Le conseguenze dell’inibizione affettiva

· 23 giugno 2017

L’inibizione affettiva può essere in parte definita come la difficoltà ad identificare ed esprimere le proprie emozioni e i propri sentimenti. Alcune scuole di psicologia definiscono questa condizione come “alexitimia”, termine che viene dal greco “a” (senza), “lexis” (parola) e “thimos” (affetto). In questo senso, significa “senza parole per gli affetti”.

Molte persone con inibizione affettiva provano emozioni e sentimenti. Il problema è che per loro è molto difficile identificarli e, quindi, esprimerli. Non tutti vivono questa situazione con la stessa intensità. In alcuni casi questo fenomeno non è così profondo, in altri invece, si registra una totale dissociazione dal mondo affettivo ed emotivo.

Solo due tipi di persone possono parlare senza inibizioni: gli sconosciuti e gli amanti. Gli altri si limitano a negoziare.

Anonimo

Una persona con alexitimia non riesce a capire se quello che prova è amore o amicizia, per esempio. Sarà vaga anche nel rispondere ad una domanda come “come stai?”, dirà “bene” o “male”, ma non specificherà cosa significa quel “bene” o “male”. Non dirà di essere “arrabbiata”, “entusiasta” o “triste”. In casi estremi, queste persone rispondono con il silenzio o dicono sempre “bene”, quasi in maniera automatica perché hanno capito che questa è la risposta che gli altri si aspettano.

Tratti che denotano inibizione affettiva

Il tratto più caratteristico dell’inibizione affettiva è la freddezza. È come se questi individui non provassero nulla ed, effettivamente, nei casi più estremi, in realtà proprio non riescono a sentire nulla. I sintomi sono simili a quelli di una persona depressa, ma in questo caso sono più accentuati. I più visibili sono:

  • Non provano piacere o solo minimamente.
  • Non si interessano della loro vita sessuale.
  • Sono conformisti.
  • Si muovono in maniera rigida e lenta.
  • Hanno poca vita sociale.
  • Mancano di vitalità.
  • Sono impulsivi.
  • Quasi sempre sembrano seri e annoiati.
  • Non hanno fantasie e fanno fatica a usare l’immaginazione.
  • Se stabiliscono dei legami, di solito sono basati sulla dipendenza.
  • Non dicono mai “ti amo“.

Ci sono due tipi di inibizione affettiva, o alexitimia. Il primo tipo è l’inibizione affettiva primaria, la persona in questione si comporta in questo modo fin dalla nascita. In questo caso corrisponde ad un’anomalia neurologica.

Il secondo tipo di inibizione affettiva è quella secondaria, che si manifesta in seguito ad un trauma fisico o psicologico o dopo prolungati periodi di stress intenso.

Secondo diversi ricercatori, nella maggior parte dei casi, l’inibizione affettiva è influenzata anche da fattori socio-culturali. Ci sono modelli di comunicazione famigliare che spingono all’inibizione delle emozioni. In alcuni ambienti sociali o scolastici, dire ciò che si prova è motivo di rimprovero. Spesso viene imposto un modello di “emozioni buone” e di “emozioni cattive”, si può parlare di quelle buone, ma di quelle cattive no.

Le conseguenze negative del non esprimere le emozioni

I casi più gravi di inibizione affettiva richiedono una terapia, che di solito si protrae nel tempo. È possibile anche dover ricorrere ad un intervento neurologico. Tutto sembra indicare che la radice di questa condizione sia una disconnessione tra i due emisferi cerebrali. Eventualmente la si può correggere, ma in alcuni casi particolari è impossibile.

I casi meno gravi, ovvero la maggioranza, possono seguire un programma di guarigione diverso. A volte una persona inibisce l’espressione dei suoi affetti semplicemente perché non ha imparato a fare l’opposto. In genere, in passato questa persona è stata obbligata a zittire i suoi affetti, in quanto in certi ambienti la mancata espressività emotiva è vista come segno di auto-controllo. Allo stesso modo, ci sono casi in cui il silenzio emotivo è la risposta “naturale” ad un trauma non risolto.

Ad ogni modo, quel che è certo è che l’impossibilità di definire ed esprimere le proprie emozioni comporta una serie di conseguenze nella vita. In primo luogo, le funzioni intellettive decadono. Le emozioni giocano un ruolo fondamentale nell’acquisizione di nuove conoscenze e nella memoria, principalmente. Il mondo affettivo, inoltre, è alla base della capacità investigativa e della creatività. Di conseguenza, una persona con inibizione affettiva sarà fragile da punto di vista intellettivo.

In secondo luogo, com’è ovvio, la vita sociale ne risente e si riduce al minimo dell’espressione. Non esiste la possibilità di stabilire legami profondi con gli altri. La vita diventa arida e questo a sua volta accentua l’inibizione stessa. Si tratta di una disfunzione che può essere trattata. Gli affetti e le emozioni sono il sale della vita. Se sospettate di avere questi sintomi oppure li riconoscete in una persona di vostra conoscenza, allora cercate aiuto.

Immagini per gentile concessione di Henrietta Harris