Cecità al cambiamento: sopravvalutare la capacità di osservazione

· 28 ottobre 2018

Intorno a noi si verificano continui cambiamenti. Seppur rilevanti, ci risultano impercettibili e, pertanto, non ce ne accorgiamo. Per questo motivo, si dice che le persone soffrano di cecità al cambiamento, perché confidiamo troppo nella nostra abilità di rilevare cambiamenti visivi.

Per evidenziare quest’ottimismo estremo rispetto alle nostre capacità di osservazione, vi proponiamo di vedere il seguente video. Anche voi soffrite di cecità al cambiamento o siete capaci di identificare tutti i cambiamenti che si verificano sulla scena?

Incredibile, vero? Avevate notato i 21 cambiamenti? La cecità al cambiamento è diventato oggetto di studio negli ultimi anni, dato il suo coinvolgimento in diverse aree e discipline professionali.

Velocità e prospettiva

Questa mancanza di efficacia nell’individuare i cambiamenti che si verificano nel nostro campo visivo è stata definita per la prima volta nel 1997 da Ronald Rensink. Lo psicologo individuò alcune differenze in base al modo in cui le modifiche venivano introdotte, ovvero gradualmente o meno.

Dichiarò anche che tale effetto è maggiore quando le scene dei cambiamenti vengono tagliate dal montaggio oppure proposte con un’immagine panoramica, come nel caso di quest’altro video.

Immaginiamo di guardare un film, in particolare una scena nella quale assistiamo a un venditore e a un cliente che parlano davanti a un bancone. Supponiamo che il venditore si chini (ad esempio per raccogliere qualcosa) e venga sostituito da un’altra persona; nella maggior parte dei casi, lo spettatore non si renderebbe conto di questa modifica. Com’è possibile? Perché non notiamo un cambiamento così rilevante?

Il perché della cecità al cambiamento

Il nostro cervello è “pigro” per natura. Siamo filogeneticamente programmati per risparmiare tante risorse cognitive ed energetiche quante più possibile. Questa è una delle spiegazioni della cecità al cambiamento.

Quest’organo non registra ed elabora tutti i dettagli e i dati che percepisce, bensì si concentra solo su quelli che sono più suscettibili a modifiche coscientiUna selezione che a sua volta è frutto dell’esperienza e della coerenza personale (Simons e Levin, 1998).

Per esempio, nella scena precedente è più probabile che cambi l’oggetto sul bancone (quello che tira fuori il venditore) che uno degli interlocutori. Il nostro cervello dà per scontato che si tratti della stessa persona, perché questo gli permette di risparmiare energie.

Attenzione selettiva

Il fenomeno si accentua se la persona riceve degli stimoli che captano di più la sua attenzione e la mantengono fissa. Questo spiegherebbe perché se presenziamo a una rapina e vediamo il ladro con un’arma, difficilmente saremo capaci di deviare il nostro sguardo dalla pistola.

In linea generale, quest’immagine esaurirebbe tutte le risorse mentali a disposizione e non lascerebbe spazio ad altri dettagli. Vi presentiamo un altro video molto curioso che misura tale capacità.

Illusionisti o maghi usano in modo frequente questa tecnica e si “approfittano” della cecità al cambiamento. Sanno benissimo come distrarre e in che momento esatto realizzare. Muoversi con questa specie di mantello dell’invisibilità è una vera arte!

Cecità alla cecità al cambiamento

Il nostro quotidiano è governato dal cambiamento, ma invece di credere modestamente al fatto che molte cose ci passano del tutto inosservate, siamo convinti di essere capaci di apprezzare cambiamenti molto piccoli e graduali. Per questo, spesso si dice anche che siamo cechi alla cecità al cambiamento.

Non riconoscere i propri limiti è già di per sé un limite.

Per esempio, descriviamo un caso tanto esemplificativo quanto frequente. Le persone possono fare per anni lo stesso tragitto verso il lavoro e non apprezzare i piccoli cambiamenti che si verificano da un giorno all’altro. Se un muro è stato dipinto di un altro colore, se è stato rimosso un cartello stradale, se è stata chiusa una fabbrica… E poi arriva un giorno in cui ripassano e pensano: da quanto tempo è così? Vi è mai successo?

Così come accade con l’ambiente circostante, accade con noi stessi. Ci guardiamo tutti i giorni allo specchio e non apprezziamo l’evoluzione e i cambiamenti che si verificano sul nostro volto e nel nostro corpo con l’avanzare degli anni. E se smettessimo di guardarci per due mesi? Proprio come quando rivediamo un amico dopo un po’ di tempo, ci rendiamo conto dei suoi piccoli cambiamenti: magrezza, rughe, segni… Tuttavia, se lo vedessimo tutti i giorni, questi segnali del passare del tempo non risalterebbero così evidenti ai nostri occhi.

Il nostro cervello è un universo ancora poco conosciuto e i fenomeni percettivi studiati dalla neuroscienza e dalla psicologia cognitiva, come la cecità al cambiamento, ne evidenziano la complessità.