Il meraviglioso cervello emotivo delle persone resilienti

· 13 aprile 2016

Le persone resilienti sanno che nessuno è immune alla sofferenza, alle avversità. Sanno che quando si presentano momenti di oscurità o disperazione, hanno due opzioni:  lasciarsi sovrastare o imporsi, lottare con tutte le strategie che possiedono, perché la vita è meravigliosa se non la si teme.   

Il termine “resilienza” proviene dal campo della fisica. Si riferisce alla capacità di alcuni materiali di resistere alla pressione e di piegarsi con flessibilità, per poi ritornare alla loro forma originale. Ebbene, la resilienza applicata alla psicologia presenta un’altra dinamica esistenziale più interessante: quella di farci crescere.  

Quando affrontate il dolore, capite che proteggersi sotto un’armatura non sempre funziona: potrebbe trasformarsi nella vostra gabbia. È meglio affrontare direttamente il nemico, per comprenderlo e ottenere in questo modo conoscenza e saggezza.
persone resilienti fiore

Si iniziò ad utilizzare il concetto di resilienza 40 anni fa, nel campo della psicologia infantile. Si cercava di capire in che modo i bambini affrontassero i problemi familiari e le avversità dell’ambiente circostante.

Per molto tempo, si mantenne l’idea che la resilienza avesse origini genetiche, vale a dire che una persona che aveva sofferto di stress postraumatico durante la sua vita, trasmetteva questo gene ai suoi figli, rendendo questi più vulnerabili e con maggiori difficoltà nell’affrontare esperienze complesse.

L’infanzia dev’essere un privilegio per la vecchiaia, per poter ricordare momenti felici. Se questi momenti non ci sono stati, se il nostro bambino interiore continua ad essere ferito, è giunto il momento di farlo guarire, di farlo andare avanti ed essere resiliente.

L’origine genetica della resilienza finì per essere messa da parte con il passare degli anni, per orientarsi di più su fattori psicosociali e neurologici.   

Un esempio di questo è lo studio condotto da Dennis Charney, della Scuola di Medicina di Icahn e del Monte Sinai, e da Steven Southwick dalla Scuola di Medicina di Yale, che determinò in che modo funziona il cervello delle persone resilienti e di quelle che invece non lo sono. Questi sono i principali dati da prendere in considerazione:    

testa formata da farfalle

Origini neurologiche della resilienza

Ci sono persone che si adattano molto meglio rispetto ad altre allo stress o alla pressione.

  • L’origine di ciò risiederebbe in un controllo più efficace a livello neurologico degli ormoni come l’adrenalina, la noradrenalina e il cortisolo. 

Di fronte ad una minaccia, questi tre neurotrasmettitori compaiono nel cervello e, quando la minaccia scompare, le persone resilienti faranno scomparire questi tre ormoni all’istante. Al contrario, una persona non resiliente continuerà ad avvertire una minaccia psicologica persistente, perché nel suo cervello continuano ad essere presenti il cortisolo, l’adrenalina e la noradrenalina.

  • Il cervello delle persone resilienti è caratterizzato da un uso equilibrato della dopamina. Questo neurotrasmettitore, relazionato con la ricompensa e la gratificazione, ci è utile per affrontare le avversità.

Bisogna tener conto che, quando si trova in stato di stress o ansia cronici, il nostro cervello libera dopamina, il neurotrasmettitore del piacere, e questo è il motivo per cui in questi momenti ci sentiamo indifesi e abbiamo difficoltà ad agire con resilienza.

ragazza sotto l'ombrello

Punti chiave per imparare a sviluppare la resilienza

Un aspetto che non dobbiamo dimenticare è che la resilienza è un’abilità e, pertanto, una capacità che possiamo sviluppare e allenare. Affinché il nostro cervello raggiunga l’equilibrio neurochimico, è necessario gestire in maniera adeguata le nostre emozioni.

Siete un universo unico, pieno di emozioni, di pensieri, di sogni e di sensazioni. Allontanatevi dal dirupo della disperazione e mettete ordine nel caos: la resilienza ha bisogno di armonia e di equilibrio interno.

Riuscire ad essere resilienti è un processo e un insegnamento che andrebbe impartito anche a scuola. A tale proposito, Martin Seligman, padre della psicologia positiva, ha dato vita ad un interessante programma in varie scuole medie, con eccellenti risultati.

Per riassumere, questi sono i punti chiave per imparare ad essere resilienti:

  • Non lasciatevi mai sopraffare dalle vostre emozioni, come se fossero manette che vi paralizzano. Immaginate di avere sempre con voi una bussola emotiva interna, che vi permette di mantenere il controllo sulla vostra mente, per guadagnarci in attenzione ed efficacia.
  • Siate voi stessi, non cercate continuamente l’approvazione altrui né di piacere a tutti. Tutto questo vi allontana dai vostri interessi, dal vostro equilibrio.
  • Non lasciatevi trasportare dal fanatismo né da un positivismo poco realista. Si tratta di vedere le cose con oggettività capendo, inoltre, che le avversità fanno parte della vita.
  • Concentratevi sul qui ed ora, su ciò che è importante nel presente: non anticipate cose che non si sono verificate e non lamentatevi di cose che sono già passate.
  • Aiutate e lasciate che vi aiutino. Curate le vostre relazioni sociali e costruite vincoli positivi per cui valga la pena investire tempo, di cui potervi fidare e crescere come persone in libertà ed integrità.
persone resilienti ragazza libera corvo

Voi non siete i vostri errori né la vostra tristezza, e neppure le persone che hanno deciso di mettervi da parte. Siete più grandi di tutto questo, perché qualsiasi disillusione è limitata, mentre la speranza è infinita.