Cosa sono gli stati alterati di coscienza?

· 26 febbraio 2017

Forse vi state domandando cosa sono gli stati alterati di coscienza. Forse a volte vi siete chiesti cosa succede, ad esempio, quando qualcuno va in coma oppure in stato vegetativo. Sono varie le domande che potremmo porci in relazione a queste situazioni.

Si lavora con tali pazienti? Se la risposta è affermativa, sotto quali condizioni si svolge questo lavoro o cosa si cerca di fare con loro? Stiamo parlando di situazioni complicate nelle quali l’impotenza e l’incertezza possono rappresentare ostacoli importanti.

Si può andare in coma per vari motivi. I coma possono avere origini traumatiche, possono essere causati da incidenti automobilistici oppure non essere traumatici, come succede quando si verifica un ictus o un infarto o alcune lesioni tumorali.

Il coma è uno stato nel quale si produce una riduzione della conoscenza, con una perdita parziale o completa della risposta agli stimoli esterni. Questo implica che il paziente è incapace di reagire adeguatamente a tali stimoli.

Esistono diversi gradi di stati alterati di coscienza

Il dolore che prima si percepiva e faceva togliere subito la mano da ciò che lo causava, ora non si percepisce, e per questo la mano non si sposta. Non si sente l’odore di bruciato né la voce della propria madre, e non si reagisce ad essa.

Tutti questi sono esempi sui quali riflettere. Vale a dire che esiste una mancanza di reazioni all’esposizione a stimoli esterni che in condizioni normali le causerebbero. Ciò nonostante, esistono diversi gradi di stati alterati di coscienza. Gradi che si misurano su una scala chiamata Scala di Glasgow.

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Questa scala prende in considerazione la risposta verbale, motoria e l’apertura o meno degli occhi rispetto al richiamo e al dolore. Si realizzano test semplici sui pazienti, per osservare come reagiscono a certi stimoli esterni. Questa scala valuta, pertanto, il grado di risposta dell’individuo.

Una volta eseguiti tali esercizi, si prendono in considerazione i punteggi raggiunti e si ottiene un indice. Questo indica la gravità dello stato del paziente. Se questi non risponde a nessuno stimolo, otterrà il punteggio più basso. Se risponde a tutti gli stimoli, il suo livello di coscienza non è stato intaccato.

Attirare l’attenzione del paziente a tutti i costi

Una volta fatto questo, l’esperto che avrà realizzato la valutazione si farà un’idea della situazione del suo paziente a livello neurologico, e potrà intervenire di conseguenza. Bisogna fare in modo di creare ogni situazione possibile per attirarne l’attenzione.

L’essere umano possiede 5 sensi. Alcuni sono più utilizzati di altri. La vista, il tatto, l’olfatto, l’udito e il gusto. Sono rinomati i casi di persone che, diventate cieche, sviluppano un uso straordinario e molto fino di altri sensi. Hanno sviluppato i restanti sensi in maniera magistrale, per sopperire a quello che manca.

Nei casi di stati di coscienza alterata di cui stiamo parlando, bisogna capire quanto si preservano i sensi del paziente e lavorare su questi. Le aree sensoriali del nostro cervello si attivano quando riceviamo stimoli esterni. Pertanto, bisogna riuscire a far attivare queste aree.

Ricerca di stimoli che generino reazioni

Per attivare queste aree, abbiamo bisogno di stimolare il paziente tramite gli stimoli ai quali risponde ancora. Inoltre, se ricorriamo a stimoli che al paziente sono familiari o che questi può associare ad un fattore emotivo, si otterrà un risultato importante e fondamentale, e si potrà agire di conseguenza.

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La reazione può essere quasi impercettibile, per questo l’esperto che lavora con tali pazienti dovrà avere pazienza e mostrarsi attento a qualsiasi cambiamento che potrebbe prodursi nel corpo di questi in quanto reazione allo stimolo. Da un minimo movimento del dito indice, fino ad un sottile cambiamento delle pupille. Ogni fattore è importante. Qualsiasi cambiamento ci fornisce delle informazioni.

Una volta che lo specialista ha verificato che la stimolazione di un determinato senso provoca una risposta, il suo compito sarà quello di insistere su questa. Non lo si fa per abituare il paziente a tale stimolo, ma per fare in modo che risponda sempre allo stesso. L’abitudine implicherebbe che l’intensità della reazione si attenui, invece l’obbiettivo è fare in modo che questa sia sempre più intensa, segnale che indica che anche l’attivazione cerebrale lo è.

I fattori familiari ed emotivi aiutano a recuperare la coscienza

Avrete sentito parlare di casi in cui chi aveva un familiari in tali condizioni andava all’ospedale, sedendosi vicino a questi, cantava le sue canzoni preferite o gli portava quel dolce che tanto amava, dall’odore caratteristico, o un peluche che aveva fin da piccolo e che adorava accarezzare.

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È fondamentale, pertanto, ricorrere agli elementi che sappiamo provocano una reazione significativa al paziente e, se otteniamo una risposta a tali stimoli, perseverare. Come i leoni che inseguono le loro prede. L’esperto deve insistere su ciò che genera risposte nel paziente. Qualsiasi cosa sia. Sarà il paziente a marcare il suo ritmo e tempo.

Il lavoro che si realizza con tali pazienti è duro, perché i cambiamenti che si verificano quotidianamente sono minimi, ma alla larga gratificanti, poiché si può vincere grazie alla stimolazione e alla plasticità del nostro cervello.

Quindi, vogliamo incoraggiare le persone che si trovano in una fase di recupero, sia loro sia i propri familiari, perché a forza di insistere, spesso si ottengono grandi risultati.