Comportamento sessuale e cellule immunitarie

· 1 dicembre 2018
Il comportamento sessuale degli esseri umani è difficile da classificare. Nuove ricerche fanno luce su questo aspetto.

Siamo programmati per agire secondo un prototipo femminile o maschile, soprattutto in ambito sessuale. In che misura i comportamenti sociali sono biologicamente determinati e in quale, invece, sono appresi? Secondo uno studio recente, alcune cellule immunitarie (i mastociti) potrebbero influire sul comportamento sessuale. 

Questa ricerca è volta a dimostrare come la presenza dei mastociti, un tipo di cellula immunitaria, condizioni il nostro comportamento sessuale; ovvero ci indurrebbe ad agire in modo più “femminile” o “maschile”.

Le cellule immunitarie, spesso considerate semplici variabili modulatrici, sembrano giocare un ruolo importante in questo senso. I ricercatori dell’Ohio State University, autori di uno studio pubblicato sulla rivista The Journal of Neuroscience hanno gettato luce sullo sviluppo del cervello del feto ai fini del futuro comportamento sessuale.

Siamo programmati per un determinato comportamento sessuale?

Per molti anni i ricercatori hanno sostenuto che il comportamento sessuale degli esseri umani è difficile da classificare. È, inoltre, complicato etichettare un certo comportamento come maschile o femminile. Alcuni studi recenti, però, suggerirebbero che alcune caratteristiche o variabili del nostro corpo possono condizionare il nostro comportamento.

Tali ricerche hanno lo scopo di capire qual è il ruolo di un tipo specifico di cellula immunitaria, il mastocita, nei confronti dello sviluppo del comportamento sessuale. I ricercatori hanno lavorato su cavie, analizzando esemplari maschi con mastociti silenziati e femmine con mastociti attivi. È stata esaminata l’area preottica del cervello, localizzata nell’ipotalamo, che contribuisce alla regolazione del comportamento sessuale.

Coppia felice distesa sul letto

Secondo Kathryn Lenz, ricercatrice di psicologia e neuroscienze presso l’Ohio State University e a capo della ricerca, “questa è l’area del cervello più sessualmente attiva; sappiamo che è molto importante per i comportamenti riproduttivi e sociali maschili, come la monta, e per il comportamento materno nelle femmine”.

L’equipe ha osservato il comportamento degli esemplari maschi con mastociti silenziati a contatto con esemplari femmine pronte per l’accoppiamento. I roditori “modificati” hanno mostrato meno interesse verso le femmine e l’accoppiamento.

È stato anche constatato che le femmine con mastociti attivi mostrano il tipico comportamento sessuale dei maschi interessati all’accoppiamento. 

La Dottoressa Lenz spiega che si tratta di un fenomeno affascinante da osservare. È come se le femmine “mascoline” non avessero “l’hardware” adatto per interessarsi al comportamento riproduttivo maschile. E, inoltre, che “sembrerebbero fortemente motivate a imitare il comportamento sessuale maschile nei confronti delle altre femmine”.

Il ruolo dell’estrogeno

I ricercatori hanno scoperto che l’estrogeno attiva i mastociti nel cervello e che questi ultimi guidano lo sviluppo sessuale dell’animale. L’estrogeno svolge dunque un ruolo importante nello sviluppo dei tratti maschili.

È noto che gli ormoni definiscono le differenze sessuali nella fase iniziale di sviluppo. Tuttavia, si hanno poche informazioni sui cambiamenti cellulari che influenzano il cervello e il comportamento.

Le cellule immunitarie condizionano il comportamento sessuale

I ricercatori ammettono che abbiamo ancora molto da imparare su come i cambiamenti a livello cellulare del feto possano influenzare lo sviluppo del comportamento.

È possibile che alcuni stati di salute sperimentati in gravidanza – ad esempio un’allergia o una lesione seguita da infiammazione – possano influenzare la formazione del feto e quindi condizionarne le future tendenze comportamentali.

“I mastociti presenti nel cervello sembrerebbero cruciali per lo sviluppo cerebrale nel corso della vita, sebbene siano relativamente pochi; questo dovrebbe farci aprire gli occhi sul potenziale ruolo delle cellule immunitarie nel cervello umano”, spiega Kathryn Lenz. E conclude “Sono molte gli aspetti che non conosciamo ancora e bisogna indagare su tutte le cellule cerebrali e al modo in cui comunicano tra loro”.

Coppia abbracciata a letto