Vive davvero solo chi vive lentamente

· 5 dicembre 2016

Il tempo ha smesso di essere una realtà fisica per trasformarsi in una malattia. Vivere lentamente è diventato sinonimo di inefficienza ed errore. “Perdere tempo” è per molti un sacrilegio, perché si pensa sempre che più velocemente si fanno le cose, meglio è. La cosa più grave è che non perdiamo tempo, ma la vita, la quale si fonde a questi ritmi vertiginosi.

Vivere rapidamente equivale quasi a non vivere. Il contatto che si ha con ogni cosa è minimo, come se non si vivesse. Rimane appena il tempo per assaporare, in modo superficiale, ogni esperienza. La rapidità porta ad eludere, a ritrovarsi in una situazione senza viverla davvero. A lasciare da parte le piccole cose e, con esse, l’essenza di molte realtà.

Quando si vive ad alta velocità, difficilmente si ha tempo per pensare. Non esiste un luogo in cui fermarsi a riflettere su ciò che si fa o sul modo in cui si vive. Semplicemente, bisogna pedalare in fretta, cercando di cogliere il secondo, di non farselo sfuggire.

Chi vive lentamente invecchia lentamente

La cultura della velocità ha conseguenze ovvie. La prima di tutte è che il nostro organismo è perennemente sovra-stimolato. Le alte scariche di adrenalina sono costanti e lo stesso succede con il cortisolo, l’ormone dello stress. Agiscono come un psicoattivo dentro al corpo e ci creano dipendenza.

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Tuttavia, il prezzo da pagare è molto alto. Quando il corpo si abitua a vivere a questo ritmo e non ci si prende un istante neppure per respirare a fondo, aumentano le probabilità di ammalarsi. Lo stress è l’ambiente ideale affinché le malattie diventino nostre inseparabili amiche.

Vivere lentamente -o per meglio dire, alternare le due velocità- permette invece di avere una salute più solida e stabile. Permette di assimilare meglio sia le esperienze che si vivono sia quello che si mangia e l’aria che si respira. A medio e lungo termine, questo si traduce in un maggior benessere organico, cosa che a sua volta contribuisce ad una buona salute mentale.

Il multitasking: il male dei nostri tempi 

Viviamo nell’epoca del multitasking. Ormai non è importante fare molte cose in fretta, l’ideale è fare più cose allo stesso tempo. Si presuppone che, realizzando diverse attività ad una grande velocità e allo stesso tempo, si è efficienti.

Forse è vero sotto alcuni aspetti- anche se molti studi dimostrano il contrario- ma questa efficienza non è benefica per noi, ma per un sistema in cui il tempo  denaro. Il mondo è pieno di cianfrusaglie, scarpe che si rompono dopo poco e idee che passano come le mode. Per fabbricare articoli fondamentalmente eliminabili, servono persone che producano in grandi quantità. E, ovviamente, in fretta.

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Nella nostra cultura è importante fare tanto, anche se si stringe poco. Non è importante se ci piace o meno ciò che facciamo o se lo facciamo in modo unico. La logica delle grandi produzioni è un’altra, nonostante sia stato provato che lavorare meno e più lentamente garantisce migliori risultati.

La velocità è un elemento tossico per la vita

L’estrema velocità riduce la tolleranza, perché, per sopportarla, ci si stressa. Se non si sta in allerta, difficilmente si può ottenere il ritmo frenetico di una produzione in serie, di pianificazioni ansiose o dei 3 o 4 lavori che avete ottenuto.

Senza rendervene contro, dimenticate come godervi i piccoli piaceri quotidiani. Questi si possono provare solo quando si vive con calma. Quando trovate il tempo di fermarvi ad apprezzare il sorriso di vostro figlio? Come potete rendervi conto che la vita sta passando e che non ne siete protagonisti? In una corsa a grande velocità c’è solo tempo per non perdere il ritmo.

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Quando si diventa dipendenti dalla velocità, la pazienza si trasforma in una parola insignificante, Difatti, vi esasperate di continuo e il motivo di tale irritazione è spesso dover aspettare, anche se per poco. Senza pensarci, fate l’amore in 3 minuti e pranzate in 2 minuti. Un giorno vi guarderete allo specchio e non saprete dov’è finito quel giovane pieno di vita che, adesso, non è altro che un adulto affaticato e sconfitto.