Dare tutto e sentirsi chiedere di più: il dramma di essere il migliore

· 25 gennaio 2017

Essere il migliore in qualcosa non è sempre così positivo come sembra. Chi spicca in una certa attività può finire per essere rifiutato dagli altri, diventare oggetto di scherno o persino di abusi. A tutti sarà capitato di conoscere ragazzi molto studiosi che eccellono a scuola e che, invece di essere ammirati per questo, finiscono col diventare vittime di bullismo da parte dei loro compagni.

Purtroppo è chiaro che chi raggiunge grandi successi non sempre viene supportato dalle persone che lo circondano. Viceversa, a volte attira su di sé l’invidia degli altri, che viene espressa attraverso le critiche o la minimizzazione di ciò che fa. Queste persone possono persino rischiare di essere sfruttate e utilizzate dagli altri per i loro interessi.

“Non ti disturbare a essere migliore dei tuoi predecessori o contemporanei, cerca di essere migliore di te stesso.”

–William Faulkner–

Nella storia ci sono stati numerosi casi di grandi uomini e donne che sono stati i migliori nel loro campo e che, allo stesso tempo, hanno dovuto sopportare la solitudine e il rifiuto da parte dei loro contemporanei. Ma perché si verifica questo fenomeno? Si può fare qualcosa per cambiarlo?

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Quando essere il migliore implica degli obblighi gratuiti

Adriana lavorava in un centro educativo per bambini in stato di abbandono. Si impegnava moltissimo nel lavoro, e per questo alla fine del primo anno le diedero una notizia sconcertante: le avrebbero assegnato altri 30 bambini di cui occuparsi da sola. “Lei è la migliore insegnante, siamo certi che ce la farà!” Ma non le avrebbero aumentato lo stipendio né dato alcun incentivo. Il suo premio era un castigo.

Questo succede anche nella vita familiare. Se il fratello maggiore è più bravo nel disegno, è probabile che i suoi genitori gli chiedano di aiutare i fratelli più piccoli a fare i loro e lo stesso accade con le lingue, la matematica o l’italiano. Se il fratello minore è il più affidabile, passerà il resto della sua vita ad assumersi gli impegni che richiedono maggiore responsabilità.

È una situazione che subiscono di frequente anche le mamme, nella loro vita quotidiana. Spesso le donne lavorano sia fuori che dentro casa, si occupano dei figli, hanno sempre tutto pronto quando è necessario… E se un giorno sbagliano, ecco che tutti si lamentano. Diamo per scontato che la mamma debba fare tutto, in modo perfetto e puntuale. Il suo impegno e la sua dedizione ottengono solo ulteriori richieste.

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Il rifiuto del migliore

Anche nell’ambito dello studio ci sono comportamenti singolari nei riguardi dei migliori. Spesso si sentono dire che sono dei “cervelloni”, e questo aggettivo viene usato quasi come un insulto, invece di essere una virtù. Se il migliore della classe non aiuta tutti i suoi compagni, genera un profondo rifiuto. Se, invece, li aiuta, corre il rischio di diventare lo zimbello sfruttato da tutti. È come se non ci fosse mai una via di uscita.

In ambito lavorativo le cose non sono poi così diverse. Chi ne sa di più o è più bravo in qualcosa deve sempre essere disponibile e pronto a collaborare con chi ne ha bisogno. Se non lo fa, gli altri lo etichetteranno come un antipatico e finirà con l’essere discriminato e isolato.

Tutto questo non accade soltanto ai più intelligenti o ai più abili. Anche le persone più responsabili spesso svolgono il lavoro che in realtà toccherebbe a qualcun altro o a un intero gruppo. I più comprensivi automaticamente hanno il compito di gestire tutti i conflitti e sono la spalla su cui tutti vanno a piangere. I più coraggiosi devono sempre svolgere i compiti più pericolosi, come se fossero immuni. E, se qualcuna di queste persone non fa quello che ci si aspetta da lei, verrà accusata di egoismo.

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C’è una via d’uscita?

Senz’altro, essere il migliore in qualcosa non è sempre rose e fiori. Possedere delle capacità, abilità o conoscenze superiori alla media implica molte responsabilità, e per di più molte persone se ne approfittano per delegare i loro doveri a qualcuno che ne sa di più, può fare di più o vuole fare di più.

Tant’è che alcune delle persone che cercano di fare sempre tutto al meglio e che non si rifiutano mai di dare una mano a qualcuno o di svolgere un compito al posto loro, finiscono col sentirsi in colpa se un giorno decidono di non farlo. Imparano a dare per scontato che sia un loro dovere compensare le carenze e i limiti degli altri. E, così, finiscono con l’assumersi troppe responsabilità, sviluppando un livello di auto-esigenza che può essere davvero distruttivo.

La via d’uscita è imparare a porsi dei limiti. Ogni dono che ci è stato dato nella vita è lì per essere condiviso, ma ognuno di noi ha anche la responsabilità di compensare in altri modi i favori che ci fanno o l’aiuto che ci hanno dato. Essere migliori in qualcosa non deve caricarci solo di ulteriori obblighi e responsabilità; deve anche essere ricompensato con gratitudine e considerazione.

Immagini per gentile concessione di SurrealismBlack e Al Stephert