La straziante dichiarazione d’amore del poeta affetto da Disturbo Ossessivo-Compulsivo

19 settembre 2017 in Psicologia 1223 Condivisi

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è un disturbo di tipo ansioso che produce sbalzi di pensiero, emozioni e comportamenti della persona che ne soffre. Uno dei sintomi che limitano maggiormente le vite di questi individui è la sensazione di essere obbligati a ripetere continuamente parole, pensieri o azioni per alleviare il malessere generato dai propri ragionamenti ed emozioni.

Ma che cosa sono le ossessioni? Sono idee, pensieri, immagini o impulsi ricorrenti, persistenti o assurdi, di natura involontaria o egodistonica (sgradevoli e invadenti). Non si tratta di preoccupazioni eccessive riguardo a problemi reali, bensì di timori che nascono a partire dall’immaginazione di problemi ben poco probabili. Queste ossessioni causano un profondo malessere nelle persone affette da questo disturbo, nonostante molte di loro siano in grado di riconoscere che queste idee sono solo il frutto della loro immaginazione.

Nella maggior parte dei casi clinici è stato osservato che le persone tendono a smettere di opporre resistenza all’ossessione perché la lotta costante per eliminarla dalla loro mente può essere estenuante.
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Un secondo fattore presente nella definizione di questo disturbo è quello della compulsione. La compulsione dev’essere intesa come un comportamento ripetitivo che si realizza in risposta ad un’ossessione, seguendo determinate regole o in modo stereotipato. Non ha un obiettivo in sé, ma ha il fine di produrre o prevenire alcune situazioni o stati. Questo modo di “risolvere” il problema non è una soluzione razionale (come, per esempio, chiudere due volte la macchina per sicurezza) o, anche quando lo è, risulta chiaramente sproporzionata (per esempio, lavarsi dieci volte di fila le mani).

Immaginiamo ora una situazione che possa esemplificare il funzionamento del meccanismo ossessione-compulsione. Una persona affetta da DOC sta guidando quando, all’improvviso, le viene in mente che potrebbe accadere qualcosa di brutto alla sua famiglia. Sa che questo timore è solo frutto della sua mente, ma sente il bisogno di mordere tre volte di fila il finestrino della macchina per “evitare che succeda qualcosa alla sua famiglia”. È un ragionamento irrazionale, tuttavia, l’impulso compulsivo, combinato con la resistenza, lo porta a farlo in ogni caso. L’azione non è di per sé piacevole per quella persona, ma risulta efficace per ridurre la sua ansia in quel determinato momento.

La straziante e commovente poesia d’amore di un ragazzo affetto da DOC

L’amore e la sofferenza amorosa sono sentimenti molto profondi, che tutti noi abbiamo provato o cercato nel corso della nostra vita. Tuttavia, si parla ben poco di come possano essere vissuti tali sentimenti dalle persone affette dal Disturbo Ossessivo-Compulsivo.

Bisogna pensare che questi sentimenti costituiscono una delle fondamenta dell’esperienza emotiva umana. Benché sia vero che non c’è modo di descrivere o teorizzare un’esperienza sentimentale così unica, condividere con il resto del mondo ciò che si prova, senza nascondere i propri problemi, aiuta ad avvicinarsi a lei e a dare valore alla sua esperienza.

Una relazione di coppia con una persona affetta da DOC non dev’essere facile né per lei né per il suo partner. Lo dice chiaramente Neil Hilborn, scrittore e poeta statunitense affetto da DOC che ha voluto dare voce alla sua mente durante le fasi dell’innamoramento e della rottura, raccontandoci come tutto ciò ha influito sulle sue ossessioni e compulsioni quotidiane.

Oggi vogliamo condividere con voi questa poesia, che vi trascriviamo nel caso in cui voleste conservarla o rileggerla dopo aver visto il commovente video di Neil Hilborn.

La prima volta che l’ho vista

nella mia testa tutto si è calmato.

Tutti i tic, tutte le costanti immagini e riflessioni…

sono scomparse.

Quando soffri di disturbo ossessivo compulsivo,

non hai mai un attimo di tranquillità.

Persino quando sono a letto penso:

“Ho chiuso la porta?

Ho lavato le mani?

Ho chiuso la porta?

Ho lavato le mani?”

Quando l’ho vista

l’unica cosa a cui riuscivo a pensare

era la curva delle sue labbra

o il ciglio sulla sua guancia.

Il ciglio sulla sua guancia.

Il ciglio…

sulla sua guancia.

Sapevo di doverle parlare.

Le ho chiesto di uscire sei volte.

In trenta secondi.

