Le mie cicatrici emotive mi hanno reso più forte (Kintsukuroi)

19 maggio 2017 in Psicologia 1240 Condivisi

Kintsukuroi è un metodo per curare le ferite emotive. Si ispira all’antica e omonima arte giapponese che restaura la ceramica rotta. Il segreto di questo metodo consiste nel mettere in rilievo le crepe, abbellendole con oro o argento. Esse sono la dimostrazione migliore della forza emotiva.

Tuttavia, affinché esistano cicatrici, le ferite devono essersi rimarginate. A volte, con il nostro comportamento, impediamo che questo avvenga. Soccombiamo alla tentazione di privarci del dolore in maniera immediata, cosa che a lungo andare impedisce alle ferite di rimarginarsi; vogliamo curare troppo velocemente le ferite che ci hanno inferto, senza permettere all’escara di farci guarire. Parliamo di una cicatrizzazione che comincia con il riconoscimento della sofferenza…

Non sminuite la mia sofferenza

Smettila di dirmi che non è così grave. Non dirmi che ci sono persone che stanno peggio di me. Non conosci le mie emozioni! Sei privo di empatia, banalizzi il mio dolore e disprezzi il mio coraggio e la mia maturità, la stessa che mi protegge dal cadere tra le braccia del comodo e compiacente autoinganno.

Sono una persona coraggiosa. Non imbroglio me stessa. Guardo le mie ferite, oso curarle, farle guarire ed abbellire le mie cicatrici, poiché sono la dimostrazione più grande che sono vivo, che ho vissuto intensamente e che sono disposto ad affrontare tutte le paure che si presenteranno mentre continuo a vivere pienamente. Ti assicuro che queste intenzioni non verranno divorate dall’ombra.

Nelle mie cicatrici è racchiuso orgoglio, in parte perché durante il tempo che hanno impiegato per formarsi, io ho imparato delle lezioni. I miei figli non proveranno questo dolore, i miei amici non si sentiranno soli o giudicati, le  persone che amo vedranno in me sempre l’esempio che non bisogna avere paura della vita e che il dolore si può superare se si sa come fare.

Il dolore, fisico o emotivo, è connaturato alla vita, anche se non ne vogliamo parlare. Tutti abbiamo sofferto, senza dubbio, e chi lo nega sarà accusato della peggiore delle bugie: l’autoinganno.
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Forse tu non hai sofferto?

Guardami negli occhi. Guarda le mie cicatrici. Mi sono spezzato per amore. Ho provato lo stesso dolore che ha provato mia figlia, ho pianto per una perdita e ho maledetto infinite volte la stupida sofferenza che provo. Io guardo gli altri negli occhi e sono empatico e compassionevole. A me importa ciò che capita alle persone che mi stanno accanto. Come te…     

Sono stato capace di raccogliere i cocci del mio animo distrutto. Uno ad uno, ripuliti dalle emozioni tossiche come l’ira, il rancore e il risentimento. Li ho raccolti e ordinati dopo aver toccato il fondo: un compito che mi ha aiutato a capire cosa è accaduto e come ho rappresentato mentalmente quell’avvenimento.     

Vivi intensamente, senza paura di spezzarti. Non preoccuparti perché la nostra mente, come il nostro corpo, è dotata di un meccanismo di adattamento all’impulso della guarigione che ha il compito di curare il nostro dolore e di abbellire le nostre cicatrici.
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Ho analizzato quanto mi è accaduto e l’ho fatto cercando di non applicare filtri, interpretazioni o inganni. Non sono voluto rimanere ancorato al dolore e, per fare questo, ho dovuto riaprire la ferita che mi faceva tanto male. Credevo che fosse ormai pulita, ma mi sbagliavo. Ho dovuto disinfettarla e mentre lo facevo ho imparato da quanto mi è accaduto.

Mi sono reso conto di essere stato il mio peggior giudice, che dovevo comprendere ciò che stavo vivendo, dall’amore alla compassione. Ho rianalizzato ciò che significava per me quella ferita e ho ripassato le conclusioni che avevo elaborato in maniera precipitata e mal consigliato dal dolore, lo stesso dolore che opprimeva il mio animo.

