Distanza patologica tra chi siamo e come ci mostriamo

17 ottobre, 2020
I social network sono uno strumento di interazione, una fuga virtuale che sembra essere arrivata per restare. È dunque interessante chiederci in quali casi e in che modo sono in grado di provocarci ansia.

I social network possono incarnare quella distanza patologica tra ciò che siamo e ciò che mostriamo al mondo, in quanto nutrono la nostra ansia. Grazie a essi, abbiamo la possibilità di ricevere rinforzi quasi immediati. Insomma, una dose di dopamina rapida, ma efficace. Come qualunque piacere a breve termine, il dosaggio va ripetuto spesso affinché sia soddisfacente; aspetto che si trasforma in un vero problema.

I social network rispecchiamo noi stessi ogni volta che condividiamo un contenuto. In cambio, dobbiamo sopportare una pressione invisibile affinché questo riflesso sia sempre nuovo e interessante. Oltretutto, la nostra voglia di approvazione ci spinge a evitare di mostrare il nostro lato meno piacevole o noioso.

Da una parte, abbiamo un pubblico immaginario, da cui ricerchiamo approvazione; dall’altro, una realtà che richiede di essere costruita. Questo dovrebbe portarci a chiederci: in che modo tutto questo ci spinge a inventare una realtà virtuale? Fino a che punto può influire su di noi la diversa valenza affettiva tra ciò che proviamo e ciò che mostriamo?

Usare i social per interagire.

Un pericolo reale: distanza patologica sui social tra ciò che proviamo e ciò che decidiamo di mostrare

Nel mondo di oggi molti di noi si affidano a piattaforme social, come Facebook, Twitter, Snapchat, YouTube, Instagram o Tik Tok per creare connessioni sociali. Sebbene ognuna di esse sia a modo suo vantaggiosa, è importante tenere a mente che i social network non potranno mai sostituire la connessione umana propria del mondo reale.

C’è bisogno di un contatto personale per secernere gli ormoni che allentano lo stress e ci fanno sentire più felici, più in salute e più ottimisti. Trascorrere troppo tempo a interagire sui social network può esacerbare disturbi psicologici, come l’ansia e la depressione. I social network possono favorire esperienze negative come:

  • Insoddisfazione in merito alla propria vita o al proprio aspetto: pur consapevoli che le immagini che stiamo scorrendo sono modificate, possono farci sentire insicuri.
  • Paura di essere tagliati fuori (FOMO): sebbene sia una sindrome riconosciuta da molto tempo prima che esistessero i social network, i siti come Facebook e Instagram sembrano acuire la sensazione che gli altri si divertano più di noi o che vivano meglio. Ciò può minare l’autostima, provocare ansia e spingerci a incrementare ulteriormente l’utilizzo dei social network.

Ma sono anche causa di…

  • Isolamento: uno studio dell’Università della Pennsylvania ha rivelato che usare troppo Facebook, Snapchat e Instagram aumenta il senso di solitudine. Ha anche rivelato che ridurne l’uso può farci sentire meno soli e isolati, con conseguente aumento del benessere generale.
  • Ansia e depressione: godiamoci il contatto visivo. Niente abbassa i livelli di stress e migliora il nostro stato d’animo come guardare negli occhi una persona che tiene a noi.
  • Cyberbullismo: circa il 10% degli adolescenti ammette di aver subito intimidazioni tramite social network e molti altri utenti sono vittime di commenti offensivi.
  • Egocentrismo: condividere selfie o pensieri privati sui social network può alimentare un egocentrismo poco sano e allontanarci dai contatti che fanno parte della vita reale.

La distanza patologica sui social può essere motivo di ansia

L’uso dei social network può essere un problema quando riduce la qualità o la frequenza delle interazioni faccia a faccia, distrae dal lavoro oppure rende tristi o invidiosi. Al tempo stesso, se usiamo i social network per ingelosire o infastidire gli altri, forse è giunto il momento di ripensare all’uso che ne facciamo.

Uno degli aspetti più preoccupanti non è il ritmo con cui pubblichiamo, bensì l’onestà con la quale condividiamo tali contenuti. Perché, sì, pubblicare foto in cui sembriamo felici mentre in realtà siamo tristi può alimentare la nostra ansia.

Siamo obbligati a pubblicare sui social network?

La maggior parte di noi conta su un pubblico ristretto e fedele sui propri profili social. Di sicuro nemmeno il 10% dei nostri contatti corrisponde a persone con cui abbiamo un rapporto più profondo. Oltre a ciò, i social di solito non ci offrono aiuto o denaro se non siamo influencer.

Al massimo avremo la soddisfazione di poter condividere informazioni e contenuti su alcuni argomenti. Molto spesso l’impatto del nostro contenuto sui social network dipende più dall’atteggiamento dei nostri amici o follower verso di noi che dal messaggio in sé o dal mondo in cui è stato esposto.

In sostanza, i social sono una vetrina per mettere in mostra il nostro profilo migliore, che sia professionale o privato. Ciononostante, raramente sono fonte di benessere a lungo termine.

A volte, anzi, potrebbe capitarci di sentire la pressione di dover pubblicare un contenuto, come se avessimo dinnanzi un essere invisibile da nutrire. Questa pressione può diventare un grande problema quando è causa di ansia.

Usare lo smartphone e ricevere Mi piace.

Un esempio di distanza patologica: il giorno delle nozze

Mettiamo il caso che qualcuno sia in attesa del giorno delle proprie nozze. Immagina di poter condividere le foto di quel giorno, ma ecco che gli imprevisti si moltiplicano. Fa troppo caldo, nascono discussioni con il partner durante la cerimonia e il protagonista della nostra storia accusa un terribile dolore alla schiena.

Senza alcun dubbio in fondo è felice, ma quel giorno non è come se lo aspettava. L’idea di condividere una foto sul proprio profilo social non lo alletta, ma sente che se non lo farà presto la gente inizierà a farsi domande e lui stesso si sentirà a disagio. Ecco che alla fine pubblica una foto del giorno “per cavarsela”.

Sembra una situazione molto teorica, invece succede davvero, nei modi più disparati, tutti i giorni. Pubblichiamo un’immagine che dovrebbe riflettere uno stato emotivo che non è quello provato. È questo il tipo di vita che vogliamo condurre?

È facile, inoltre, provocare rifiuto e persino mancanza di fiducia mostrandoci sui social come persone lontane dal nostro vero Io. Nemmeno le cosiddette influencer sono esenti da questo sospetto da parte della gente che le segue, per quanto giustifichino il tutto come “è un modo per guadagnarsi da vivere”.

Riflessioni conclusive: la distanza patologica sui social

Mostrare che tra ciò che proviamo davvero e ciò che mostriamo c’è una netta differenza può essere causa di malessere psicologico e di una certa sfiducia dagli altri. Favorisce inoltre una sorta di patologia nella sfera affettiva, cognitiva e comportamentale che potrebbe avere conseguenze a lungo termine.

Il punto non è abbandonare i social network, ma è giusto riflettere su quello che ci offrono, su quanto tempo investiamo sul loro uso e se invece di farci bene provocano problemi di ansia e di autostima.

Se sono arrivati per restare, non dimenticate che imparare da essi e da noi stessi è un percorso in perpetuo movimento. Siete liberi di smettere di mostrare ciò che nella realtà non vi rappresenta.