Mi ha detto di sì alla terza, ma non mi sembrava convinta e ho continuato.

Al primo appuntamento ho passato più tempo a sistemare la cena in base ai colori

che a parlare con lei.

Ma le piaceva.

Le piaceva che la salutassi sedici volte,

o ventiquattro se era mercoledì.

Le piaceva che ci mettessi una vita per tornare a casa

perché dovevo evitare le crepe sul marciapiede.

Quando siamo andati a vivere insieme mi ha detto che si sentiva al sicuro:

nessuno avrebbe potuto derubarci, perché chiudevo la porta a chiave diciotto volte.

Le guardavo sempre la bocca quando parlava.

Quando parlava.

Quando parlava.

Quando parlava.

Quando parlava.

Quando parlava.

Quando ha detto di amarmi, gli angoli della bocca le si sono arricciati all’insù.

La notte se ne stava sdraiata e mi guardava mentre accendevo e spegnevo la luce.

Accendi e spegni, accendi e spegni, accendi e spegni, accendi e spegni.

Chiudeva gli occhi e immaginava i giorni e le notti che le passavano davanti.

Poi alcune mattine, quando volevo salutarla con un bacio, ha iniziato a correre via perché l’avrei fatta arrivare tardi al lavoro.

Quando mi fermavo dinanzi ad una crepa sul marciapiede, lei continuava a camminare.

Quando diceva di amarmi, la sua bocca formava una riga dritta.

Diceva stavo prendendo troppo del suo tempo.

La scorsa settimana ha iniziato a dormire da sua madre.

Mi ha detto che non avrebbe dovuto permettere che mi affezionassi troppo, che tutto questo è stato uno sbaglio.

Ma come può essere uno sbaglio se non devo lavarmi le mani dopo averla toccata?

L’amore non è uno sbaglio.

Mi uccide sapere che lei è in grado di andarsene, mentre io non potrei mai.

Non potrei mai andare là fuori e trovare qualcun altro, perché penso sempre a lei.

Di solito, quando qualcosa mi ossessiona, vedo dei germi che mi s’infilano nella pelle.

Mi vedo travolto da una valanga infinita di auto.

Lei è stata la prima cosa meravigliosa con cui mi sono ossessionato.

Voglio svegliarmi ogni mattina e pensare al modo in cui tiene il volante.

Al modo in cui gira le manopole della doccia come se fosse una cassaforte.

A come spegne le candele.

Spegne le candele.

Spegne le candele.

Spegne le candele.

Spegne le candele.

Spegne le candele.

Spegne…

Ora penso solo a chi altri la starà baciando.

E mi manca il respiro, perché la bacerà solo una volta.

Non gli interesserà che sia perfetto.

La rivoglio indietro, così tanto…

Così tanto…

che lascio la porta aperta.

Che lascio le luci accese.

Autore: Neil Hilborn

Come convivere con una persona affetta da DOC?

Le persone che convivono con chi è affetto dal Disturbo Ossessivo-Compulsivo devono capire che le ossessioni e le compulsioni sfuggono al suo controllo. Una persona con DOC può essere o meno consapevole di quanto siano irrazionali i suoi pensieri e le sue azioni, ma in ogni caso non riuscirà a controllarle senza aiuto.

Non bisogna giudicarla, né cercare di evitare che porti a termine questi rituali, perché tutto ciò genererebbe soltanto maggiore tensione dentro di lei, scavando una ferita ancora più profonda. Non si può convincere una persona a pensare o ad agire in un certo modo, bisogna accoglierla con pazienza e affetto.

È importante anche non entrare a far parte dei suoi rituali. Il nostro supporto deve far parte della sua quotidianità, non dev’essere nascosto, e non dobbiamo lasciare che una comunicazione passiva circuisca la comprensione e l’accettazione. Ci sono autori che consigliano di discutere di questi limiti con la persona affetta da DOC nel seguente modo: “Siccome ti amo, mi rifiuto di partecipare a questo comportamento che ti fa male”; “So che è duro per te e ti rende nervoso, ma è meglio che io non porti a termine questo rituale per te”; “Il dottore mi ha detto di non farlo e lui sa che cosa è meglio, abbiamo deciso di fidarci di lui”.

Infine, non possiamo concludere senza sottolineare l’importanza di cercare un aiuto psicologico e psichiatrico da parte di specialisti esperti nel trattamento del DOC. Sia la persona che ne è affetta sia chi le sta accanto hanno bisogno del supporto di professionisti specializzati, che li aiutino a gestire al meglio la situazione e migliorare la convivenza giorno dopo giorno.

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