Disturbo da accumulo: di che si tratta?

· 11 giugno 2018

Forse avete già sentito parlare della sindrome di Diogene, quel disturbo caratterizzato dall’isolamento sociale, fino al punto di rinchiudersi nel proprio nido e trascurare completamente la pulizia dell’ambiente e l’igiene personale. Il disturbo da accumulo potrebbe essere confuso con la sindrome di Diogene.

Tuttavia, sono due patologie diverse. La differenza principale è che chi soffre della sindrome di Diogene non accumula solo oggetti inutili, ma anche spazzatura e rifiuti, e porta all’estremo la noncuranza della propria igiene personale.

Nel disturbo da accumulo esistono delle difficoltà persistenti a disfarsi o a separarsi dai propri beni. Non importa il valore reale di questi beni. Possono essere oggetti di scarso valore economico o sentimentale.

Tale difficoltà può manifestarsi in molti modi, tra cui vendere, buttare, regalare o riciclare. Alla base di tale difficoltà vi è la percezione dell’utilità o del valore estetico degli elementi o un forte attaccamento sentimentale. Un’altra ragione è il famoso “casomai”: si compra un nuovo portatile, casomai quello attuale dovesse avere un problema. E quando succede, si continua comunque a utilizzare  quello vecchio, casomai tutte due dovessero avere un problema. E così via.

Alcune persone si sentono responsabili del destino dei propri beni e, spesso, fanno tutto quello che è in loro potere per evitare di essere degli spendaccioni. Il timore di perdere informazioni importanti è altrettanto frequente nei soggetti affetti da disturbo da accumulo.

Uno scaffale pieno di libri

Come si diagnostica il disturbo da accumulo?

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) elenca una serie di criteri diagnostici per questo disturbo. Sono i seguenti:

A. Difficoltà persistente a disfarsi o a rinunciare ai propri beni, indipendentemente dal loro valore reale.

B. Questa difficoltà si deve al bisogno di conservare le cose e al malessere che si avverte quando ci si disfa di esse. 

C. La difficoltà a disfarsi dei beni dà luogo all’accumulo di oggetti che ostacolano e ingombrano le varie zone della casa, alterandone pertanto il loro uso. Se le zone abitabili sono libere, lo si deve solo all’azione di altre persone (per esempio, membri della famiglia, personale di pulizia, autorità).

D. L’accumulo causa un malessere clinicamente importante o un deterioramento nell’ambito sociale, lavorativo o altre aree importanti del funzionamento (compreso il mantenimento di un contesto sicuro per se stessi e per gli altri).

E. Questo accumulo non è attribuibile a un’altra condizione medica (per esempio, lesione cerebrale, malattia cerebrovascolare, sindrome di Prader-Willi).

F. Questo accumulo non è spiegabile attraverso i sintomi di un altro disturbo mentale (per esempio le ossessioni nel disturbo ossessivo-compulsivo, la diminuzione dell’energia nel disturbo da depressione maggiore, i deliri nella schizofrenia o altri disturbi psicotici, il deficit cognitivo nel disturbo neurocognitivo maggiore, la diminuzione dell’interesse nei disturbi dello spettro autistico).

Una casa colma di oggetti inutili

Gli oggetti che si accumulano più di frequente sono giornali, riviste, vestiti vecchi, borse, libri, apparecchi elettronici e fogli.

La natura degli articoli non si limita ai beni che la maggior parte delle persone definirebbe inutili o di poco valore. Molte persone raccolgono e conservano anche un gran numero di cose di valore che vengono spesso accumulate e mischiate con altri elementi di poco valore.

Vestiti disordinati

I soggetti affetti da disturbo da accumulo conservano volontariamente i propri beni. Sperimentano con angoscia il momento in cui devono affrontare la possibilità di disfarsi di essi. L‘accumulo è dunque intenzionale. 

Questa caratteristica differenzia il disturbo da accumulo da altri disturbi psicopatologici, caratterizzate dall’accumulo passivo di articoli o dall’assenza di disagio al momento di disfarsene.

Le persone che accumulano un grande numero di articoli riempiono e mettono in disordine le zone abitabili della casa al punto da ostacolo le normali attività. Per esempio, è possibile che la persona non possa cucinare in cucina, dormire nel proprio letto o sedersi su una sedia.

Difficoltà a usare gli spazi della casa

Il disordine è definito come un grande gruppo di oggetti in generale non relazionati tra loro o marginalmente relazionati, ma messi insieme in modo disorganizzato in uno spazio dovrebbe essere destinato ad altri scopi.

Come vedevamo nei criteri diagnostici, il criterio C incide sulle aeree attive di vita della casa e nelle zone adiacenti, come il garage, la mansarda o la cantina. Tali aree risultano estremamente disordinate nelle case delle persone affette dal disturbo da accumulo.

Lo stesso problema può riguardare anche altri spazi come veicoli, cortili, uffici e case di amici o parenti.

Oggetti accumulati

In alcuni casi, le zone abitabili possono non essere alterate grazie all’intervento di terzi, come i membri della famiglia, gli addetti alle pulizie o le autorità locali. Le persone che sono state obbligate a pulire le proprie case presentano ancora sintomi che corrispondono ai criteri del disturbo da accumulo. E la mancanza di disordine si dovrebbe all’intervento di altre persone.

Il disturbo da accumulo contrasta l’azione normale del riordino, il quale è organizzato e sistematico. Il normale riordino non causa caos, disagio o deterioramento tipici del disturbo da accumulo.

Come abbiamo visto, questo disturbo si traduce nell’accumulo di beni che possono o meno servire alla persona. La gravità del disturbo aumenta negli anni e spesso, soprattutto in mancanza di un adeguato intervento, diventa cronico.