Chiamatemi pazzo e ne sarò felice

· 26 agosto 2016

Sono stanco di sentire la parola pazzo e, inoltre, sentirla usata in modo così sbagliato. È come se fosse un proverbio fuori contesto e usato a sproposito, uno che è piacevole solo alle orecchie degli ignoranti, ma che dà fastidio a coloro che conoscono più a fondo la realtà delle cose.

Pazzo, folle, demente, strano, diverso, svitato, tarato, toccato, perturbato, pericoloso, squilibrato, maniaco, una capra, svitato, schizofrenico, svampito, malato di mente, bipolare, rintronato, paranoico, lento, malato, schizzato, psicopatico, lunatico, matto.

Mi chiamano pazzo perché vivo in modo disordinato, inopportuno, impulsivo, a modo mio”

-Juan Ramòn Marcos Sanchez-

Riempite il vuoto dell’ignoranza con significato

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Tutta l’ignoranza si può curare tramite le parole. Allontanatevi da stigmi e falsi miti. Avvicinatevi e conoscete la realtà da vicino e, se possibile, in prima persona. Vi chiedo solo di allontanarvi da concetti poco chiari, per aprirvi ad uno completamente nuovo per voi, ma che esiste già per gli altri.

So che non c’è cattiveria nella vostra confusione, anche se a volte penso il contrario. Non vi negherò che la parola pazzo mi ha ferito in diverse occasioni. Mi ha fatto sentire fuori luogo, diverso ed indegno. È una sensazione sgradevole a cui non è facile abituarsi.

Ho imparato, come spero che facciate anche voi, che una sola parola può celare in sé molteplici significati. Ho imparato che da lontano tutto sembra confuso e strano, ma man mano che ci si avvicina alle cose che ci sembravano poco definite, queste sembrano nitide e dettagliate.

La forza della pazzia

Una sola parola non può esprimere tutto il significato che può arrivare a contenere. Ho sofferto, ho pianto, mi sono sentito intrappolato in un labirinto senza uscita. Ci sono stati giorni in cui ho pensato di gettare la spugna, di abbandonare tutto, giorni in cui nulla aveva senso. Fino ad arrivare a credere che mai nulla aveva avuto davvero senso.

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Quando stavo per arrendermi, ho avuto persone al mio fianco che mi hanno ricordato di non farlo, che non ne valeva la pena. Tutti coloro che mi hanno dato una mano, invece di mettermi i bastoni tra le ruote, posso ringraziarli di cuore.

Di certo non sono una persona perfetta, fino ad oggi non ho mai conosciuto nessuno che lo fosse. Commetto errori e, come qualsiasi altro essere umano, sbaglio. Mi correggo, anche se a volte è troppo tardi. Spero che lo capiate e che restiate al mio fianco invece di voltarmi le spalle.

Non smetterò di essere me stesso solo per farvi un piacere. Mi sento fortunato per essermi scoperto e per amarmi in modo incondizionato. Non sono venuto al mondo per farvi un piacere o per essere come voi volete che io sia. Io sono io. Mi piacerebbe piacervi, ma così come io accetto me stesso, accetto che non è possibile piacere a tutti.

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“A volte abbraccio in modo talmente sincero, così forte, da imprimere i miei tatuaggi sulla pelle di un amico. Altre, invece, devo nascondermi e devo lasciare che una decisione decida per me e che in caso di un errore sia un errore senza colpa. Poi, mi rimprovero e maledico la mia codardia e prometto di cambiare. E non cambio, non so se voglio, se posso.”

-Juan Ramòn Marcos Sanchez-

Chiamatemi pazzo e ne sarò felice

Se volete assegnarmi un aggettivo, non sarò io a impedirlo. Etichettatemi in un modo o nell’altro se vi sentirete più sicuri riducendo il mio mondo ad una parola e rifugiandovi dietro di essa. Chiamatemi pazzo o folle se volete, ma se lo fate, che sia con la consapevolezza del vero significato di questa parola.

Pazzo, forte, coraggioso, gentile, pacifico, affettuoso, unico, lottatore, abile, educato, attento, responsabile, determinato, tranquillo, meraviglioso, pronto, attento, sorprendente, guerriero, tenace, originale, resistente, minuzioso, dolce, divertente, umano, sensibile, interessante, eccezionale.

“E dalla lontananza di un autismo volontario sorridete con la sicurezza di chi sa che solo il pazzo è davvero sano. Chiamatemi pazzo e ne sarò felice.”

-Juan Ramòn Marcos Sanchez-