Disturbi della tiroide e depressione

Le prove attuali hanno collegato alcuni casi di psicosi e depressione a disturbi della tiroide.
Disturbi della tiroide e depressione
Valeria Sabater

Scritto e verificato la psicologa Valeria Sabater.

Ultimo aggiornamento: 09 luglio, 2024

Pur trattandosi di malattie di natura diversa, la relazione tra i disturbi della tiroide e il rischio di depressione è noto da molto tempo. Un fatto comune, infatti, è che i pazienti con ipotiroidismo sperimentino una forma di debolezza, sconforto e apatia che può causare uno stato depressivo dovuto proprio a queste alterazioni ormonali molto comuni nella popolazione.

Qualche anno fa, in un interessante articolo pubblicato sulla rivista Psychology Today avvertiva di un fatto che dovrebbe portarci a fare più di una riflessione. Il Dottor Amir A. Afkhami, professore di psichiatria presso la George Washington University, affermava che alla base di molti problemi mentali potrebbe esserci un disturbo della tiroide.

A volte i medici possono dimenticare che alla base di alcuni problemi mentali ci possono essere alterazioni della ghiandola tiroidea.

È sorprendente come questo organo poco più grande di 20 grammi e a forma di farfalla abbia un impatto così importante su metabolismo, equilibrio interiore e benessere. Qualsiasi piccola alterazione porta a una sintomatologia fisica più o meno evidente. Tuttavia, è noto che alcuni pazienti presentano disturbi psicotici legati all’ipotiroidismo.

Tutto questo ci costringe a verificare se alla base di un problema mentale vi siamo o meno dei disturbi della tiroide. Di fatto il Dr. Afkhami indica che sviste di questo tipo possono dare origine a situazioni molto tragiche in cui il paziente viene sottoposto a un calvario di trattamenti e terapie fino a quando, finalmente, si scopre la vera causa scatenante: un’alterazione della tiroide.

Disturbi della tiroide

Disturbi della tiroide: un problema molto comune

Secondo uno studio condotto nel 2010 negli Stati Uniti sulla diffusione dei disturbi della tiroide, quasi il 10% della popolazione presenta un’alterazione tiroidea non diagnosticata. L’incidenza era ancora più elevata nelle donne rispetto agli uomini, e di questa percentuale una buona parte presentava un disturbo depressivo.

Ciò significa che, per quanto ci possa risultare curioso, alcuni soggetti vengono sottoposti a un trattamento per la depressione, ma non sperimentano alcun miglioramento o cambiamento perché non hanno ricevuto la diagnosi corretta. Va notato che, oltre ai sintomi depressivi, è comune riscontrare anche una marcata ansia. Queste due caratteristiche rientrano nell’etichetta diagnostica nota come ipotiroidismo subclinico.

È interessante notare che questa realtà clinica è nota sin dal 1825, quando è stata descritto come una “alterazione del nervo” dei disturbi della tiroide. È interessante tenere a mente questo fatto poiché, come spiegato sul Journal Thyroid Research, quasi il 40% delle persone che presentano una tiroide ipoattiva (o ipotiroidismo) sono a rischio di depressione in qualsiasi momento.

Donna stanca a causa di problemi alla tiroide

Diamo un’occhiata ai sintomi che di solito presenta l’ipotiroidismo subclinico.

  • Pelle secca.
  • Perdita dei capelli.
  • Stanchezza e sensazione di pesantezza.
  • Problemi di memoria e concentrazione.
  • Diarrea.
  • Aumento di peso.
  • Sensazione di freddo anche in periodi estivi.
  • Aumento del colesterolo cattivo o LDL.
  • Sconforto.
  • Difficoltà ad affrontare i compiti più semplici.
  • Nervosismo frequente e sbalzi d’umore.
  • Senso di incapacità, pensieri negativi e fatalisti.
  • Problemi di fertilità.

L’ipotiroidismo subclinico colpisce soprattutto le donne, soprattutto quando raggiungono la menopausa.

Come viene trattato l’ipotiroidismo subclinico?

Sappiamo già che esiste una relazione tra i disturbi della tiroide e il nostro umore. Abbiamo inoltre ben chiaro che l’ipotiroidismo subclinico di solito causa la maggior parte dei casi di depressione come sintomo più evidente assieme agli altri precedentemente segnalati. Ora, la domanda che certamente sorge spontanea è se questa realtà e tutti questi segnali siano curabili.

Ebbene sì, esiste un trattamento, e la risposta di solito è molto positiva. Uno studio condotto presso l’Università di Anhui (Cina) dimostra che,dopo sei mesi di trattamento con levotiroxina (una versione sintetica dell’ormone tiroideo), i pazienti mostrano un netto miglioramento:

  • Migliorano i loro processi cognitivi, sono di nuovo in grado di concentrarsi sui loro compiti, la loro memoria torna ad essere quella di prima, sono motivati ​​a organizzarsi, a prefissarsi mete e obiettivi…
  • D’altra parte c’è un aspetto importante che dobbiamo prendere in considerazione: se una persona soffre di ipotiroidismo subclinico e mostra anche un disturbo depressivo associato, non si verificherà alcun miglioramento con gli antidepressivi.
Medico che visita una paziente con alterazioni alla tiroide

Gli esperti avvertono che non sono solo inutili in questi casi, ma presentano anche alcuni effetti collaterali: insonnia, aumento di peso e uno stato emotivo più problematico e negativo. In altre parole, come detto all’inizio, è necessario che ogni medico che ha in cura un paziente con depressione, si accerti in primo luogo se il disturbo è associato o meno a un problema ormonale.

Nel caso in cui questa analisi non venga effettuata, la persona può ricevere il trattamento sbagliato, un approccio clinico che aggrava ulteriormente la sua realtà personale. Possiamo concludere che la levotiroxina funziona, che è efficace e che dopo alcuni mesi il progresso è evidente in tutti gli aspetti: perdita di peso corporeo, capelli più forti, più ottimismo e senso di benessere.

Non dobbiamo trascurare la nostra salute endocrina. Anche se a volte si dice che “le persone sono ciò che pensano e sentono”, va aggiunta una piccola sfumatura: siamo anche i nostri ormoni, e il loro corretto equilibrio garantisce il nostro benessere.


Questo testo è fornito solo a scopo informativo e non sostituisce la consultazione con un professionista. In caso di dubbi, consulta il tuo specialista.