Il complesso di Elettra: cos’è e quali sono le conseguenze?

· 13 giugno 2017

Nella mitologia greca, Elettra, la figlia del re di Micene, elabora un piano assieme al fratello Oreste per vendicare la morte del padre, uccidendo la madre e il suo amante. Questo mito e il suo significato hanno ispirato lo psicologo svizzero Carl Gustav Jung, il quale ha formulato una delle teorie più conosciute sullo sviluppo psicosessuale delle bambini: il complesso di Elettra.

È curioso conoscere innanzitutto il significato etimologico della parola Elettra. Vuol dire “ambra” e “scintilla” allo stesso tempo, per via dell’elettricità statica ottenuta con questa resina fossile. Diversi autori moderni hanno visto in questo personaggio e nel suo nome qualcosa di complesso ed affascinante, tanto da ispirare opere quali Il lutto si addice ad Elettra, di Eugene O’Neill, che racconta i segreti e i ricoveri psicologici di una famiglia qualsiasi degli anni ’30.

Il pendolo della mente oscilla tra il senso e l’assurdità, non tra il bene e il male.
Carl Gustav Jung

Tuttavia, fu Carl Gustav Jung il primo ad utilizzare questa figura mitologica per spiegare, nel 1912, la fissazione precoce delle bambine nei confronti del padre. È l’analogo al femminile del complesso di Edipo, sviluppato da Sigmund Freud, il quale ha tratto ispirazione dal mito greco di Edipo di Sofocle. Il celebre padre della psicoanalisi sosteneva che tutti i bambini attraversano una fase di desiderio nei confronti della madre e percepiscono il padre come un rivale.

Questo tipo di attrazione affettiva (insolita per tutti noi) è considerata nella psicoanalisi parte del normale sviluppo psicologico di qualsiasi bambino tra i 3 e i 6 anni. Passata quest’età, l’ossessione o la preferenza sparisce in maniera naturale. Vediamolo in dettaglio.

Come ha inizio il complesso di Elettra?

Per comprendere il complesso di Elettra e la sua formulazione, dobbiamo risalire al giusto contesto. L’ambito è quello della psicoanalisi e un aspetto a cui Freud ha dedicato gran parte del suo lavoro è quello dello sviluppo psicosessuale in particolare nelle prime fasi della vita. Questo concetto rappresenta la grande rivoluzione del pensiero freudiano, perché fino ad allora la psicologia non aveva mai considerato l’idea che i bambini potessero avere una sessualità.

Per diventare padre, bisogna smettere di essere figlio.
Carl Gustav Jung

Il modo in cui i bambini esprimono i loro impulsi sessuali durante l’infanzia determinerà senza dubbio una maturità piena e uno sviluppo psico-affettivo più integro, più equilibrato e “sano”. Ora, nel caso queste ossessioni verso i genitori persistano, potrebbero dare luogo a disturbi mentali, nevrosi o problemi che lo stesso Freud ha etichettato come “aberranti”.

Carl Gustav Jung, d’altro canto, ha sempre riscontrato delle discrepanze su questo argomento. Aveva percepito una sorta di “vuoto teorico” nella teoria di Freud. Il complesso di Edipo riguardava solamente i maschi e quel legame fisico ed emotivo intenso tra i bambini e le loro madri nei primi anni dell’infanzia. Nel 1912, dunque, Jung formulò la sua teoria del complesso di Elettra proprio per colmare questo vuoto, per allargare la prospettiva anche allo sviluppo femminile e non lasciarlo nel dimenticatoio.

A seguire le principali caratteristiche del complesso di Elettra.

Una prima fase di attrazione verso la madre

Carl Gustav Jung aveva la certezza che il vincolo emotivo tra madre e figlia fosse molto più intenso rispetto a quello tra madre e figlio nei primi 3 anni di vita. Questo attaccamento iniziale segna, in seguito, il “ritorno” e il bisogno della bambina di identificarsi con la madre, incorporando alcune caratteristiche materne nella sua personalità e interiorizzare la sua moralità nel “super io”.

La preferenza per il padre

A 3 o 4 anni, la bambina abbandona la preferenza per la madre e inizia a mostrare una certa “fissazione” o innamoramento per il papà.

  • Il complesso di elettra ha inizio presumibilmente quando le bambine scoprono di non avere il pene e sentono il desiderio di avere ciò che quest’organo sessuale simboleggia. I psicoanalisti affermano che l’avvicinamento alla figura paterna genera una certa rivalità e distanza nei confronti della madre.
  • La bambina può sviluppare una sorta di gelosia e adottare comportamenti che vanno dall’affetto possessivo verso il padre fino all’ostilità se in un dato momento non ottiene ciò che desidera dalla figura paterna.

La risoluzione naturale del complesso di Elettra

A 6 o 7 anni, la bambina sente di nuovo la necessità di avvicinarsi e identificarsi con la madre. Ed è a questo punto che inizia a mostrare comportamenti di imitazione e curiosità verso il mondo femminile, dove la piccola acquista consapevolezza del suo ruolo di genere.

Jung con la sua teoria sottolineava il fatto che questa fase fosse una parte normale dello sviluppo delle bambine, tipica dell’infanzia, quando si creano le basi del comportamento affettivo, sociale e psicologico che maturerà negli anni successivi. Inoltre, è necessario che le ostilità si dissolvano, che la bambina non veda la madre come una nemica o una rivale, evitando così l’instaurarsi di dinamiche che potrebbero alzare dei muri all’interno della famiglia.

Cosa c’è di vero nella teoria del complesso di Elettra?

Molte bambine provano la “papite”, ovvero una marcata preferenza per il papà, in una determinata fase della loro vita, questo è vero. Tuttavia, la psicologia moderna vede queste teorie dei complessi di Edipo e di Elettra come approcci ormai superati, così come le classiche fasi psicosessuali orale, anale e fallica. Di fatto, molti psicoanalisti non condividono queste teorie, come la tedesca Karen Horney, secondo la quale dire che le bambine vivono una fase in cui sono invidiose del pene del padre è un’offesa alle donne.

Ora, se una bambina mostra comportamenti comuni come cercare l’affetto del papà prima della mamma, voler passare più tempo con lui o dire che “da grande sposerà il papà”, dobbiamo capire che non c’è niente di male né di patologico in questo. Alla fine, il padre è una figura maschile più vicina e anche un riferimento in molti aspetti, dunque queste  fantasie, questi giochi e comportamenti svaniranno naturalmente a mano a mano che la socializzazione con i coetanei acquisirà importanza.

Di fatto, nemmeno lo stesso Jung ha attribuito alla sua teoria un valore universale o biologico. Si tratta solamente di un comportamento che alcune bambine possono manifestare e che di solito si risolve in poco tempo.

Riferimenti bibliografici:

– Freud, S. (2011) Three Essays on the Theory of Sexuality Basic Books: Nueva York

– Jayme, María y Victoria Sau (1996) Psicología diferencial del sexo y el género: fundamentos, pp. 109, 110. Icaria Editorial

– Jung, C. G. (2007) Opere complete, Torino: Bollati Boringhieri.

– Scott, J. (2005) Electra after Freud Myth and Culture, Ithaca: Cornell University Press.