Comunicazione passiva: come riconoscerla?

02 marzo, 2020
Esiste una forma di comunicazione che deriva da una costante censura. Stiamo per parlarvi della comunicazione passiva.
 

Le statistiche rivelano che sono in molti ad attuare la comunicazione passiva. Potremmo essere addirittura noi stessi a metterla in pratica pur non avendola mai definita tale. Ci riferiamo a uno stile comunicativo piuttosto nocivo per noi e per chi ci circonda. Si ripercuote negativamente sulla nostra autostima e ci impedisce di relazionarci in modo sano e adeguato agli altri.

La comunicazione passiva è tipica di quelle persone che non difendono i propri diritti, che mantengono una posizione di distacco e che si piegano alle richieste altrui, ignorando le proprie necessità.

La comunicazione passiva e la paura del confronto

Alcuni studi segnalano che la comunicazione passiva potrebbe essere determinata dal bisogno di compiacere gli altri. Questo è vero, ma ci sono altri motivi, come la mancanza di abilità sociali o la paura del conflitto.

È possibile che alcune persone siano abituate a questo tipo di comunicazione perché sono cresciute sottomesse a una continua censura. Quindi, anche se l‘artefice della censura e il suo potere non esistono più, la loro traccia è ancora presente. Queste persone, non avendo allenato la capacità di esprimere le proprie opinioni o le proprie necessità, si sentono insicure in merito.

D’altra parte, se hanno ricevuto critiche molto pesanti, possono continuare a sentirsi sottomesse alla tirannia della loro eco. Così continuano a sentirsi oppresse da un’insicurezza che è stata iniettata in loro per anni.

 

In questi momenti potrebbe nascere in loro una sensazione di impotenza. “Perché le parole non vengono fuori e balbetto?”, “Perché sembra che la mia mente sia paralizzata, impedendomi di pensare lucidamente?”. Il motivo risiede nel fatto che esiste una paura spropositata della critica, del confronto, del giudizio.

L’esercizio psichico che una persona può e deve mettere in pratica per se stessa non è sentirsi sicura, bensì essere capace di tollerare l’insicurezza.

-Erich Fromm-

Madre sgrida figlio

Esempi di comunicazione passiva

Potrebbe darsi che tutto ciò di cui abbiamo parlato fino ad ora vi suoni familiare. Ma ora vediamo alcuni esempi concreti di comunicazione passiva e di come quest’ultima si manifesta nella vita quotidiana.

  • Andiamo in un ristorante e chiediamo al cameriere, per favore, di portarci il filetto ben cotto. Quando ci viene servito, non è cotto come volevamo, ma non diciamo niente. Non appena il cameriere ci domanda se va tutto bene, rispondiamo “molto bene”, sebbene non sia affatto vero.
  • I nostri amici fanno dei programmi per il fine settimana e stanno decidendo dove andare. La nostra posizione è aspettare che qualcuno proponga qualcosa per poi dire “mi va benissimo questo posto”. Lo stesso vale per il giorno e per l’ora. Siamo incapaci di proporre, aspettiamo che siano gli altri a farlo per primi.
 
  • Un amico ci domanda se possiamo prestargli gli appunti di una materia. Fa sempre la stessa cosa e non si preoccupa mai di prendere appunti in classe, preferendo anzi parlare con gli altri compagni di corso o disegnare sul quaderno durante la lezione. Nonostante questo, siamo incapaci di dirgli di no.
Donna timida

Manipolazione e cambio di prospettiva

A questo proposito, immaginiamo di voler scegliere una determinata facoltà perché ci piace, ma i nostri genitori ci dicono “no” e oltretutto ci fanno sentire in colpa perché non condividiamo il loro desiderio. Finiamo così per cambiare opinione, in molti casi non farà differenza perché magari ci siamo già piegati al loro desiderio iniziale e sentiamo il bisogno di compiacerli. In fin dei conti, si tratta delle persone che ci hanno dato più possibilità nella nostra vita.

Ciò può verificarsi in diverse circostanze, come nel caso in cui volessimo trasferirci in un altro Paese per imparare un’altra lingua, andare a un compleanno o rimanere a dormire a casa di amici. Se ci hanno manipolato e ci hanno sottratto la capacità di difendere i nostri diritti, da adulti agiremo con gli altri secondo uno stile di comunicazione passiva.

 

Non dobbiamo smettere di essere noi stessi per sentirci accettati.

-Mercè Conangla e Jaume Soler-

Di solito dietro questa situazione si nasconde una totale mancanza di autostima. E questa è talmente danneggiata e maltrattata da essere incapaci di concepire persino di avere maggiori capacità decisionali di quanto non pensiamo e più diritti di quelli che facciamo valere.

Se ci riconosciamo in questa descrizione e non riusciamo a vedere uno spiraglio di cambiamento,il passo successivo è chiedere l’aiuto di un professionista che ci fornisca gli strumenti necessari per poterci liberare della comunicazione passiva e per iniziare a essere assertivi. Ciò non avverrà da un giorno all’altro, ma vedremo dei progressi che ci spingeranno a proseguire.