Controllare il pensiero ipocondriaco è possibile?

18 novembre, 2020
Paura costante e ossessiva di contrarre un virus o di ammalarsi di cancro. In che modo possiamo tenere sotto controllo il pensiero ipocondriaco? Con alcune strategie di base che chiunque può mettere in pratica!

È possibile controllare il pensiero ipocondriaco? In che modo possiamo smettere di essere ossessivamente consapevoli del corpo e delle sue sensazioni? Un mal di gola che diventa sintomo di una grave malattia, quel dolore addominale che potrebbe portare a un intervento chirurgico… Possiamo tranquillizzare la mente in queste situazioni?

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi Mentali (DSM V) ha eliminato nel 2013 il termine “ipocondria” per sostituirlo con due nuove espressioni: disturbo da sintomi somatici e disturbo d’ansia di malattia. Nel linguaggio comune, tuttavia, definiamo ancora come ipocondriaco chi è convinto di avere una grave malattia non diagnosticata nonostante le ripetute assicurazioni del medico.

È importante sottolineare che le conseguenze sulla qualità della vita di chi soffre di questo disturbo d’ansia possono essere serie. Così, e nella peggiore delle ipotesi, una parte di questi casi può sfociare in depressione. Ciò avviene quando si resta presi nella rete di paure irrazionali e difficili da gestire, causate da un’autodiagnosi e dall’angoscia per l’ignoto.

Paura di essere malati di cancro, di aver contratto un virus, di aver contratto la stessa malattia di quel nostro parente. L’universo personale in cui si resta intrappolati può essere molto angosciante. Disporre di alcune strategie che aiutino a gestire questi pensieri è di grande sollievo.

Testa di profilo con groviglio di filo al posto del cervello.

Come controllare il pensiero ipocondriaco? Chiavi e strategie

Ricorrere alla psicoterapia ed esporre una fobia, come la paura dei germi, di uscire da casa, di contrarre un virus o di ammalarsi in modo incurabile, ha delle ripercussioni.

La prima è che si assume consapevolezza del fatto che molte di queste idee sono irrazionali e che ciò nonostante non si riesce a dominarle. Non è possibile esercitare un controllo logico sui propri timori.

Allo stesso tempo compare un’altra dimensione, l’imbarazzo. E poi il senso di contraddizione e di rabbia all’idea di dover agire o sentire in quel modo. Il disturbo da sintomi somatici e l’ansia di malattia generano un profondo disagio a più livelli.

Si prova malessere, si incrina il rapporto con gli altri perché ci si sente incompresi e spesso si pensa che il sistema sanitario non sia efficace. Tutto questo suscita un senso di disperazione che alimenta ulteriormente l’ansia.

Quando si tratta di controllare il pensiero ipocondriaco, occorre avere chiaro un aspetto. Lo studio condotto presso l’Università di Valencia da Gemma García e Amparo Benlloch sottolinea l‘importanza di concentrarsi sui pensieri intrusivi e sulle convinzioni disfunzionali per trattare questo disturbo. Vediamo alcune strategie.

Capire l’ipocondria: quello che si prova altro non è che ansia

L’ipocondria non è una malattia, si tratta della paura di ammalarsi. Se vogliamo controllare il pensiero ipocondriaco, è necessario sapere cosa motiva questa condizione. Bisogna capire, innanzitutto, che ciò di cui si soffre è, in realtà, un disturbo d’ansia.

Circoscrivete, capite, razionalizzate e ricordate che l’angoscia è il risultato delle nostre emozioni e di una mente che anticipa fatti che non sono reali.

Non siete malati: sono sensazioni del corpo derivanti da stress e ansia

Naturalmente il nostro corpo sperimenta infinite sensazioni. È vero che soffrite di emicrania, mal di gola, oppressione al petto. Ma non lasciatevi sopraffare: l’ansia e lo stress presentano una sintomatologia ampia e limitante. Ogni volta che sentite una nuova sensazione o un nuovo dolore, non correte su internet a cercare la possibile causa.

Ricordate a voi stessi qual è la vera causa: i pensieri e l’ansia. Non abbiate paura di quello che sentite a livello corporeo. Imparate ad accettare senza ossessionarvi e scoprirete che la sofferenza si riduce.

Dietro al pensiero ipocondriaco è un’emozione: capitela e calmatela

“Non riesco a deglutire, penso di avere la gola gonfia. Avrò un’infezione? Sara il cancro?”. Per controllare il pensiero ipocondriaco, è essenziale comprendere un aspetto. Dietro queste convinzioni, una serie di emozioni dirige i nostri pensieri in una direzione o l’altra.

Paura, insicurezza, angoscia, tristezza, frustrazione. Molte di queste realtà emotive aderiscono alla mente alterando ciò che pensiamo. Ogni volta che vi viene in mente un pensiero negativo, interrompetelo. Poi provate a chiarire quale emozione vive in voi, datele un nome e lavorate su di essa.

Perché sento questa insicurezza? Cosa posso fare per calmarla?

Accettate la paura, ma non nutritela, non ingigantitela. Avete paura di contrarre una malattia? Di sviluppare il cancro? Una malattia cronica vi causa angoscia? Tutte queste paure sono normali e comprensibili.

La paura è un’emozione comune e ha uno scopo preciso. Se qualcosa vi spaventa, agite, ma fatelo razionalmente prendendovi cura della vostra salute conducendo una vita sana.

L’ultima cosa che dobbiamo fare è nutrire il pensiero ipocondriaco, renderlo eccessivo, lasciare che abiti nella nostra mente. Aggiungere idee spaventose non farà che aumentare l’ansia e la paura di ammalarsi.

Uomo che non riesce a controllare il pensiero ipocondriaco.

Siete riusciti a controllare il pensiero ipocondriaco? Premiatevi!

Vi alzate dal letto la mattina con le vertigini. “Sarò malato? Quale potrebbe essere la causa di questo sintomo?”. Il prossimo passo istintivo sarà fare una ricerca su Internet. Ebbene, per controllare i pensieri ipocondriaci dobbiamo applicare piccole strategie quotidiane.

Ad esempio, se avete le vertigini potete sedervi, aspettare che passino e ricordare a voi stessi (razionalmente) che è un sintomo dell’ansia. Fate poi qualcosa che vi permetta di stare meglio: una passeggiata, un bagno, rilassarvi con un libro, etc.

In questo modo eviterete di alimentare la paura navigando su Internet. Già questo è positivo, un grande passo. Premiatevi, quindi, per aver fatto un progresso.

Per concludere, va notato che a volte, pur adottando queste strategie, non si ottengono risultati. In questo caso abbiamo a nostra disposizione l’aiuto di professionisti e tecniche di ristrutturazione cognitiva utili per migliorare.

  • Arnáez, S., García-Soriano, G., López-Santiago, J., & Belloch, A. (2019). Dysfunctional beliefs as mediators between illness-related intrusive thoughts and health anxiety symptoms. Behavioural and Cognitive Psychotherapy. https://doi.org/10.1017/S1352465819000535