Dolce racconto d’amore

· 15 maggio 2015

Quella notte, la Principessa Ranocchia dormiva placidamente avvolta nelle sue lenzuola di seta. Indossava raffinata camicia da notte in pizzo e, al calduccio sotto il suo piumone d’oca, fece un sogno meraviglioso…

Nello stagno erano in corso le celebrazioni di una splendida festa. Mille lanterne colorate illuminavano la scena, appese tra le chiome degli alberi che circondavano la zona. Gli invitati potevano godersi dell’acqua fresca di sorgente servita in calici di vetro soffiato e cesti pieni di frutta fresca già tagliata in deliziosi bocconcini. Per chi voleva riposare tra un ballo e l’altro, sotto gli alberi dalle chiome più folte, erano state posizionate delle piccole seggiole.

Tutti nel Regno dello Stagno avevano lavorato duro per mesi, per far sì che la festa fosse un successo. La Regina era stata l’incaricata di redigere la lista degli invitati, e le buste con gli inviti si erano ammucchiate sulla scrivania dello studio reale. Il Re Rodrigo aveva quindi dovuto eliminare diversi nomi dal lungo elenco della Regina, per far sì che tutti gli invitati stessero comodi nello stagno. La giovane Principessa Ranocchia aveva avuto il compito di scegliere le stoviglie e le tovaglie più adatte per quella festa a cielo aperto. Era andata alla ricerca di dettagli semplici, ma eleganti, all’altezza dei suoi invitati.

Il Principe Rospo arrivò ben presto alla festa. Indossava un completo cucito su misura per lui dal miglior sarto del Regno dello Stagno. Sulla testa portava una corona scintillante, insieme al mantello rosso che distingueva i rospi del suo rango. Si era agghindato al meglio e profumava di acqua di rose, miele e mandorle.

Dal primo istante in cui lo vide, la Principessa Ranocchia seppe che un giorno sarebbe stato il suo sposo. E il Principe Rospo seppe che lei sarebbe stata la sua sposa. Per tutta la sera i due non fecero altro che cercare lo sguardo l’uno dell’altra, confondendosi in mezzo agli invitati. Il Principe Rospo era timido, e la Principessa Ranocchia lo era ancora di più. Così, nessuno dei due ebbe il coraggio di fare il primo passo e di confessare i propri sentimenti. La Principessa Ranocchia era così silenziosa da sembrare una statua. E il Principe Rospo sembrava avere le zampe incollate in mezzo al verde prato. Nessuno dei due riuscì a essere abbastanza forte da rompere quell’incantesimo che li teneva incatenati e, così, la festa finì e gli invitati iniziarono ad andarsene uno alla volta.

Una stagione dopo l’altra, il tempo passò nell’allegro Regno dello Stagno. Il vento dell’autunno si portò via le foglie degli alberi e i fiori iniziarono a nascondersi dal mal tempo. Quando i fiocchi bianchi dell’inverno si posarono sullo stagno, il freddo fece addormentare gli alberi, e gli abitanti del regno si rifugiarono nelle loro case, accedendo i focolari. Quando tornò la primavera, tutti gli abitanti del Regno dello Stagno ricominciarono ad affacciarsi all’esterno timidamente, mentre la natura si risvegliava sbadigliando, per godersi i primi raggi di sole.

Quando arrivò l’estate, tutto avvenne esattamente come nel sogno della Principessa Ranocchia. Anche se, questa volta, con un lieto fine.

Era la festa per l’ottantesimo compleanno del Re Rodrigo. Lo stagno era stato decorato con lanterne colorate, e profumati rami di fiori selvatici riposavano in mezzo a ogni tavolo del buffet. Lo splendido Principe Rospo si trovava in mezzo alla folla. La Principessa Ranocchia era bellissima nel suo abito delle feste, pronta per il ballo. Il Principe le diede un dolce bacio sulla fronte, si inginocchiò per chiedere la sua mano, e i due si promisero amore eterno.