotidiana: “cercare da solo quello di cui ho bisogno dagli altri”.

Se ho bisogno di qualcuno per risolvere qualcosa, cercherò di farlo da solo. Se voglio che qualcuno mi dia il suo sostegno in un certo aspetto, proverò prima a motivarmi, a trovare le forze e le parole positive dentro di me per dare voce a quell’obiettivo che perseguirò.

Questo profilo è caratterizzato anche da una crescita personale incompiuta. È consigliabile, quindi, favorire nuove esperienze che facciano riflettere, relativizzare schemi e allenare l’apertura emotiva.

Ultimo, ma non meno importante, non fa mai male lavorare sull’empatia dei bisognosi compulsivi, sulla loro consapevolezza sociale, perché capiscano che anche gli altri hanno dei bisogni e che nella vita non si deve sapere solo come coniugare i verbi “volere” o “aver bisogno di”, perché ce n’è anche un altro ugualmente importante: “offrire”.

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