Per cambiare la nostra realtà dobbiamo capire come la creiamo

17 settembre 2017 in Psicologia 801 Condivisi

I nostri pensieri condizionano notevolmente la nostra salute mentale. La pratica di alcune abitudini di pensiero e la resistenza al cambiamento originano la nostra realtà. Esiste una realtà al di fuori di noi, e in realtà non vi interagiamo. L’unica realtà con cui conviviamo davvero è una simulazione creata dal nostro cervello tramite i nostri pensieri, e che si può avvicinare o meno a quella esterna.

In teoria, meno distorti sono i nostri pensieri, più ci avviciniamo alla verità. Il problema sorge quando siamo stati educati con generalizzazioni, pregiudizi e dicotomie che ci allontanano da essa. Pensare è come respirare, lo facciamo senza rendercene conto, ma non possiamo credere a tutto quello che pensiamo. Si stima che solo il 20% circa dei nostri pensieri si concretizza.

Gli esseri umani hanno pensieri che non corrispondono alla realtà del momento presente. Questi pensieri si chiamano pensieri deformati o irrazionali. Sono idee che ci vengono in mente e che ci impediscono di vedere la vera realtà delle cose; ci portano a sbagliare e questo influisce notevolmente sul nostro stato emotivo.

Sono le interpretazioni della realtà, e non essa stessa, a renderci persone stabili o instabili a livello emotivo. Quello che pensiamo di noi stessi e della nostra esperienza è ciò che realmente ci causa problemi di ansia e/o depressione, preponderanti nel primo mondo, e non la situazione in sé. Due persone poste davanti ad una stessa situazione possono sperimentarla e comprenderla in modo diverso, provando che la realtà è, in fin dei conti, una creazione dei nostri pensieri.

La realtà è ciò che rimane anche quando si smette di crederci
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Se vuoi cambiare, cambia i tuoi pensieri

La psicologia basa parte delle sue terapie sulla sostituzione di pensieri irrazionali con altri che si adattino meglio ai fatti reali. Imparare a trasformare i pensieri irrazionali in razionali è il punto cardine del pensiero adattato alla realtà. Le persone capaci di modificare questi pensieri possono avere un grande controllo delle proprie emozioni ed essere in grado di prendere decisioni migliori.

Una delle tecniche cliniche più impiegate per cambiare i pensieri inadatti è il dibattito, con cui si mostra al paziente come modificare le proprie convinzioni attraverso domande formulate secondo parametri razionali, fino a divenire capace di generare un pensiero alternativo molto più adattivo. L’obiettivo finale del paziente è essere in grado di sostituire o perfezionare i propri pensieri in modo autonomo.

Per quanto siano complesse le circostanze, come può essere un licenziamento o una rottura di coppia, esse non migliorano nonostante i nostri sforzi. In molte situazioni difficili, il nostro margine di attività implica più un’azione sui nostri pensieri che sulla stessa realtà.

“Chiunque può conoscere, ma l’arte di pensare è il regalo più raro della natura”
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Come pensare in modo sano e razionale?

Gli avvenimenti non causano problemi emotivi e comportamentali, che sono invece causati dalle convinzioni generate dall’interpretazione dei problemi. Uno degli aspetti base da sottolineare è la distinzione tra convinzioni razionali e convinzioni irrazionali.

Pensare in modo razionale significa pensare relativizzando, esprimendosi in termini di desideri e gusti (mi piacerebbe, preferirei, vorrei…). Quando le persone pensano in modo sano, anche quando non ottengono ciò che vogliono i sentimenti negativi generati da queste situazioni non impediscono di raggiungere nuovi obiettivi o propositi.

Pensare in modo dogmatico e assolutista, invece, ci porta ad esprimerci in termini di obbligo, necessità o esigenza (devo, sono obbligato). La non riuscita provoca emozioni negative inappropriate (depressione, colpa, ira, ansia, paura) che interferiscono sul conseguimento degli obiettivi e generano alterazioni comportamentali come l’isolamento, la tendenza ad evitare o a fuggire, e l’abuso di sostanze tossiche.

Dipende tutto da come vediamo le cose e non da come sono in realtà.
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