Dimmi cosa farei io, non cosa faresti tu

· 13 febbraio 2017

Nei momenti di stress, la solitudine è positiva, mentre è più negativa che mai quando vogliamo finalmente parlare e i nostri dubbi si accumulano. Quando vorremmo dare voce a ciò di cui abbiamo bisogno, a ciò che desideriamo e vogliamo, ai nostri capricci più sciocchi, e accanto a noi non c’è nessuno. Invochiamo la presenza di qualcuno perché né il divano, né la coperta, né il gelato in vaschetta, troppo freddo, ci fanno da salvagente. Abbiamo provato a confrontarci con loro, ma nessuno ha dato chiarezza ai nostri interrogativi.

Allora guardiamo la lista dei contatti sul nostro cellulare e pensiamo a chi chiamare, con chi sfogarci. Man mano che appaiono i nomi, appaiono anche le risposte. Per la maggior parte di loro, possiamo indovinare cosa ci diranno, di altri sappiamo già che non ci risponderanno, che non avranno tempo per condividere un caffè caldo o che non ci ascolteranno mentre fanno mentalmente la lista dei vestiti da portare in lavanderia.

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Parlo con te affinché mi ascolti

Te lo racconto perché tu mi dia calore, perché capisca che sto attraversando un brutto momento. Perché tu sappia che questo fatto mi fa arrabbiare tanto, che mi manda così in collera che vorrei piangere di nascosto e rannicchiarmi tra le lenzuola anche se fuori c’è il sole. Non ho bisogno che tu mi dica “te l’avevo detto”, lo so già che tu, siccome sei furbo, non ti saresti mai messo in questa situazione.

Ma tu non hai le mie paure, i miei demoni, le mie speranze e le mie qualità, questi elementi sono tutti personali e non trasferibili, non sei tu il comandante della mia vita. Io sono io, anche se a volte rinnego questa mia essenza e vorrei scaraventarla fuori dalla finestra. Non prendermi per scemo: anche se ho un carattere lunatico, non gioco con le cose importanti, anzi con esse mi faccio molto serio. Non l’avrei mai fatto se non avessi pensato che rappresentava il meglio per i miei obiettivi, anche se sono finito nel dilemma che ora è causa delle mie lacrime.

Non ho bisogno dei tuoi rimproveri, ho già un “Grillo Parlante” personale che non riesco a zittire neanche minacciandolo pesantemente: grida così forte che è impossibile ignorarlo. È insistente, testardo, instancabile. Si capisce proprio che è stato partorito da me. E non ridere, non è divertente. Se pensi che così puoi sdrammatizzare i fatti, ti sbagli: non fai altro che farmi sentire insignificante, quando mi sento già abbastanza stupido.

“L’empatia risiede nell’abilità di essere presenti senza dire la propria opinione”.

(Marshall Rosengberg)

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Non voglio sapere cosa faresti tu

Non voglio neanche sapere cosa faresti al posto mio, questo non è un conclave per trovare soluzioni. Almeno non prima che mi assicuri che mi hai ascoltato, che ti sei messo nei miei panni e che sei disposto a farti carico della difficoltà che ne deriva. Dopodiché, forse potrai aiutarmi a valutare le opzioni, ma senza sentirti protagonista.

E non pensare che seguirò i tuoi consigli solo perché in passato mi sono sbagliato. Questo fatto non rende il tuo criterio più valido del mio, non dimenticarti che ho sempre accettato la responsabilità di ciò che è successo o che succede. Si tratta di decisioni indipendenti. Sì, forse dovrai essere di nuovo testimone dei miei sbagli, ma io non faccio forse lo stesso con te?

Abbracciami. Adesso sembra che debba dirti tutto quello che devi e non devi fare, scusami, non è così, questo è solo il prodotto del mio stato d’animo. Ma puoi abbracciarmi lo stesso, mi calmerà molto. E dato che è da un po’ che carichi il mio peso, torna al tuo posto e raccontami cosa ti preoccupa, cosa ti tormenta e se hai fame. E poi, mi è avanzato un po’ di gelato, lo vuoi?