Ci provano a convincere più volte che dobbiamo essere felici, chiunque ci spinge a cercare la felicità; ma nessuno ci dice come gestire le avversità, cosa possiamo fare per curare le nostre ferite emotive e come possiamo superare i piccoli e grandi problemi della quotidianità.
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Connettetevi alla vostra forza emotiva

Mi sono reso conto che dovevo connettermi con la mia forza emotiva, che dovevo imparare ad analizzare le persone, a prendere delle decisioni e a gestire le avversità. Ho imparato a prendere le distanze, a cambiare il mio modo di pensare, ad assumere una prospettiva diversa, più costruttiva. È stato allora che ho compreso che l’azione e il coraggio sono i motori della crescita emotiva.

Ho analizzato il mio dialogo interiore e ho acquisito l’abilità di differenziare ciò che si può cambiare da ciò che non può essere modificato. Ho accettato la mia incapacità di lottare contro i giganti, ma ho cambiato anche tutto ciò che si trovata alla mia portata. Ho smesso di provare a demolire muri e ho cercato porte. Ho superato la mia paura del mare e ho imparato a nuotare. Ho smesso di maledire il fiume e ho cominciato a costruire ponti.

Ho lavorato, ho pensato e sono stato coraggioso… ho compreso che le paure potevano bloccarmi, ma non vincermi… e alla fine di questo processo, ho scoperto la bellezza che riflettevano le mie cicatrici. Queste cicatrici emotive parlano di me, della mia forza, della mia capacità di imparare dalla sofferenza e di superare le avversità. Le mie cicatrici mi ricordano che sono fragile e forte allo stesso tempo. Quando le guardo, non vedo dolore, ma forza, perché penso a tutto ciò che sono stato in grado di superare…

Quando vedo le mie cicatrici, mi sento più forte, più sicuro e forse… forse anche più felice… È forse questo il segreto della felicità?     

“Ho smesso di maledire il fiume e ho cominciato a costruire ponti.  ”
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Trasformare le cicatrici in pedagogia

Sono fermamente deciso nel condividere con gli altri tutto ciò che ho imparato. Non è necessario bruciarsi per capire che il fuoco brucia. Ho normalizzato ciò che era normale. Ho aiutato le altre persone a non sentirsi strane e ad accettare che la loro sofferenza fosse normale per le circostanze che vivevano in quel momento, privilegio esclusivo di chi vive e ama intensamente.

Oggi mostro le mie cicatrici senza paura, senza sensi di colpa, senza vergogna. Alcune delle avversità che ho dovuto superare sono state fortuite, risultato del puro caso. Senza esserne consapevole, a volte, ho sofferto a causa di decisioni che ho preso o che ho dovuto prendere, delle persone che non ho analizzato, delle aspettative alle quali mi sono incatenato o delle disillusioni che ho vissuto.

La vita, come la ceramica, è fragile e bella allo stesso tempo. La vita può spezzarsi in qualsiasi momento, ma può anche essere ricomposta e, se siamo capaci di imparare una lezione, diverremo persone più belle e più forti.
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Oggi condivido la mia sensibilità. Oggi costruisco una nuova realtà. Una realtà in cui la compassione, l’empatia e l’amore hanno disseppellito i giudizi, gli stereotipi e le bugie. Oggi faccio parte di una nuova realtà, la realtà nella quale posso accettare di aver sofferto e che il mio animo ha pianto; ma nessuna di quelle lacrime è stata versata invano, poiché tutte, insieme ad ognuna delle mie cicatrici, mi hanno insegnato che dovevo imparare qualcosa.

Grazie alla Kintsukuroi,oggi sono una persona più forte e più sicura. Grazie alla Kintsukuroi, oggi non mi vergogno delle mie cicatrici, della mia sensibilità, della mia fragilità e della mia forza.

Alcune persone credono che Kintsukuroi sia solo un’antica tecnica giapponese per riparare la ceramica rotta, ma si sbagliano. Kintsukuroi è molto più che una semplice tecnica; Kintsukuroi è un’arte, l’arte di curare le ferite emotive.

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