“Ce l’ho sulla punta della lingua”, come si spiega?

18 Dicembre 2019
Il fenomeno del cosiddetto "ce l'ho sulla punta della lingua" è piuttosto frequente e pressoché universale.

Immaginate di essere seduti davanti al televisore a guardare un quiz. Viene fatta una domanda su qualcosa che conoscete bene. Sapete la risposta, ma vi è impossibile ricordarla/accedervi. Eppure avete la sensazione di conoscerla. Cosa succede? Perché  “l’archivista” della vostra memoria non la trova? Quello che accade è un blocco nel recupero della memoria: il fenomeno del “ce l’ho sulla punta della lingua”.

Ricordare è in molti casi un meccanismo automatico. Il recupero delle informazioni a partire dalla memoria e in risposta a uno stimolo rappresenta una parte specifica della memoria che ha un carattere prettamente involontario. Lo sforzo si deve in seguito al tentativo di trovare quei pensieri che ci permettono di recuperare le informazioni.

Il recupero dei ricordi è di per sé automatico: un determinato stimolo si traduce in una risposta automatica. Per esempio, andare in bicicletta, scrivere la propria firma o guidare l’auto. Come ci riusciamo in modo così automatico ed efficace? Nelle prossime righe, analizzeremo nel dettaglio il fenomeno del “ce l’ho sulla punta della lingua”. Continuate a leggere!

“Ce l’ho sulla punta della lingua”

La nostra memoria non è perfetta, ma anzi sbaglia di frequente. Oltre a ciò, non siamo nemmeno in grado di rilevare gran parte di questi errori. Parliamo di dimenticanze, lapsus o alterazione dei ricordi.

Donna felice che pensa

Un’importante area di ricerca in questo campo è quella corrispondente al fenomeno del “ce l’ho sulla punta della lingua”. Questo fenomeno implica l’esistenza di qualcosa che sappiamo, ma che non riusciamo a recuperare nell’immediato. In un certo senso, sappiamo dove andare a cercare quel ricordo e possiamo persino parlare di elementi a esso correlati, ma non riusciamo a recuperarlo.

Si tratta di un’esperienza pressoché universale in cui la persona ha difficoltà a recuperare una parola o un nome che già conosce. Addirittura prova la sensazione di essere quasi vicina al recupero della parola rimasta bloccata.

Sebbene non riesca a recuperarla, ha la sensazione di averla “sulla punta della lingua” in senso figurato. Il mancato accesso alla parola e la sensazione di imminenza rispetto al recupero sono due delle caratteristiche chiave che definiscono questo fenomeno.

I primi studi al riguardo

Il primo studio dettagliato su questo fenomeno è stato condotto nel 1966 e ha rivelato che le persone riescono a ricordare molte cose riguardo alla parola che hanno sulla punta della lingua e che sono in grado di riconoscerla subito non appena viene mostrata loro.

In un secondo momento, i ricercatori hanno studiato anche quello che venne definito effetto “sorella brutta”. Tale effetto consiste nel ripetuto recupero di parole errate o diverse durante il meccanismo di ricerca della parola corretta nella memoria. Le “sorelle brutte” avevano una somiglianza superficiale con la parola corretta. Tuttavia, venivano usate più spesso rispetto alla parola rimasta bloccata.

La gente prova tutti i trucchi e metodi possibili per “sbloccarsi”, il che può rivelarsi parecchio frustrante. Riesamina il proprio mondo interiore ed esteriore, ripetutamente, alla ricerca della soluzione. In alcuni casi cerca la soluzione nelle lettere dell’alfabeto. Poi, quando “smette di tentare di abbattere quel muro”,  improvvisamente ha accesso alla parola senza problemi.

Curiosamente, si è osservato che eventuali indizi o informazioni forniti a una persona che si trova in questa situazione possono produrre un effetto negativo, inducendola a impiegare più tempo a ricordare la parola bloccata. In questo caso, quando la persona cerca nella sua memoria, pesca i ricordi legati all’indizio suggeritole.

Cosa abbiamo imparato su questo fenomeno?

In primo luogo, che il fenomeno del “ce l’ho sulla punta della lingua” è un’esperienza piuttosto frequente e pressoché universale. Un ricerca ha dimostrato che su 51 lingue mondiali diverse, 45 di esse prevedono un’espressione in cui la parola “lingua” viene usata per descrivere tale fenomeno.

In secondo luogo, il fenomeno si manifesta con una frequenza elevata, in genere una volta alla settimana. Tale frequenza aumenta con l’età.

Uomo con dubbi

In ultimo, il fenomeno è spesso legato ai nomi propri. È frequente ricordare, inoltre, la prima lettera della parola che si cerca. In genere ricordiamo certe caratteristiche della persona, la sua professione, il colore dei capelli, ma non il nome.

Per fortuna, però, il problema si risolve nel 50 % dei casi circa. Se pertanto sperimentate regolarmente tale fenomeno, non preoccupatevi. È frequente e non si tratta di una patologia.