Breve cortometraggio sulla generosità

· 22 febbraio 2016

Narra la leggenda che gli spaventapasseri non possono avere amici. Gli uomini diedero agli spaventapasseri un’aria sinistra e spaventosa, e li piantarono in campi immensi affinché, con il loro aspetto, la loro testa di zucca, il loro corpo e le loro mani di legno, spaventassero gli uccelli.

Il vento è l’unico compagno che accarezza la solitudine degli spaventapasseri, sempre immersi nelle loro eterne ore vuote guardando i mulini che girano e i campi di grano che sussurrano, come fossero mari dorati. Gli uccelli passano sopra le loro testa ed evitano queste strane creature, questi mostri.

Il protagonista di questo cortometraggio è uno spaventapasseri solitario, che va contro la sua stessa natura. Vuole essere amico degli uccelli e, per questo, non dubita nel compiere ogni giorno atti di generosità nei loro confronti, aspettando di attirare la loro attenzione.

Il potere della generosità

Questo piccolo e meraviglioso cortometraggio non può lasciare nessuno indifferente. In un certo modo, ci serve per riflettere su noi stessi e sul senso della solitudine, della generosità e dell’essenza davvero incomprensibile, che a volte caratterizza l’umanità.

Sono molte le volte nelle quali siamo rimasti intrappolati nei nostri solitari campi di grano, agendo con nobiltà ogni volta che ci era possibile, dando voce al nostro cuore, senza che le nostre azioni, le nostre richieste, venissero riconosciute.

Dobbiamo forse cambiare il nostro atteggiamento per soffrire di meno? Assolutamente no. Chi smette di essere generoso chiude le porte del suo cuore e smette di essere se stesso. Rifletteteci.

La leggenda degli spaventapasseri

spaventapasseri di notte

Se vi attrae l’universo di Tim Burton, troverete molte similitudini con l’estetica di questo cortometraggio. Alberi dai rami cadenti, colori dalle sfumature grigie ed oscure che ci obbligano a riflettere, ad entrare in contatto con le nostre proprie paure…

Quando lo spaventapasseri ha l’opportunità di offrire il suo aiuto a un corvo cieco, dopo averlo salvato, non può evitare di chiedergli perché nessuno vuole essere suo amico. A tale domanda, il corvo risponde che tutti gli spaventapasseri sono malvagi e spregevoli. Fanno quello per cui sono stati creati.

Il nostro protagonista è stato creato, tale e come ci svela il corvo cieco, con il fine di allontanare tutti gli animali, specialmente gli uccelli. Era perciò condannato a vivere in una solitudine eterna, retta dai cicli di coltivazione e dalle regole imposte dagli uomini.  

Vedeva il grano crescere, le nuvole scorrere sopra di lui e le notti trasformarsi in giorni. Tuttavia, a niente serviva al nostro spaventapasseri mostrarsi generoso ogni giorno con i corvi, offrendo loro del grano, affinché si fermassero, affinché mangiassero, affinché fossero suoi amici.

La generosità invisibile

Sono molte le volte in cui le nostre azioni e i nostri sforzi non vengono riconosciuti.   

Ci sforziamo ogni giorno per fare le cose bene, non solo per gli altri, non per apparenza o per tornaconto personale. Gli atti nobili provengono da un cuore sincero, che non sa battere in altro modo, perché è questo il suo modo di esistere.

Il nostro spaventapasseri all’inizio non sa nemmeno quale sia la sua funzione. Si limita ad essere, a svegliarsi ogni mattina nei campi di grano, a guardare il vento soffiare, come se non facesse parte di quel meccanismo il cui intento era allontanare i corvi, favorire la sua solitudine. 

spaventapasseri e corvo

Accettare per poter cambiare

È così che ci sentiamo in alcuni momenti del nostro ciclo vitale. Pensiamo che il nostro cammino sia chiaro, che ciò che ci circonda ci definisce e arriviamo anche ad accettare la tristezza, le disillusioni.

  • Tuttavia, arriva sempre un momento in cui siamo obbligati a reagire. Il nostro spaventapasseri esce dalla sua zona di comfort quando il corvo gli spiega qual è il fine per cui è stato creato. E reagisce, si ribella: scappa dal campo di grano e chiede al suo padrone di poter fare un altro lavoro.
  • Tutti noi ci vediamo, a volte, obbligati a oltrepassare i limiti, e andare oltre i ruoli che altri, specialmente la società, ci hanno imposto. Come lo spaventapasseri, scegliamo di sradicare le nostre radici, ma senza perdere la nostra essenza, la nostra nobiltà e la nostra generosità.

In questo delicato e meraviglioso cortometraggio, realizzato da Marco Besas e Olivier Nakache, e diretto da Marco Besas nel 2005, vedremo cosa succederà quando il nostro dolce e sgraziato personaggio decide di liberarsi della sua essenza, ovvero di quelle parole che all’inizio definivano ciò che era: “spaventa-passeri”.  

Quello che succede è uno spunto per riflettere, che vi farà emozionare, piangere e sorridere, con il volo conclusivo dei corvi, che alla fine, riconosceranno la generosità di chi ha sempre voluto essere loro amico.